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Un amore "da favola"? La coppia nel mito, nell'arte e nella fiaba

COUPLE AT HOME HOLDING CANDLE

Africa Studio | Shutterstock

Semprenews - pubblicato il 05/10/20

Spunti sull'amore, sulla coppia, sulla relazione tra uomo e donna attraverso i secoli.

Si può partire da un’opera d’arte per capire che idea di coppia e di amore l’artista voleva veicolare?

Ci proviamo in questa pagina.

Akins e Mafuane, una coppia senza tempo

Akins e Mafuane (nomi di fantasia) vivevano circa 3500 anni fa a Tebe, un periodo di grande splendore per l’antico Egitto. In questo ritratto-che-non-ingiallisce la coppia ha voluto raccontare qualcosa di sé ai posteri. La statuetta, una decina di centimetri in tutto, oggi visibile al museo del Louvre, è stata prodotta per essere offerta in dono, o per essere messa nella loro tomba.

La parità tra uomo e donna

Marco Scarmagnani
Foto di Marco Scarmagnani

La coppia esprime una parità trascendente, extrastorica. Non c’è forzatura alcuna, nessuna ideologia, non c’è tradizione e nemmeno trasgressione o novità. Un uomo ed una donna che da un piano di parità rivolgono – l’uno accanto all’altra – lo sguardo verso l’infinito. Il focus è fuori di questo mondo, e se qualcosa c’è di qui, potremmo nominarla “pace con fierezza”. La tranquillità è quasi ostentata, con due impercettibili differenti atteggiamenti, visibili solo di lato: lui allunga leggerissimamente la testa in avanti, in una sorta di disponibilità all’azione, lei si adagia appena, in una sorta di tranquillità molto vigile. Le posture sono appunto tranquille ma non sbracate.

Marco Scarmagnani

Vige un’espressione di dignità. Non vi è romanticismo, almeno quello che conosciamo noi (la coesistenza degli elementi di intimità + passione). Tuttavia la comunione – o la conjunctio, per dirla alla Jung – è potentissima. I vestiti di lino sono simili ma non uguali, ordinatissimi con le loro pieghette perfettamente stirate. I corpi e la postura sono identici, leggermente più alto lui, quel tanto per prendere atto che in media gli uomini sono fisicamente di qualche centimetro più alti delle donne.

Le differenze tra lui e lei

Un paio di differenze vanno sottolineate: Mafuane ha il braccio ornato di bracciali, ed il cuscino sulla seduta. Anche qui, pare indifferente che glielo abbia cavallerescamente offerto Akins. Forse lei semplicemente voleva stare più comoda. Tornando alle simmetrie invece, sono da contemplare le due braccia che si incrociano e vanno dietro la schiena del partner. A guardare con attenzione, le dita non fuoriescono dall’altra parte, quindi non ci sono atti come “prendere”, “tenere”, “proteggere”, qui si prende atto di un collegamento talmente originario che non occorre nemmeno dichiararlo. Immortalati ed immortali.

Il senso del sacro

Marco Scarmagnani

Le mani con cui non cingono il coniuge stanno in maniera ordinata sul proprio ginocchio. Una postura solitamente riservata ad esperienze di meditazione, yoga o preghiera. In genere è un assetto solitario, in coppia è uno spettacolo più unico che raro! I corpi non sono giovanissimi ma sono molto curati. Un’eccellenza fisica che non è finalizzata all’estetica, ma la raggiunge e la supera. I piedi sono scalzi, perché è sacro lo spazio che insieme hanno creato. A-Dio Akins e Mafuane

Amore e Psiche, non aspirare alla divina bellezza!

Amore e Psiche è probabilmente l’opera più conosciuta di Antonio Canova, scultore di Possagno (Treviso) che ha lavorato a cavallo tra il ‘700 e l’ 800. Si può oggi ammirare al Museo del Louvre a Parigi, ed è un gioiello di rara bellezza. La scena rappresenta Amore che salva Psiche, il punto culminante della fiaba di Apuleio che racconta la relazione travagliata tra il dio Eros (Amore) e la bellissima Psiche.

L’inquadratura inusuale – del retro – che si propone di questo capolavoro è utile per scorgere alcuni particolari invisibili dalla parte anteriore. Si vedono i riccioli della bella Psiche, lavorati con maestria dallo scultore di Possagno, e la faretra di Eros, colma delle frecce con cui Amore scocca amore. Ma il particolare su cui ci soffermeremo è il vasetto della Divina Bellezza che Psiche aveva appena ricevuto da Proserpina a seguito di una faticosa discesa agli inferi.

CANOVA
Marco Scarmagnani
Amore e Psiche, Museo del Louvre, Parigi
Foto di Marco Scarmagnani

Le origini del mito di Amore e Psiche

La rappresentazione riguarda una storia d’amore (a lieto fine), che ci arriva da molto lontano. Lo scrittore romano Apuleio, nato in Numidia (l’attuale Algeria), l’aveva raccolta dal nordafrica, ma la trama pare ancora più antica e – per gli appassionati di filologia – se ne trovano delle assonanze anche nel Cantico dei Cantici.

È affascinante seguire la capacità di svilupparsi e la potenza di una storia che parte dal medio oriente, arriva in Africa, viene raccolta da uno scrittore dell’Impero Romano nella sua massima espansione, arriva a Roma, e da lì nei secoli a venire non si esaurisce ma sale lungo l’Italia, attraendo letterati e artisti che non resistono a rappresentarla (si pensi solo agli affreschi di Giulio Romano al Palazzo Tè di Mantova), e poi viene acquistata dalla Francia della grandeur perché il mondo la possa ancora oggi ammirare.

La trama di Amore e Psiche

Un veloce riassunto della storia: Eros (Amore) si innamora perdutamente della bella Psiche ma non deve rivelarlo alla gelosa e irascibile madre Venere. Così porta la sua amata in un luogo magico e segreto dove i due si incontrano solo al buio, perché la mortale non deve vedere e riconoscere il dio. Ma la curiosità è forte e – procuratasi una lampada – una notte illumina il volto di Eros rompendo così l’incantesimo delle loro notti appassionate. È la metafora della relazione d’amore: da uno stato fusionale (l’amore in quesata fase è “cieco”), alla luce che evidenzia le differenze, e costringe ed entrare nella verità, in una dimensione relazionale in compagnia di un assolutamente altro irriducibile a noi e alle nostre proiezioni. A seguito di questo fatto i due – come avviene per tutti gli amanti in crisi – si allontanano. Ma Psiche non molla e per potersi riavvicinare ad Eros, le vengono imposte da Venere quattro prove nelle quali gli psicoanalisti del secolo scorso (Von Franz, Neumann, Jung) hanno visto in filigrana un percorso di crescita, di individuazione, di evoluzione psichica. Dalla versione di Apuleio, sappiamo che l’ultima prova consisteva nientemeno che nello scendere agli inferi e chiedere a Proserpina un vasetto di divina bellezza, per riportarglielo integro. Ma Psiche curiosa (ancora!) lo apre e – al posto della Divina Bellezza – esce un fumo infernale che la fa cadere in un sonno di morte. L’opera del Canova immortala i due nel momento in cui Eros, uscito con slancio dalla sfera di influenza della madre (un passaggio dell’evoluzione del maschile), la va a toccare con una delle sue frecce divine salvandola.

Perché Psiche viene tramortita dalla bellezza

Ma come? Proprio Psiche, che aveva superato brillantemente le altre prove impostele da Venere, che stava per rivedere il suo amato Amore. Lei, che era cresciuta, e che ora portava il più entusiasmante dei trofei – la divina bellezza. – perché ne viene tramortita? Che cosa significa?

È difficile azzardare una risposta se non si è mai fatto esperienza di una litigata dopo un weekend meraviglioso passato insieme, di un grave problema proprio quando tutto sembrava andare bene. La ricerca della pace, ed ecco infuria la battaglia.

Il motivo è che la Divina Bellezza è – appunto – divina, e le creature di questo mondo non la possono afferrare. La Divina Bellezza appartiene agli dei, all’altro mondo. Tutte le volte che un umano vuole fissare in una dimensione perfetta, eterna, la sua umanità, quello che ottiene è la morte. La vita non è fatta per la  staticità. La staticità è propria degli esseri in-animati, proprio ciò che non è Psiche – ψυχή – Anima.
Come Dorian Gray si consumava interiormente volendo mantenere un’immagine esteriore sempre uguale a se stessa, giovane, perfetta.
La perfezione statica è inumana. È la tentazione del rispecchiamento narcisistico, della sicurezza, della stabilità senza sforzo.
«Zum Augenblicke dürft ich sagen:

Verweile doch, du bist so schön»


«All’attimo direi:

sei così bello, fermati!»

Nell’immensa opera di Goethe l’anima del dottor Faust sarebbe stata perduta quando avrebbe goduto al punto tale da desiderare che quel momento fosse fissato in eterno. Allora il Diavolo se lo sarebbe preso, e la sua dannazione sarebbe stata eterna.

L’umano: un incessante movimento

L’essere umano, e così l’amore, oscilla tra tensione e sollievo, gioie e dolori, buona e cattiva sorte.
Solo attraverso l’incessante elaborazione, con la tensione verso il bene, ogni dolore cambierà in gioia, ed ogni gioia sarà nutrimento con cui affrontare i dolori dell’esistenza.

Primo lieto fine

Questa dialettica di movimento continuo, di lotta e di creatività spingerà Giove a portare Psiche sull’olimpo, abbeverarla con l’ambrosia, e unire i due in un matrimonio divino. Con Vulcano che cucinava, le Grazie che spargevano balsami, Bacco che riempiva le coppe, “e anche Venere bella, con passo armonico, danzò a quella musica soave”.

Secondo lieto fine

Grazie alla tenacia avventurosa dei due, al loro amore più forte della morte, di lì a poco Psiche partorirà una figlia dal nome… Voluptas, definita in Treccani “piacere, godimento fisico o spirituale”.
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