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“Il governo ci faccia riaprire”. Il coro delle fedi religiose d’Italia

M. Migliorato

September 18, 2016: Representatives of various religions during the assembly of "Assisi Inauguration 30 religions and cultures in dialogue" prayer meeting in Lyrick Theatre in Assisi, Italy.

Agi - pubblicato il 29/04/20

Dopo la dura presa di posizione della Conferenza episcopale italiana alle misure del governo, anche le altre religioni fanno sentire la propria voce chiedendo con urgenza disposizioni precise per la riapertura dei riti

Alla vigilia della Fase 2, dopo la dura presa di posizione della Conferenza episcopale italiana alle misure del governo, anche le altre religioni fanno sentire la propria voce chiedendo con urgenza disposizioni precise per la riapertura dei riti. Da parte del governo c’è stata una “scarsa attenzione alle esigenze delle minoranze religiose”, afferma all’AGI il pastore Luca Maria Negro, presidente della Fcei, la Federazione delle chiese evangeliche in Italia.

“Noi comprendiamo le cautele del governo ma il governo deve capire la vita di fede delle comunità”, sottolinea chiedendo per questo motivo con “urgenza un protocollo ad hoc, dove venga calendarizzato un percorso preciso” per la ripresa dei riti. E se è vero che “la Chiesa non è un luogo fisico ma una comunità di credenti che vive nella comunione in Cristo, anche quando i templi sono chiusi, nello stesso tempo – aggiunge – ci auguriamo che quanto prima sia possibile tornare a vivere anche la comunione fraterna nell’incontro fisico con i fratelli e le sorelle”.

L’Ufficio di presidenza della Commissione delle chiese evangeliche per i rapporti con lo Stato (Ccers), composto dal presidente, pastore Luca Maria Negro e dai vicepresidenti, pastori Carmine Napolitano e Davide Romano, ha indirizzato nei giorni scorsi giorni una lettera alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese sull’esercizio del diritto alla libertà di culto, con particolare riferimento alle esigenze delle chiese evangeliche e più in generale delle minoranze religiose.

“Vogliamo rispettare e garantire pienamente tutte le norme di sicurezza, distanziamento sociale e di contrasto alla pandemia. Nello stesso tempo – sottolinea il pastore Negro – abbiamo voluto porre alcune questioni rispetto alla libertà di culto sancita dalla Costituzione. In particolare, per quanto riguarda le chiese evangeliche, si pongono problemi concreti per i quali chiediamo una soluzione”.

“Come tutte le minoranze – continua – siamo comunità estremamente disperse sul territorio. Quindi chiediamo la possibilità di spostarsi per i ministri di culto cui sono affidate più comunità pastorali sul territorio italiano” (lo stesso pastore Negro ha in affidamento una comunità vicino a Roma e un’altra vicino a Grosseto, ndr). Tra le richieste anche “la necessità di consentire quanto prima la ripresa dei culti pubblici, sia pure in modo contingentato; di conseguenza la possibilità per i fedeli di raggiungere i luoghi di culto, talvolta distanti dalle abitazioni, con relativa autocertificazione”.

Pone l’accento sulla “armonia dello spirito con il corpo” il Rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. “Il governo – afferma – sta prendendo in questi giorni decisioni gravi e difficili, ma non dovrebbe trascurare le esigenze spirituali delle collettività religiose, ciascuna con le sue specificità”. Perché, sottolinea, “sono proprio queste collettività che garantiscono, insieme alle altre, la tenuta sociale e lo sviluppo”.

“La situazione sanitaria è ancora allarmante come la prospettiva di disastri economici e sociali che ne deriveranno – dice Di Segni -. Abbiamo tutti l’obbligo di rispettare le regole di salute pubblica. Ma fa parte della salute del singolo e della società anche l’armonia dello spirito con il corpo. Esistono modi per garantire accessi sicuri e riunioni di preghiera nel rispetto delle norme sanitarie”.

Misure ad hoc per pregare le chiede anche l’Ucoii, l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, rispettando ovviamente le disposizioni ministeriali. Il presidente di Ucoii Yassine Lafram, da un lato sottolinea quanto sia “importante continuare a rispettare le disposizioni del governo per superare questa situazione di emergenza” ma dall’altro chiede “fermamente che vengano messe a disposizione il prima possibile delle misure ad hoc che permettano ai fedeli di partecipare alle preghiere congregazionali in condizioni di sicurezza. Basta con questa vaghezza, senza certezze per i nostri fedeli che stanno vivendo il Ramadan in lutto”.

Servono “protocolli che regolarizzino le preghiere nei centri di culto in tutta sicurezza, in applicazione di quanto già annunciato dal premier Giuseppe Conte durante la conferenza stampa”. Lafram esorta “in ottemperanza dei nuovi dispositivi ministeriali” i presidenti e referenti delle Comunità islamiche italiane di tutta Italia “a mantenere responsabilmente i centri di culto chiusi fino a nuove direttive da parte del governo”.

“Siamo consapevoli che il Ramadan in quarantena, senza le consuete preghiere di comunità – aggiunge Lafram -, è difficile e inusuale, ma dobbiamo continuare a essere pazienti per tutelare la vita dei più deboli e tornare alla normalità quanto prima”. Anche l’Unione Buddhista Italiana (Ubi) invita alla pazienza e all’obbedienza delle disposizioni del governo. Citando le parole di Papa Francesco, nell’introdurre la messa a Casa Santa Marta, il presidente dell’Ubi Filippo Scianna ricorda che “ci sono luoghi di culto che prescindono dai luoghi fisici. Questo è quindi il momento di raccogliersi in preghiera dentro di sè. Poi, laddove ci saranno le possibilità anche esterne per riunirsi e celebrare i vari riti, saremo tutti pronti a ripartire”.

Qui l’originale

Tags:
coronaviruslibertà religiosapandemiavita religiosa

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