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Venezuela: una storia di riscatto personale

RUBEN ANTONIO JUAREZ MELENDEZ

Gentileza

Macky Arenas - pubblicato il 25/01/20

Una via crucis con un lieto fine, grazie al Nazareno de San Pablo

Si chiama Rubén Antonio Juárez Meléndez ed è il protagonista di una storia che potrebbe essere un thriller, ma che grazie a Dio – e non è un modo di dire – ha avuto un epilogo felice. Oggi lavora in un gruppo di giovani che riscattano persone che vivono in strada a Caracas, la capitale del Venezuela. Per arrivare lì, però, ha dovuto vivere un’autentica odissea. Per la prima volta l’ha raccontata ad Aleteia.

Come tanti in Venezuela, è stato talmente colpito dalla crisi che ha finito per vivere sotto uno dei ponti del fiume Guaire, che attraversa Caracas da est a ovest. Chi lo ha vissuto e può raccontarlo sa che è una delle esperienze più terribili che possa affrontare un essere umano. Significa l’indigenza più totale. Non è solo il fatto di non avere un tetto, ma anche di trovarsi di fronte a delinquenti, infezioni, rischi di cadute fatali nel fiume, freddo, fame e mille altre cose.

Uno scapestrato finito in prigione

“Prima ero uno scapestrato”, ha confessato. “Sono passato per droghe, furti e altri crimini minori. Per questo ho pagato con il carcere. Oggi, però, sono un’altra persona. E il processo non è stato facile, affatto”.

Una volta fuori dalla prigione, dove ha trascorso quattro lunghi anni, ha conosciuto una ragazza con cui si è sposato. Rubén lavorava come vigilante e lei era infermiera. Vivevano in un appartamento in affitto in una zona popolata e umile del settore occidentale della capitale, La Vega, dove Rubén è nato e cresciuto. Sua sorella era riuscita a tenersi la casa della madre di entrambi, defunta.

Per prima cosa Rubén è andato a Los Teques, a mezz’ora da Caracas, a cercare lavoro. In realtà ha trovato quello che non cercava, una donna, la prima, ma le cose non hanno funzionato. È tornato a La Vega, e lì ha poi conosciuto Alejandra.

La strada

Rubén ha affittato una stanza in un appartamento e lì ha conosciuto quella che sarebbe diventata sua moglie, che viveva nello stesso posto. Ha dovuto abbandonare il lavoro come vigilante, durato due mesi. Gli è stato detto che sua moglie era incinta e non potevano rimanere a vivere lì. “La padrona non ci ha neanche mandati via. Un giorno ha cambiato la serratura e siamo rimasti fuori. Lì è iniziato il nostro calvario per la strada”.

Non sapevano dove andare. I genitori di Rubén erano morti, la madre di Alejandra l’aveva abbandonata quando era piccola e il padre vive a due ore da Caracas ed è disoccupato.

In questa situazione hanno provato a vivere fuori a un noto ospedale lì vicino. Nessuno li conosceva. Non erano ancora molto sporchi, e quindi la gente non diceva niente. Lei continuava a lavorare in certi giorni come infermiera per prendersi cura di una signora anziana, “ma quando la pancia è aumentata e si è scoperta la gravidanza le hanno detto che non poteva continuare a lavorare visto che doveva alzare dei pesi per prendere la signora”.

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senzatettovenezuela
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