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Ascensione di Gesù e Assunzione di Maria: qual è la differenza?

THE ASCENSION

Waiting For The Word | CC BY 2.0

Aleteia Brasil - pubblicato il 22/05/20

Non è solo la parola che cambia. Il senso è sostanzialmente diverso

Il calendario liturgico della Chiesa cattolica presenta due celebrazioni con nomi simili e significati analoghi, ma sostanzialmente diverse: l’Ascensione di Gesù, che celebriamo 40 giorni dopo la Pasqua, e l’Assunzione di Maria, che si celebra il 15 agosto.

La parola “ascensione” si riferisce esclusivamente a Gesù Cristo, perché significa “salita”: Egli è asceso al Cielo, è salito al Cielo, di per Sé, per il Suo potere come Dio.

Il termine “assunzione” vuol dire che Maria “è stata assunta”, “è stata portata” da Dio. Anche lei è stata portata in Cielo, ma non per potere proprio, quanto per il potere di Dio.

Il dogma dell’Assunzione della Madonna afferma che Maria, Madre di Dio, è stata glorificata in corpo e anima e portata in Cielo alla fine della sua vita terrena. Promulgata il 1° novembre 1950 mediante la costituzione apostolica Munificentissimus Deus di Papa Pio XII, questa verità di fede ci dice che “l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”.

L’Ascensione di Gesù

L’Ascensione del Signore viene celebrata 40 giorni dopo la Pasqua di Resurrezione, anche se gran parte delle Chiese locali la sposta alla prima domenica dopo quei 40 giorni, perché più fedeli possano partecipare alla Messa.

Cosa dice la Bibbia

“Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi. E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre egli se ne andava, due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo»” (At 1, 9-11).

Senso

Nell’Ascensione, che si inserisce nel Tempo Pasquale, Gesù si congeda dagli apostoli, ma solo nel senso visibile: anche se ora sono pronti a portare avanti la Chiesa, il Signore continua, invisibile, ad agire in essa. Oltre a questo, la “separazione” è temporanea, perché Gesù tornerà.

Tornando al Padre, Gesù conclude il ciclo della sua esistenza umana, ma al contempo supera la
dicotomia tra Cielo e Terra: parte, ma più precisamente ci precede in Paradiso, ribadendo che il Cielo è il nostro destino. La natura umana, incarnata dal Verbo in tutta la sua povertà, viene elevata da Lui ai Cieli, e così glorificata.

Fonti storiche

I Vangeli parlano poco dell’Ascensione: Matteo e Giovanni concludono le loro narrazioni con l’apparizione di Gesù dopo la Resurrezione; Marco le dedica l’ultima frase del testo, mentre Luca descrive molto di più, principalmente negli Atti degli Apostoli. Negli Atti, Luca indica che 40 giorni dopo la Pasqua – un numero assai simbolico in tutta la Bibbia – Gesù conduce gli apostoli a Betania, e arrivando al Monte degli Ulivi, chiamato per questo Monte dell’Ascensione, li benedice e parla loro prima di salire al Cielo. In questo discorso, Gesù conferma la promessa della venuta dello Spirito, che non li lascerà soli, e prefigura la sua seconda venuta, alla fine dei tempi.

Origini della solennità

La celebrazione dell’Ascensione è stata testimoniata da Eusebio di Cesarea e dalla pellegrina Egeria nei primi tempi della Chiesa. All’inizio era commemorata insieme alla festa di Pentecoste, ma tra il V e il VI secolo sappiamo che le due celebrazioni erano già separate, perché esistono omelie di San Giovanni Crisostomo e di Sant’Agostino dedicate specificatamente all’Ascensione.

“Alla destra del Padre”

Nei Vangeli ci sono dei passi in cui Gesù prefigura quello che avverrà nell’Ascensione. Durante l’Ultima Cena, ad esempio, Egli annuncia “Tornerò al Padre”.

L’espressione “alla destra del Padre” indica il posto d’onore del Figlio di Dio che accanto a Lui ha la gloria eterna. Se Gesù non tornasse al Padre non ci sarebbe redenzione per l’uomo: è tornando al Padre che gli completa la sua Resurrezione e poi invia al mondo lo Spirito Santo Consolatore.

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