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“Etere”: se giochi a fare Dio puoi scoppiare… o trovare la salvezza

ETER
Bosco Film
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L’acclamato regista polacco Krzysztof Zanussi si ispira alla storia di Faust e ci dona un dramma esemplare in cui racconta due storie diverse sul conflitto tra scienza e fede

Il 31 gennaio è uscito in Spagna Etere, l’ultimo lavoro del vincitore del Leone d’Argento a Venezia Krzysztof Zanussi, che a 80 anni vive uno stato di sana pienezza creativa.

Il film è ambientato alla fine del XIX secolo in un luogo imprecisato alla periferia dell’impero russo. Un medico amministra per errore un’overdose letale di etere a una giovane donna. Dopo essere riuscito a sfuggire alla condanna a morte trova lavoro in Siberia, dove riuscirà a sentirsi libero e sostenuto per effettuare delle sperimentazioni con l’etere per controllare il dolore e manipolare la condotta umana. Fin dove arriverà il limite tra scienza e umanità?

“Mi è sembrato interessante lo scontro tra l’etere come mezzo per tranquillizzare l’essere umano e l’esorcismo, che cammina in modo parallelo. Questi due approcci allo stesso fenomeno risultano efficaci, ma come si sa nessuno dei due può sostituire l’altro”, ha raccontato il regista in esclusiva ad Aleteia.

Etere è un film che sarà difficile dimenticare, non solo per il risultato impeccabile della sua realizzazione tecnica, ma anche per il modo in cui il regista affronta i conflitti teologici, sintetizzati soprattutto tra scienza e fede, o tra ragione e delirio.

Zanussi è uno dei migliori narratori cinematografici sui problemi esistenziali dell’essere umano. Non a caso il suo cinema è erede di quello dei suoi predecessori Robert Bresson, Ingmar Bergman, Roberto Rossellini o Andrej Tarkovski.

“L’anno scorso, al festival di Locarno, un allievo di un seminario che ho impartito sul cinema mi ha chiesto se poteva lavorare sul film Un nemico che ti vuole bene (Italia, 2018)”, ha ricordato Zanussi. “Gli ho detto che ovviamente poteva, che il film apparteneva a tutto il mondo. Si tratta di una storia che nasce da un aneddoto che ho raccontato al regista, l’italo-svizzero Denis Rabaglia, durante una cena, ed è ispirato a un fatto reale. Per Etere vale lo stesso”.

La vicenda è raccontata con precisione chirurgica, e ovviamente con una sensibilità speciale, e le scene dure, che pur non mancano, non sconvolgono lo spettatore, perché la loro crudezza non è frutto di un iperrealismo senza cuore.

Dal punto di vista estetico, Etere prende il via con il Parsifal di Wagner, che ricorrerà più volte, come un adagio, alla ricerca dell’etere, “la quintessenza, che è ovunque, toglie all’uomo la volontà e anche il dolore”, afferma il nostro protagonista.

Per mostrare il dramma, il regista di Varsavia si serve del medico che incarna tutte le mancanze dell’essere umano: la mancanza di empatia, l’ipocrisia, l’autosufficienza… Insomma, il fatto di credersi una sorta di semidio a cui interessa solo raggiungere il potere senza curarsi delle conseguenze. “Siamo a un passo dalla resurrezione!”, dice vantandosi.

Per Zanussi, il medico “è un antieroe. È un uomo che non ha fiducia in nessuno. Si dice che il diavolo possa sedurre una persona, anche se su questo esistono seri dubbi. Per questo il nostro antieroe non può fidarsi del tutto di un altro personaggio. In questo senso, Etere condivide riferimenti storici con il premiatissimo film ungherese Il Colonnello Redl (István Szabó, 1984)”.

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