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Dove trovare la forza per porgere l’altra guancia?

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NotionPic | Shutterstock
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Tra le passioni che corrompono e gli animi che si infiammano, spesso possiamo desiderare la vendetta ed essere lenti a offrire misericordia

Il 2 ottobre 2006, Charles Carl Roberts IV, guidato evidentemente da un rancore che si portava dietro da decenni, ha preso in ostaggio un gruppo di 11 ragazzine Amish in una scuola con un’unica aula a Nickel Mines, in Pennsylvania (Stati Uniti). Le ha legate per poi aprire il fuoco contro di loro. Cinque sono morte e altrettante sono rimaste ferite. Poi Charles Roberts si è tolto la vita.

La madre di Roberts ha poi ricordato il dolore e la rabbia che ha provato sentendo ciò che aveva fatto il figlio. “Dov’eri, Dio?”, ha scritto. “Sapevi quello che Charlie stava per fare. Come hai potuto permetterlo?”

Quello che è seguito è stato incomprensibile quanto l’omicidio di cinque ragazzine innocenti. Il vicino di Roberts, Henry Stoltzfus, un Amish, è apparso alla porta della casa di Roberts. Quando il padre di quest’ultimo ha aperto la porta, Stoltzfus gli ha messo una mano sulla spalla e ha detto semplicemente “Roberts, ti vogliamo bene”.

In un atto straordinario di porgere l’altra guancia, le famiglie Amish della zona – devastate da un dolore lacerante – hanno abbracciato i Roberts.

Il Vangelo è una sfida per tutti noi. Tra le passioni che corrompono e gli animi che si infiammano, spesso possiamo desiderare la vendetta ed essere lenti a offrire misericordia

Porgere l’altra guancia può anche essere chiamato amore sacrificale. Il beato Isacco della Stella ci sfida, mettendo la questione in questo modo: “Perché, fratelli, ci preoccupiamo così poco di cercare il benessere altrui per far sì che quando vediamo una necessità maggiore possiamo essere più pronti ad aiutare e a portare il peso l’uno dell’altro?”

Faremmo allora bene a prepararci per diventare persone che sanno porgere meglio l’altra guancia.

In primo luogo, riflettere abitualmente sulla Scrittura e meditare in modo regolare ci aiuterà a mantenere la nostra vita in prospettiva. Se speriamo di essere improvvisamente in grado di avere lo sguardo di Dio ovunque ci sia un allarme e non abbiamo una devozione costante alla preghiera ci stiamo ingannando. Porgere l’altra guancia richiede che la carità inondi l’anima dalle sorgenti più profonde, che devono essere curate. La carità deve maturare dedicando attenzione alla vita spirituale.

San Paolo ricordava ai Corinzi l’importanza di riconoscere la presenza di Dio quando chiedeva: “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio?” Questo tempio va curato. Dev’essere nutrito leggendo le Scritture e con la preghiera personale regolare.

Coltivare la carità dev’essere sempre al primo posto. È la carità che ci unisce alla via di Cristo e alle ricchezze offerte dalla Chiesa. Leggete i Vangeli. Riflettete sul modo in cui Gesù incontra le anime. Studiate gli Atti degli Apostoli, la storia straordinaria della vita della Chiesa delle origini. Leggete il libro dell’Esodo, la storia della salvezza di Israele. Meditate, e rimanete fedeli a quello che avete letto. Per fare affidamento su quei tesori, dobbiamo allenare la mente e il cuore con l’abitudine regolare alla preghiera, per muoverci liberamente tra le cose divine e in base ad esse.

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