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Amad Reaidi: «La malattia di Marita ci ha rese più forti e insieme più solide» (seconda parte)

Guitta Maroun - pubblicato il 24/04/20

«Marita è la storia della mia vita, e parlo con Maria ogni volta che il dolore si aggrava».

In una seconda parte dell’intervista, Aleteia segue il percorso della piccola Marita Reaidy, che per la seconda volta combatte contro il cancro; lo fa stavolta parlando con sua madre, Amad Saad Reaidy, che racconta al nostro sito il loro cammino segnato dalla assoluta sottomissione alla volontà del Signore, che è la fonte della fortezza.




Leggi anche:
Marita Reaidi: «Non ce l’ho con Gesù, ma gli dico: “Se vuoi, puoi guarirmi dal cancro”» (parte prima)


La Vergine Maria è nostra madre e il pilastro della casa

Ogni volta che voglio ottenere la benedizione di Gesù, la chiedo a sua madre Maria, perché è la compassionevole mediatrice di ogni grazia. Maria è nostra madre, il pilastro e la protettrice della nostra casa; metto tutti i miei tormenti, i miei dolori e le mie speranze tra le sue mani.

Abbiamo portato la croce per la prima volta quando Maria era in incubatrice dopo la sua nascita precoce. Poi abbiamo proseguito il nostro viaggio di fede con cuore pieno di speranza quando Marita ha avuto la ricaduta.

Mi ricordo del momento in cui il dottor Peter Noun [il medico curante, N.d.R.] mi ha annunciato la bella notizia dicendo: «Lode a Dio, Marita è guarita!». E io gli ho risposto: «Se Dio vuole», ma regnava uno strano sentimento. Questa storia e le sue sofferenze continueranno ancora.

Quest’ossessione mi possedeva, ma non è riuscita a dissuadermi dal pregare sempre con la mia famiglia. Quindi la Bibbia era la nostra compagnia permanente. Il Padre ci manda il suo Spirito consolatore e fortificante quando leggiamo la sua Parola.

“Sia fatta la tua volontà” e “Beati quelli che non hanno visto eppure hanno creduto” sono due messaggi che mi hanno personalmente toccata e a cui mi sono fermamente attenuta. Sulla mia bambina sono poi comparsi nuovi sintomi, dunque i miei sospetti sono aumentati e i test che abbiamo effettuato hanno confermato i miei timori: il cancro era tornato, e in questo periodo la mia sola preoccupazione è stata quella di concentrarmi sulla preparazione di mia figlia al calvario. Ed ecco Marita ben all’altezza della prova, che tiene la croce con gioia e fede e lasciando a bocca aperta chi la guarda da fuori.

Il Signore mi fortifica e mi permette di seminare il sorriso e l’amore nella nostra casa. Mi fa troppa pena quando mia figlia mi dice: «Mamma, per favore, toglimi questo dolore…». Vedere una persona che soffre e non essere in grado di dare sollievo al suo dolore è una delle cose più difficili della vita. Nostro Signore è il pilastro della nostra croce: se non ne teniamo conto, non possiamo resistere da soli.

Dopo la sua nascita, abbiamo chiamato Marita “la meraviglia della famiglia”, perché anche se è nata al sesto mese di parto naturale (cosa che ha sorpreso i medici) non ha sofferto di alcuna complicazione – aveva solo bisogno di ossigeno per un periodo di due mesi e una settimana.

Ho sempre sognato di essere madre di una bambina e quindi il sentimento principale della gravidanza è stato l’impazienza: la piccola è nata dopo molta sofferenza. Marita è la benedizione della nostra casa e io credo che avrà un qualche legame speciale con Gesù, perché da quando è stata formata nelle mie viscere molte persone che prima non pregavano si sono convertite. L’insegnante di catechismo mi dice: «Gesù Bambino vive in casa tua», perché Marita sembra seminare amore e ottimismo ovunque vada.

Quando su sua richiesta mi sono tagliata i capelli lei si è stretta al padre in un abbraccio e si è sciolta in lacrime. Usciti dal salone del parrucchiere mi ha abbracciata piangendo e mi ha detto: «Non volevo che ti tagliassi i capelli, so che ti piacciono tanti, ma mi vergognavo del mio aspetto! Adesso ti guardo e divento più forte».

Marita è la storia della mia vita

Mia figlia era molto segnata dalle offese dei bulletti. Sottolineo l’importanza della sensibilizzazione, dell’accettazione dell’altro e di evitare di esprimere sensi di pena o parole che feriscano. È importante ricordare il ruolo che la scuola di Marita ha giocato, dalla responsabile all’infermiera, passando per tutta l’équipe pedagogica: tutti hanno collaborato con noi e ci hanno fornito i mezzi necessari per facilitare la vita scolastica di Marita, perché non si assenti. Questo sostegno è stato di grande aiuto, così come quello dei nostri amici e di quanti ci sono vicini: inoltre adesso Marita ha degli amici con cui gioca, i cui genitori hanno preso coscienza del dovere di introdurre i loro figli allo status di mia figlia.

Marita è la storia della mia vita perché i sei anni hanno costituito una tappa molto importante nella quale ho testato la mia fede in Gesù; ho compreso che la mia famiglia in capo alle mie priorità e che la vita comincia e finisce con i suoi membri. Ho anche imparato che bisogna vivere una vita di pietà: la malattia di Marita non ci ha indeboliti, ma ha reso più forti noi e più solida la nostra fede al fuoco della parola del Signore “sia fatta la tua volontà”.

Ogni volta che il dolore si fa più pesante parlo con Maria

Ogni volta che il dolore si aggrava guardo la Vergine e le chiedo: «Come avete fatto a sopportare ed accettare i vostri dolori?». La corona dei Sette Dolori di Maria è una delle mie preferite. Ringrazio Dio per la sua presenza nelle nostre vite perché ascolta sempre le nostre suppliche. Non potremmo proseguire senza di Lui.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
bambinicancrocristiani
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