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Don Giovanni Benvenuto - pubblicato il 17/02/20

C’era una volta un vecchio saggio seduto ai bordi di un’oasi all’entrata di una città del Medio Oriente.​
Un giovane si avvicinò e gli domandò: “Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?”​
L’uomo rispose a sua volta con una domanda: “Come erano gli abitanti della città da cui venivi?”​
“Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là”.​
“Così sono gli abitanti di questa città”, gli rispose il vecchio saggio.​
Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all’uomo e gli pose la stessa domanda: “Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?”​
L’uomo rispose di nuovo con la stessa domanda: “Com’erano gli abitanti della città da cui vieni?”​
“Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli!”​
“Anche gli abitanti di questa città sono così”, rispose il vecchio saggio.​
Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all’abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero: “Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?​
“Figlio mio”, rispose il saggio, “ciascuno porta nel suo cuore ciò che è. Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell’altra città, troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perché, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore.”​

Questo semplice e profondo racconto esprimere una profonda verità: in qualunque posto vado, è sempre me stesso che porto.
Spesso pensiamo che il rapporto che abbiamo con le altre persone dipenda dalle persone che frequentiamo. A volte può essere vero, altre volte può essere un’illusione e una scusa: il tipo di relazione che abbiamo con gli altri dipende da noi.
Se sei aperto, positivo, genuino, avrai relazioni aperte e positive con gli altri.​

Se sei chiuso, sospettoso, negativo, potrai aspettarti dagli altri qualcosa di diverso?​

“Ah, sapessi, mi hanno appena cambiato di ufficio: ora sì che mi trovo bene! Finalmente con i miei colleghi posso dialogare, ci aiutiamo a vicenda, non come quella filiale in cui mi trovavo così male”.​

Così un giorno mi ha detto una persona, salvo rivederlo qualche settimana dopo tutto sconsolato:

“Che delusione… credevo che quelle persone fossero diverse… e invece…”​

E invece sapete cosa? Che lui era sempre lui, con tutto ciò che si era portato dietro.​
Certo, non tutte le persone sono uguali, ma nell’atteggiamento degli altri nei tuoi confronti, puoi vedere in parte uno specchio di ciò che tu sei, di ciò che tu dai.​
Perché in fondo è molto più comodo pensare: “È colpa degli altri”, piuttosto che pensare: “È prima di tutto mia responsabilità”.​

Come dice Gesù:

Date e vi sarà dato: perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio (Luca 6,38)

Quali sono i tuoi pensieri? Cosa comunicano di conseguenza il tuo corpo, le tue parole, i tuoi atteggiamenti quando ti avvicini agli altri?​
Ora capisco meglio quella frase un po’ misteriosa del Vangelo di Matteo:

A chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha (Matteo 25,29)



Nato nel 1971 ed ordinato nel 1996, don Giovanni Benvenuto è parroco in due parrocchie a Sestri Ponente, collaboratore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Genova e membro del Consiglio Direttivo di WeCa, l’associazione dei Webmaster Cattolici Italiani. Insieme ad Andrea Ros nel 1998 ha fondato 
www.qumran2.net, banca dati di materiale per la pastorale visitata da 400.000 persone al mese, e attualmente ne è il coordinatore. Da aprile 2018 pubblica ogni settimana un nuovo video per imparare a comunicare meglio sul canale Youtube Comunicare il Sorriso di Dio.

Tags:
compassione
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