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Cina: rapito da bambino ritrova i genitori dopo 32 anni

MAO YIN, CHINA, MISSING

CCTV Video News Agency | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 22/05/20

È arrivato, l'abbraccio a lungo atteso di una madre e un padre che non avevano perso la speranza.

Il lieto fine di una storia terribile è stato ripreso da molte telecamere: è l’abbraccio che una madre attendeva da 32 anni. Chissà se aveva smesso di sperarlo? Credo proprio di no, anche se in molti l’avranno convinta a mettersi il cuore in pace. Uno degli incubi più brutti di ogni genitore è che il proprio figlio gli venga rapito sotto gli occhi. Capitò così alla mamma e al papà di Mao Yin, davanti a un hotel di Xi’an: il loro bambino di 2 anni gli venne strappato e portato via. In Cina, ci informano le statistiche diffuse insieme a questa storia straordinaria, tra il 2019 ed il 2020 circa 6.300 bambini rapiti sono stati ricongiunti alle loro famiglie grazie all’esame del DNA.


WANG SHUBAO

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Che ne è di loro? A che scopo il rapimento? Nel caso di Mao Yin si è trattato di affari: è stato venduto a una coppia che non poteva avere figli e che gli cambiò nome in Gu Ningning. La famiglia di origine ha continuato a cercarlo e il fascicolo della sua scomparsa è rimasto aperto nella sede della polizia. Da telespettatori di serie poliziesche ormai siamo familiari con la dicitura cold case, i casi irrisolti che la lingua inglese associa al freddo. Tutt’altro che ghiacciata e rimarginata è la ferita di chi perde un figlio e non si rassegna a non sapere quale sia il suo destino. Magari anche la certezza confermata della morte può infine lenire la sofferenza di uno strazio protratto. Ma – grazie a Dio – non è questo il caso.

Dal 1988 la ferita di un padre e una madre si è rimarginata il 18 maggio 2020; come mostrato nel video diffuso dall’emittente CCTV genitori e figlio si sono potuti riabbracciare ed è stato possibile grazie all’azione della polizia per il cui operato sono risultate decisive prima la prova del riconoscimento facciale, poi quella del DNA. La madre Li Jingzhi aveva in questi anni lasciato il suo lavoro per dedicarsi interamente alle ricerche del figlio e offrendo un grande supporto, insieme ad altri volontari, alle forze dell’ordine.

La svolta è avvenuta lo scorso aprile, grazie a una soffiata il cui contenuto parlava di un ragazzo adottato nella provincia dello Sichuan proprio all’epoca del rapimento di Mao.

L’abbraccio commovente tra madre e figlio ripreso nel video è arrivato dopo una breve corsa l’uno verso l’altra, ma è evidente che non sarà semplice superare e dare un senso a 32 anni di lontananza. Significativo è notare il passo del padre che arriva all’abbraccio con passo lento; mi sembra racconti di una consapevolezza piena di stupore e tremore. Ed è già una chiara indicazione per il figlio. Mao oggi è un giovane uomo che dovrà riscoprire un passo alla volta il legame più importante della sua vita.

“Non ho le idee chiare sul mio futuro – ha detto Mao Yin che ha rincontrato i propri genitori – ma è certo che passerò del tempo con mia mamma e mio padre”. (da Notizie.it)

No, non è la frase sdolcinata che avremmo ascoltato in un film, ma è molto onesta sul percorso umano che lo attende. Auguriamo a questa famiglia di attraversare il dolore buono di questo ricongiungimento e siamo certi che la prova passata possa essere occasione per benedire la presenza, nient’affatto scontata, gli uni degli altri.

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