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Perché la croce bisogna saperla portare. Come S.Veronica Giuliani

© Randy OHC CC

Martha, Mary and Me - pubblicato il 09/07/20

Oggi è la memoria liturgica di questa mistica che visse tra la fine del '600 e l'inizio del '700. Un gigante di santità, di obbedienza e umiltà. Così prossima al mistero della Passione di Cristo da esserci ancora poco familiare.

La croce, di solito, o la scansi oppure, se la cerchi volontariamente per offrire ad esempio un sacrificio a Dio (una “crocetta”, roba da non mangiare cioccolata per qualche giorno, eh, niente di più eroico nel mio caso…), ti aspetti almeno almeno riconoscenza. Mica dico tanto, un bravo, un segno celeste che ti gratifichi, che ti dica che ne sta valendo la pena. Invece la croce come la metti è sempre dura e vorresti che finisse prima possibile. Puoi solo tentare di abbracciarla con pazienza e silenzio. Tentare dico, perché di solito, almeno per me, è tutto un “perché” gridato al cielo come da nomination per l’Oscar.

Non devi aspettarti nulla, non devi sentirti migliore degli altri o superiore, come spesso capita a noi cattolici con la C, anzi.

Ne sa qualcosaSanta Veronica Giuliani, una che la croce l’ha abbracciata volontariamente, per la conversione dei peccatori. L’ha proprio chiesta a Gesù questa “sposa del Crocifisso”, come viene chiamata proprio per la sua vocazione. Il cuore le fu trapassato da parte a parte , come attraversato da quel legno di cui restarono i segni (per la precisione, fu visto dall’autopsia che sul suo cuore erano incisi gli strumenti della crocifissione cioè chiodi e lancia).

Quindi, finiti i “perché”, resta la croce, il dolore e possiamo solo farci “trapassare”, con silenzio e la fiducia che quel legno apre spiragli di luce che illuminano il buio. Comunque, anche per Veronica, nonostante questo “dono” tanto chiesto e le sofferenze enormi patite per amore, la vita non fu facile.

Saputo dei fenomeni soprannaturali che avvenivano il vescovo applicò istruzioni del S. Ufficio estremamente rigide come l’allontanamento dalle consorelle, la sospensione dalla carica di maestra delle novizie, la privazione della Comunione e la segregazione in una cella per 50 giorni, impedendole cosi di assistere alla Messa.

Trattata dai suoi superiori e dalle altre suore come una folle e una bugiarda, addirittura come una strega (si pensava che le visioni e le stimmate fossero frutto del demonio) mai si ribellò, mai ebbe una parola contraria o di difesa personale. Con estrema pazienza e umiltà accettò le peggiori accuse e privazioni.

Proprio come me, insomma, che a inizio quarantena quando sono state sospese le messe mi sono rivolta arrabbiata al mio padre spirituale perché io, da vera cattolica non potevo accettare di vedermi privata del mio diritto di andare a messa. E lui sapete che mi disse? Che dovevo accettare. Potevo benissimo non condividere, certo, potevo essere delusa, addolorata e persino arrabbiata ma oltre a garantire preghiere per coloro che hanno grandi responsabilità e avevano il potere di decidere dovevo dare loro anche ubbidienza, anche se non tutto era chiaro. Perché quel momento poteva essere una prova che Gesù ci stava ponendo dinanzi. E ora quella prova la capisco tutta. La croce arriva e noi, non siamo pronti a portarla. Nonostante abbiamo fatto i compiti a casa e sappiamo che quella è la via più veloce per la santità. Quante volte sono stata a messa superficialmente, quante volte ho dato per scontato il rosario recitato prima della celebrazione, quante volte ho detto “stasera non mi va, andrò all’adorazione la prossima volta”. Poi è arrivata la pandemia e la paura che quella prossima volta non sarebbe stata poi così prossima.


ŚWIĘTA WERONIKA GIULIANI

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Ora che siamo in una pseudo normalità voglio provare a non dare tutto per scontato, a godermi a pieno queste domeniche in chiesa, anche se con mascherina. E se Santa Veronica ha sopportato la privazione da Gesù Eucarestia perché definita strega credo che io possa fare lo sforzo di sopportare una mascherina per quei cinquanta minuti di celebrazione. Perché possiamo anche non essere d’accordo con le decisioni prese ma a noi sta la pazienza e l’umiltà di accettarle, offrendole come sacrificio. Sta a noi fare poche chiacchiere, poca ostentazione ma tanto silenzio e preghiera. Accettare il qui ed ora anche se non ci piace. Voglio provare allora a fare come Veronica, di cui il Vescovo al S. Ufficio scrisse:

obbedisce ai miei ordini nella maniera più esatta e non mostra, riguardo a questi duri trattamenti, il più leggero segno di tristezza, ma al contrario.

Nonostante i tanti appellativi che l’hanno accompagnata nel corso dei secoli come “gigante di santità” (Papa Pio IX), grande mistica, “maestra di santità” (Padre Pio), “l’anima più adornata di doni soprannaturali dopo la Madre di Dio” (Papa Leone XIII), Santa Veronica Giuliani rimane ancora poco venerata e conosciuta in quanto il suo essere paladina del mistero del dolore la rende una santa per noi scomoda e umanamente poco comprensibile. Ma se diamo una scorsa alla sua biografia o al suo diario ci renderemo conto di quanto sia attuale per la nostra vita nonostante i secoli che ci separano e quanto è ancora in grado di insegnarci.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DAL BLOG MARTHA MARY AND ME

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