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L'impegno di Suor Angela contro il Covid

Rai/Youtube

Suor Angela Bipendu

Lucandrea Massaro - pubblicato il 09/09/20

Dal Congo alla Sicilia dove diventa medico, lo sguardo sempre verso i più deboli oggi compie il suo servizio a Bergamo

Originaria del Congo, dove ha lasciato i suoi nove tra fratelli e sorelle (uno di essi è seminarista nel nostro Paese) Suor Angela, 46 anni, è arrivata in Italia quando il suo ordine religioso, le suore Discepole del Redentore, l’avevano assegnata in Sicilia ad una comunità di consorella anziane da curare. E’ lì che ha capito che la professione medica poteva essere la sua vocazione nella vocazione, che era lì che la sua consacrazione religiosa poteva fiorire ulteriormente. Eccola così, a 35 anni, che si iscrive alla Facoltà di Medicina dell’Università di Palermo, e ne esce medico dopo sei anni. Adesso, è nella guardia medica di Villa Almé in provincia di Bergamo. E’ qui che combatte contro il Covid e la solitudine dei malati.

«Ho trovato gente scoraggiata, in cerca di conforto», racconta al settimanale Credere in edicola giovedì 10 settembre. «Gente che mi moriva tra le mani. Non mi sono mai sentita così demoralizzata come in quei giorni. Una notte ho dovuto fare quattordici constatazioni di decessi. Un’altra, mentre sistemavo l’ossigeno a un paziente, mi sono ritrovata a spiegare che Dio non abbandona nella sofferenza, il diavolo non c’entra col Covid, sono gli uomini che a volte fanno errori», aggiunge.

Suor Angela è arrivata ormai sedici anni fa in Italia: ama il calcio (è interista), ascolta Laura Pausini, Fiorella Mannoia e Biagio Antonacci («che bella quella canzone in cui canta “E se fosse per sempre, mi stupirei. E se fosse per sempre, ne gioirei”»). Vorrebbe tantissimo incontrare papa Francesco. Ad aprile le hanno fatto uno scherzo piuttosto brutto a questo proposito, fingendosi il pontefice e chiamandola per congratularsi con lei per il suo prezioso servizio (Ansa).

Al servizio degli ultimi

Suor Angela ha prestato servizio per due anni, come volontaria del Cisom(Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di

Malta), su una nave della Guardia costiera italiana impegnata nel Mar Mediterraneo nel salvataggio dei migranti, anche lì ha visto molta sofferenza e molta indifferenza, come racconta: «Sui barconi mi vedevano solo come medico perché salivo in tuta e senza velo. Cercavano la pace, quei migranti, questo mi dicevano sempre. Scappavano dalle bombe, dalle guerre, dal pericolo. Sarebbe un errore da parte nostra dimenticare il dolore che questa gente si lascia alle spalle. Sarebbe però anche un errore da parte loro non rispettare le regole del Paese che li ospita e volere tutto e subito».

La sua esperienza in Italia

Suor Angela racconta di non aver mai subito discriminazioni, semmai l’incredulità:  «La gente semmai si stupisce che sono medico e suora. “Una suora vera o finta?”, mi chiede. Nei turni notturni ricevo il triplo dei pazienti dei miei colleghi forse perché non prescrivo solo la cura ma li lascio parlare. Arrivano per un mal di pancia e finiamo con il parlare delle loro paure.». Si aprono con lei, si confidano, chiedono che preghi per loro, e lei non nega a nessuno un sorriso, una parola, una preghiera, lei sa che dove serve, servirà. Come aveva detto a Vatican Newsnel gennaio di quest’anno: “Signore, eccomi io devo fare la tua volontà, dove mi vuoi, mandami.”

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