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Eroe cattolico: devoto a San Michele Arcangelo riceve la Medaglia al Valore degli Stati Uniti

Edward Byers Jr.

Official U.S. Navy Page | Flickr CC BY 2.0

Columbia magazine - pubblicato il 09/01/20

Alla fine è diventato un SEAL. Com’è andata?

Mentre ero nei Marines, ho dovuto compilare una richiesta speciale per il BUD/S – addestramento per il Basic Underwater Demolition/SEAL. Ero da quasi tre anni nei Marines, e poi c’è stato l’11 settembre. Quattro mesi dopo la mia richiesta per l’addestramento BUD/S è stata approvata e sono andato a San Diego.

L’addestramento SEAL è stato la cosa più dura che abbia fato in vita mia. Ricordo distintamente le volte in cui, sull’orlo del voler mollare tutto, recitavo piccole preghiere come “Se questo è qualcosa che vuoi che faccia, non so quanto altro potrò reggere. Se riuscissi ad avere una pausa di appena 30 secondi, penso che sarebbe sufficiente ad andare avanti”. E proprio in quel momento gli istruttori ci facevano prendere una pausa in un momento critico. Non lo dimenticherò mai.

Che ruolo ha giocato la fede nel suo servizio militare?

Quando sono entrato nella vita militare stavo approfondendo l’apologetica cattolica. È stato il momento in cui autori come Scott Hahn stavano scrivendo libri tipo Rome Sweet Home. Volevo capire davvero la fede e riuscire a spiegarla agli altri. Il periodo in cui sono stato nei Marines è stato caratterizzato da una profonda religiosità.

Nella nostra unità quelli che erano cattolici andavano a Messa insieme. Il mio primo incarico con loro, la prima volta in cui ero lontano da casa, è stato nel 2000. Non tutte le navi hanno un sacerdote, e ho iniziato a guidare dei gruppi di preghiera quando i sacerdoti non potevano venire per celebrare la Messa. Creavo opuscoli che poi distribuivo. Abbiamo iniziato ad avere un buon seguito.

Credo molto nel fatto di trovarsi al posto giusto al momento giusto. Ricordo ad esempio di essere sbarcato a Dubrovnik, in Croazia, dove dovevamo svolgere delle esercitazioni per un mese con l’esercito croato e stavamo in vecchie caserme. Ho scelto una cuccetta a caso, e quando mi sono steso ho visto un dipinto della Beata Vergine Maria che mi guardava dalla cuccetta di sopra. L’ho preso e ho ancora quell’immagine, incorniciata a casa mia.

Lei nutre una devozione particolare per San Michele Arcangelo. Può dirci qualcosa al riguardo?

La guerra non è bella e non è giusta. Accadono molte cose tremende, che influiscono su di te a livello psicologico ed emotivo.

E allora mi sono rivolto a San Michele Arcangelo perché è il santo patrono della polizia e dei militari. La Preghiera a San Michele – “difendici in battaglia, sii la nostra difesa” – mi ha risuonato davvero.

Nel mio primo incarico in Iraq, nel 2005, stavamo andando da un gruppo di Navy SEAL che se ne stavano andando. Ho visto un tizio indossare una spilla colorata di San Michele che diceva in latino “Sancte Michael Ora Pro Nobis”.

Non so cosa mi abbia spinto a farlo, ma sono andato direttamente da lui e gli ho detto: “È davvero una spilla bellissima. Posso averla?” Non so ancora oggi chi fosse quel tizio, ma me l’ha data senza esitazione e mi ha detto: “Mi ha protetto mentre ero qui, e spero che farà lo stesso con te”. L’ho indossata sulla mia uniforme in ogni operazione a cui ho partecipato.

Ritiene significativo che la missione di salvataggio per la quale ha ricevuto la Medaglia d’Onore abbia coinciso con la festa dell’Immacolata Concezione?

Se ci penso mi vengono i brividi. Nel 2012 ero in guerra già da sette anni. Ero fuori in media tra i 280 e i 300 giorni all’anno, e ogni anno c’è una missione in una zona di guerra.

Eravamo in una regione piuttosto remota dell’Afghanistan, e non era facile andare in chiesa e quindi rispettare la festa. È stato solo nei giorni successivi che ho cominciato a riflettere.

C’è stato anche il tempo per processare il fatto che avevamo appena perso un incredibile guerriero e compagno di squadra, Nic Checque. Era proprio davanti a me quando è accaduto, avrei potuto benissimo essere io. Solo Dio sa perché lui è stato colpito e io no. E allora ci pensi e ti rende quantomeno umile.

Chiedo a Dio: “Cosa vuoi fare di me? Perché sono ancora qui?” Ci penso molto. Non credo alle coincidenze.

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eroeeroe di guerraguerrastati uniti
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