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Le 3 colpe degli angeli: ecco la natura del loro peccato

SATAN PARADISE LOST
“La Chiesa insegna che all'inizio era un angelo buono, creato da Dio” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 391). Ha poi rifiutato liberamente Dio, venendo cacciato dal Paradiso.

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Fin dai primi apologeti l’ipotesi di una creatura spirituale che non potesse peccare è sempre stata rigettata

Fin dai primi apologeti l’ipotesi di una creatura spirituale che non potesse peccare è sempre stata rigettata. “La libertà di scelta è perciò l’unico modo per quanto assai imperfetto con cui una creatura può imitare a tutta prima la perfezione della libertà divina”.

Perciò, lungo il corso dei secoli, i teologi hanno formulato diverse ipotesi nel tentativo di spiegare la natura del peccato degli angeli.

Le teorie sul peccato degli angeli

Come scrivevo in “Come si fa la preghiera di liberazione”, tali ipotesi sono confluite in tre teorie principali:

a) Il peccato sessuale. L’idea che gli angeli avessero potuto macchiarsi di una colpa di tipo sessuale si riscontra nel Libro dei Vigilanti, un’opera apocrifa diffusa soprattutto nei primi secoli del cristianesimo. Il pensiero dell’autore del Libro dei Vigilanti si riassume in questo: gli angeli, che hanno trasgredito l’ordine di Dio, cioè quello di aver cura degli uomini e delle cose create, si sono contaminati e hanno contaminato tutta la natura, sciupandola. Per questo è sorto il male o è dilagato. La causa prima del male va quindi ricercata al di fuori della sfera dell’uomo, per opera di esseri angelici. Gli angeli scesero sulla terra per congiungersi carnalmente con donne. Anche alcuni pensatori cristiani, come Atenagora, Ambrogio, Clemente Alessandrino, Origene, sostennero nei loro scritti l’ipotesi di orgoglio/superbia.

b) La colpa di orgoglio/superbia. È l’ipotesi più diffusa e dominante che fece pensare agli angeli di poter essere simili a Dio, peccando di idolatria. Quasi tutti i teologi perciò concordano sul fatto che il primo angelo volesse diventare come Dio, affermando così la propria indipendenza e l’amore ostinato di sé sopra tutti i valori anche assoluti. Il peccato degli altri angeli sarebbe consistito nel fatto che essi volessero qualcosa di più elevato rispetto a ciò per cui erano stati creati. Tale ipotesi ebbe inizio con Origene e fu accettata anche da numerosi padri della Chiesa.

Posągi aniołów na tle nieba

c) L’invidia per l’uomo. Fu sostenuta nel sec. XVI da due grandi teologi, il domenicano Ambrosio Catarino e il gesuita Francesco Suarez. Tale ipotesi sostiene che la caduta degli angeli fu provocata dall’invidia e gelosia verso l’uomo, rappresentata dal fatto che il Figlio di Dio avrebbe assunto la natura umana. Nella caduta degli angeli avrebbe svolto un ruolo particolare Lucifero. Ma perché ha peccato?

“Satana ha peccato perché, come ogni altra creatura, non era impeccabile. Dio solo è impeccabile. L’argomento della peccabilità di ogni creatura può essere così sintetizzato: ogni creatura, nel suo agire, deve seguire la regola del divino volere; la volontà di Dio superiore e quindi distinta dalla volontà creata. Mentre Dio è egli stesso regola del suo volere e non può deviare da essa, la creatura invece deve seguire una regola superiore alla sua natura e quindi può deviare e deviando pecca. (…). Ciò costituisce quello che può essere chiamato il fondamento metafisico della peccabilità di Satana, come di ogni altro essere finito”.

Dopo la creazione

I teologi sono concordi sia nell’affermare che il peccato degli angeli avvenne subito dopo la loro creazione, sia nel dire che rientra nel quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico:

a) chi fa del Diavolo non un principio a sé stante, come affermano i sistemi dualistici e gnostici, ma creatura originata da Dio;

b) creati originariamente buoni, Satana e i demoni sono diventati malvagi per propria colpa, autoescludendosi dalla comunione di grazia con il Creatore; Satana però non è stato della cognizione e dell’amore naturale di sé e di Dio il quale vede dipendere la sua esistenza;

c) il demonio e i demoni esercitano abitualmente il loro influsso sulle singole persone, comunità, società o avvenimenti. Essi agiscono abitualmente in modo tale da non far riconoscere la propria presenza e il proprio operato, anche se sono tuttavia dipendenti da Dio che regola l’esercizio di questo loro potere sulle realtà create.

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