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Sacrificio: il grande appello di Fatima e del Vangelo

FATIMA
Antoine Mekary | ALETEIA
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Se il Signore, Dio fatto uomo, ha condotto una vita di preghiera e sacrificio, noi che siamo poveri e peccatori non possiamo scegliere un altro cammino

Nel suo libro Apelos da Mensagem de Fátima, suor Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato, una dei veggenti di Fatima, presenta il sacrificio come uno degli appelli urgenti di Dio all’umanità.

In primo luogo, Lucia chiarisce che il sacrificio non è un appello svincolato dalle Sacre Scritture, dai comandamenti di Dio e della Chiesa. San Paolo già diceva che dobbiamo completare nella nostra carne ciò che manca alle sofferenze di Nostro Signore Gesù Cristo (cfr. Col 1, 24). Tutti noi siamo malati, abbiamo molti difetti e pecchiamo. Per questo, in unione con la Vittima innocente, che è Cristo, noi cattolici dobbiamo sacrificarci per i nostri peccati e per quelli dei nostri fratelli, perché siamo tutti membra dello stesso Corpo mistico.

Nel messaggio di Fatima, l’angelo custode del Portogallo ha dato questo mandato ai pastorelli e a ciascuno di noi: “In tutto ciò in cui vi è possibile offrite a Dio un sacrificio in atto di riparazione per i peccati da cui è offeso, e in atto di supplica per la conversione dei peccatori”. Secondo Lucia, i sacrifici possono essere di beni spirituali, intellettuali, morali, fisici e materiali. Ciò che conta è approfittare delle occasioni di offrire qualche sacrificio, soprattutto quando si tratta di un’esigenza per il compimento dei nostri doveri nei confronti di Dio, del prossimo o di noi stessi.

Il sacrificio è un dovere in molti casi, come per la rinuncia ai piaceri illeciti: lussuria, fornicazione e adulterio, abuso nel consumo di bevande alcoliche o di cibi. Queste rinunce, pur essendo obblighi, pososno essere offerti a Dio come atto di riparazione e supplica. Quante famiglie sono diventate insensibili e infelici a causa del peccato di gola, dell’eccesso di cibo e bevande! Oltre a questo, i capricci dell’orgoglio, della vanità, dell’avidità, dell’avarizia e delle comodità esagerate possono diventare mancanze gravi se ci portano a mancare nei confronti della carità e della giustizia verso il prossimo.

Al di là del fare ciò che è strettamente obbligatorio, perché non andare oltre con animo generoso?
Quando Dio ci chiede di fare rinunce e sacrifici, non si tratta solo di non fare il male, ma anche di esercitare le virtù, di fare il bene al prossimo. Ad esempio, con quello che abbiamo dobbiamo soccorrere le persone che non hanno ciò che è necessario per vivere, che stanno morendo di fame e di freddo. Nel giudizio finale saremo giudicati non solo per il male praticato, ma anche per il bene che non abbiamo fatto (cfr. Mt 25, 41 ss), perché tutte le volte che smettiamo di praticare la carità nei confronti dei più bisognosi è al Signore che non l’abbiamo fatta.

La veggente di Fatima indica una serie di piccoli sacrifici che possiamo offrire. Pur se esigui, sono comunque graditi a Dio, e assai meritevoli e utili a livello spirituale. Con questi, proviamo la nostra fedeltà e il nostro amore nei confronti di Dio e del prossimo. Queste pratiche ci arricchiscono nella grazia, ci fortificano nella fede, nella speranza e nella carità, ci rendono degni davanti a Dio e al prossimo e ci liberano dalle tentazioni, dall’egoismo, dall’avidità, dall’invidia, dall’amore per le comodità…

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