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Il coronavirus si può "diffondere nell'aria"? Si, ma non c'è da preoccuparsi

COVID-19

BERTRAND GUAY | AFP

Lucandrea Massaro - pubblicato il 03/04/20

Diversi gruppi di scienziati si stanno interrogando sulla portata del respiro come vettore del virus, ma l'ISS rassicura: all'aria aperta non ci sono pericoli concreti

Un gruppo di lavoro che fa capo alla Casa Bianca avrebbe formulato, dopo alcuni test, che anche la normale respirazione potrebbe fare da vettore al covid-19 e dunque non solo un colpo di tosse o uno starnuto siano capaci di trasmettere effettivamente il virus. Anche l’Oms starebbe rivedendo la sua posizione sulla diffusione delle mascherine, a riferirlo è  David Heymann, ex direttore dell’OMS, che ha dichiarato alla Bbc News che la nuova ricerca potrebbe portare a un cambiamento nei consigli sulle mascherine. “L’Oms sta riaprendo la discussione esaminando le nuove prove per vedere se ci debba essere un cambiamento nel modo in cui consigliare le mascherine”, tuttavia:

Nei giorni scorsi, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, aveva riconosciuto la presenza di “un dibattito sull’uso della mascherine”, confermando che l’Oms “le raccomanda per le persone malate e per chi si prende cura di loro”. “In queste circostanze, le mascherine sono efficaci solo se combinate con altre misure protettive. L’Oms continua a raccogliere tutte le prove disponibili e continua a valutare l’uso potenziale delle mascherine in modo più ampio per controllare la trasmissione di Covid-19 a livello di comunità”, ha spiegato. “Stiamo continuando a studiare le prove sull’uso delle mascherine. La priorità dell’Oms è che gli operatori sanitari in prima linea siano in grado di accedere a dispositivi di protezione individuale essenziali, tra cui mascherine e respiratori medici”, ha aggiunto (Agi).

La portata teorica del respiro e delle gocce aerosolizzate che si emettono durante una conversazione è di circa due metri, e un precedente studio (17 marzo) del New England Journal of Medicine parlava di una emivita del virus di (mediamente) un’ora sotto forma di gocce in sospensione (e fino ad un massimo di 3 ore). Le mascherine per tanto restano necessarie per chi sta male (o sospetta di stare male) e per chi si prende cura di essi (anche indirettamente), ma il distanziamento sociale e l’autoisolamento a cui la popolazione si è già sottoposta dovrebbe essere già più che sufficiente. Lo stesso Istituto Superiore di Sanità, dal canto suo, frena e avverte:

“Nessuna evidenza sulla circolazione nell’aria aperta” e “Non abbiamo evidenze per dire che il virus circola per aria, ma per quanto oggi sappiamo si conferma che le trasmissioni per droplet e contatto sono le principali, che veicolano le infezioni soprattutto in comunità. Per via aerea era noto in determinati contesti e con determinate procedure, soprattutto in ambito sanitario”. Lo ha detto in una conferenza stampa il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro. Sulla circolazione del virus per aria, il direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss, Gianni Rezza, ha precisato: “Al di fuori degli ambienti chiusi certamente possiamo escluderlo” (TgCom24)

In ogni caso sarà bene che i luoghi di lavoro con impianti di ventilazione e areazione interni prendano dei provvedimenti precauzionali migliorando o rimodulando la modalità di fruizione. L’Aicarr, Associazione Italiana condizionamento dell’aria Riscaldamento e Refrigerazione, ha stilato un documento utile in questo senso.

In realtà, spiega il ricercatore Joshua Santarpia «È molto più rischioso toccare superfici condivise che respirare la stessa aria in poco tempo» tra autori delle ricerche sulla contagiosità degli aerosol del virus prodotti dai pazienti colpiti da COVID-19. Più che le mascherine, suggerisce il ricercatore dell’Università del Nebraska, occorrerebbe usare guanti quando si va a fare la spesa e disinfettare le mani prima di uscire.

La maggior parte delle mascherine sono usa-e-getta, il loro impiego dura poche ore e devono essere sostituite dopo ogni utilizzo. Invece, molte persone tendono a usare sempre le stesse per molte ore o per più giorni. In questi casi, commenta Santarpia, le maschere rischiano di produrre l’effetto opposto: «Pochi le indossano correttamente e invece di proteggere divento possibili agenti di infezione, perché hai messo qualcosa sul tuo viso che ti fa venire voglia di toccarti di più, o toccare l’esterno della maschera, che è contagiosa» (Valigia Blu).
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coronavirusorganizzazione mondiale sanita
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