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Ascensione di Gesù e Assunzione di Maria: qual è la differenza?

THE ASCENSION
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Non è solo la parola che cambia. Il senso è sostanzialmente diverso

Il calendario liturgico della Chiesa cattolica presenta due celebrazioni con nomi simili e significati analoghi, ma sostanzialmente diverse: l’Ascensione di Gesù, che celebriamo 40 giorni dopo la Pasqua, e l’Assunzione di Maria, che si celebra il 15 agosto.

La parola “ascensione” si riferisce esclusivamente a Gesù Cristo, perché significa “salita”: Egli è asceso al Cielo, è salito al Cielo, di per Sé, per il Suo potere come Dio.

Il termine “assunzione” vuol dire che Maria “è stata assunta”, “è stata portata” da Dio. Anche lei è stata portata in Cielo, ma non per potere proprio, quanto per il potere di Dio.

Il dogma dell’Assunzione della Madonna afferma che Maria, Madre di Dio, è stata glorificata in corpo e anima e portata in Cielo alla fine della sua vita terrena. Promulgata il 1° novembre 1950 mediante la costituzione apostolica Munificentissimus Deus di Papa Pio XII, questa verità di fede ci dice che “l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”.

L’Ascensione di Gesù

L’Ascensione del Signore viene celebrata 40 giorni dopo la Pasqua di Resurrezione, anche se gran parte delle Chiese locali la sposta alla prima domenica dopo quei 40 giorni, perché più fedeli possano partecipare alla Messa.

Cosa dice la Bibbia

“Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi. E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre egli se ne andava, due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo»” (At 1, 9-11).

Senso

Nell’Ascensione, che si inserisce nel Tempo Pasquale, Gesù si congeda dagli apostoli, ma solo nel senso visibile: anche se ora sono pronti a portare avanti la Chiesa, il Signore continua, invisibile, ad agire in essa. Oltre a questo, la “separazione” è temporanea, perché Gesù tornerà.

Tornando al Padre, Gesù conclude il ciclo della sua esistenza umana, ma al contempo supera la
dicotomia tra Cielo e Terra: parte, ma più precisamente ci precede in Paradiso, ribadendo che il Cielo è il nostro destino. La natura umana, incarnata dal Verbo in tutta la sua povertà, viene elevata da Lui ai Cieli, e così glorificata.

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