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“Andrà tutto bene”. Lo slogan anti coronavirus è ispirato ad una mistica che parlava con Gesù

Public Domain
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La beata Giuliana da Norwich lo fece proprio nelle sue “Rivelazioni dell’Amore Divino”. “All shall be well”, le disse Gesù in uno dei loro dialoghi

In questi giorni la leggiamo un po’ ovunque e forse la scriviamo noi stessi. “Andrà tutto bene” è un po’ la frase slogan dell’emergenza coronavirus in cui siamo immersi. Un motto che vuole essere un invito a non perdersi d’animo di fronte all’incertezza di quel che sarà (Avvenire, 21 marzo).

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Giuliana da Norwich

Le visioni della beata Giuliana

Di sicuro la frase ha un’origine religiosa, mistica. Ci rimanda alla storia della beata Giuliana di Norwich, la cui statua campeggia sulla facciata della Cattedrale anglicana della città inglese.

Giuliana, scrive Avvenire, visse tra il 1342 al 1430 circa. Molto pia, tanto da desiderare di condividere la Passione di Cristo, nel maggio del 1373, ammalatasi gravemente, ebbe delle visioni del Signore che terminarono appunto quando, qualche mese dopo, quando la giovane donna guarì.

Quegli incontri spirituali furono poi riportarti nel libro “Rivelazioni dell’Amore Divino” da cui sappiamo che fu Gesù stesso ad affidare quelle parole alla mistica: “Tutto andrà bene”. “All shall be well”, le disse con infinita tenerezza, sottolineando al tempo stesso quanto dolore e sofferenza procuri il peccato.

“Sei contenta che io abbia sofferto per te?”

Giuliana di Norwich, che dopo la malattia visse solitaria in un eremo vicino alla chiesa di San Giuliano, è stata ricordata da papa Francesco durante l’udienza generale del 23 marzo 2016, dedicata al Triduo Pasquale.

Questa mistica, disse Bergoglio:

(Giuliana) «ha descritto, con linguaggio semplice, ma profondo ed intenso il senso dell’amore misericordioso. Diceva così: «Allora il nostro buon Signore mi domandò: “Sei contenta che io abbia sofferto per te?” Io dissi: “Sì, buon Signore, e ti ringrazio moltissimo; sì, buon Signore, che Tu sia benedetto”. Allora Gesù, il nostro buon Signore, disse: “Se tu sei contenta, anch’io lo sono. L’aver sofferto la passione per te è per me una gioia, una felicità, un gaudio eterno; e se potessi soffrire di più lo farei”». Questo è il nostro Gesù, che a ognuno di noi dice: “Se potessi soffrire di più per te, lo farei”».

“Perché esistono il male e gli innocenti?”

Colpito dall’esperienza della mistica inglese è stato senz’altro anche Benedetto XVI che ha voluto dedicarle un’intera catechesi dell’udienza generale – il primo dicembre del 2010 – nell’ambito di un ciclo di udienze generali su alcune significative figure femminili del Medioevo.

Andando al fulcro della questione per cui il Catechismo della Chiesa cattolica cita la stessa Giuliana, Benedetto XVI ricordò quella domanda che anche i santi si sono posti: «Se Dio è sommamente buono e sapiente, perché esistono il male e la sofferenza degli innocenti?».

La Provvidenza di Benedetto XVI

«Illuminati dalla fede – disse Ratzinger – essi ci danno una risposta che apre il nostro cuore alla fiducia e alla speranza: nei misteriosi disegni della Provvidenza, anche dal male Dio sa trarre un bene più grande come scrisse Giuliana di Norwich: ‘Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene…» (Vatican News, 18 marzo).

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