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Soccorritrice salva bambina abbandonata, le dà il suo latte e la affida a Dio

ELOISA HERRERA QUIJANO

Facebook-Eloísa Herrera Quijano

Jaime Septién - pubblicato il 06/03/20

La piccola è “sorprendentemente stabile”

Quando la quadra di soccorritori dell’Eroico Corpo dei Pompieri di Città del Messico ha ricevuto la missione di andare a Iztacalco per salvare una neonata intrappolata tra due pareti, Eloísa Herrera si è resa conto che la sua condizione di pompiere e madre poteva rappresentare un doppio aiuto per la creatura.

La squadra di soccorso è arrivata sul posto, a est della capitale messicana, e ha trovato una piccola nata da poche ore tra due muri. Spinta dall’istinto materno, Eloísa ha allattato la bambina.

“La sua frequenza cardiaca era molto bassa, nonostante il supporto medico non riusciva ad aumentare; la mia esperienza mi ha fatto capire che poteva soffrire di ipoglicemia neonatale e ho pensato ‘Bisogna nutrirla, e l’alimento ideale è il latte materno’; io sto allattando il mio bambino, e allora ho preso il mio latte per poter nutrire la bambina e far aumentare un po’ il battito cardiaco, e così è stato”, ha commentato Eloísa al notiziario di Yuriria Sierra, sull’emittente radiofonica Imagen.

Istinto, non libri

Prima di allattare la bambina, Eloísa, che ha 19 anni di esperienza in operazioni di salvataggio, tre dei quali nel Corpo dei Pompieri della capitale, ha chiesto alla dottoressa che accompagnava la squadra se poteva farlo. Quando il medico ha detto di sì ha allattato la bambina. Come ha detto a Imagen, non aveva mai fatto niente del genere nelle operazioni precedenti.

“Questo non sta scritto su nessun libro, né ce lo insegna nessuno; è stato l’istinto materno vedendo la bambina indifesa, rendendomi conto che la sua situazione era delicata”, ha detto Eloísa, madre di quattro figli e che conosce bene gli effetti positivi dell’allattamento materno.

È stato il primo gesto materno nei confronti della bambina. “È un legame emotivo molto forte, è il momento in cui ci sincronizziamo, anche a livello scientifico si dice che durante l’allattamento arriva un momento in cui il bambino coordina la sua frequenza cardiaca e respiratoria con la mamma”.

Affidata a Dio

Vedendo che la frequenza cardiaca era stabile, la piccola è stata consegnata alle autorità sanitarie. Eloísa l’ha prima affidata a Dio: “Indipendentemente dall’aspetto medico, c’è anche quello religioso. Non ho potuto evitare di affidarla a Dio, nella speranza che tutto andasse bene per lei e riuscisse a sopravvivere”, ha confessato.

Una parte curiosa del racconto di Eloísa al notiziario di Imagen è stata quella relativa al nome della piccola. Lei ha optato per Lucía (il nome che avrebbe voluto dare al suo quarto figlio se fosse stata una femmina), mentre le sue colleghe dell’ambulanza dicevano che doveva portare il nome di una di loro (Pamela, Daniela o la stessa Eloísa).

“Alla fine abbiamo pensato che fosse adatto Angelita, perché è davvero un angelo, è una bambina coraggiosa”.

Ottimismo

La segretaria per la Salute di Città del Messico, Oliva López Arellano, ha reso noto che la neonata è “sorprendentemente stabile”. In base ai risultati dell’indagine, la piccola è stata gettata da un’altezza di tre metri in un immobile, rimanendo intrappolata tra due pareti divisorie, venendo poi salvata dalla squadra d’emergenza.

“È stabile all’ospedale pediatrico di Iztacalco, è una neonata, l’hanno trovata disidratata con lievi escoriazioni, in ipotermia, ma sta bene e non ha neanche avuto bisogno della terapia intensiva neonatale, e quindi siamo molto ottimisti per quanto riguarda il suo miglioramento”, ha affermato la López Arellano.

Sia il latte materno di Eloísa che il fatto di averla affidata a Dio hanno compiuto un piccolo, grandissimo miracolo. La temibile Città del Messico ha visto sorgere un nuovo sole, anche se momentaneo, in questo atto di altruismo, amore e fede.

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