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Tik Tok e la denuncia di Aziz: finge tutorial e parla dei campi di detenzione in Cina

feroza aziz

Giovanna Binci - pubblicato il 02/12/19

Non solo challenge banali e pericolose, ma anche una denuncia coraggiosa arrivata a milioni di ragazzi e adulti. Così una attivista statunitense di 17 anni, Feroza Aziz, ha usato la app più discussa del momento, Tik Tok, per aggirare il mondo dei grandi e denunciare una verità scomoda.

Certe volte penso che noi giovani riusciamo a fare quello che facciamo, a essere giovani, con le nostre contraddizioni, le nostre ricerche futili o insensate (lo ammetto, a volte non portano da nessuna parte e facevamo prima ad ascoltare), le cavolate (si spera sempre piccole), proprio perché il mondo degli adulti non ci vede. O meglio: vorrebbe vederci, spia nelle fessure della porta semi chiusa della camera, dalla chat WhatsApp, ma c’è sempre una specie di patina opaca, come quella sui display nuovi, che non permette ai grandi di vedere davvero. Una pellicola che fin quando non compi i diciotto, o forse non è solo una questione di età, a noi giovani resta appiccicata addosso, fatta di “ma tanto sono solo perdite di tempo”, “tutte stupidaggini”, “ancora sei troppo giovane, poi vedrai”. 

Quando i grandi cominceranno a capire vorrà dire che la pellicola trasparente la staremo staccando per diventare quello che loro auspicano: maturi.

Ma l’immaturità, a volte, coi rischi che si porta dietro, con la voglia di diventare grandi da soli, come poi hanno fatto tutti, porta con sé anche degli sprazzi di profondità. Il problema è che, quando la portano mamma e papà non siamo così disposti ad accoglierla (o anche solo ascoltarla) come quando è un nostro coetaneo a sbattercela in faccia. E allora finisce che una app come Tik Tok può diventare l’unico modo per arrivare a noi giovani e farci riflettere su qualcosa che è lontano anni luce dalla nostra quotidianità: roba leggera, eh, tipo la denuncia dell’esistenza dei campi di internamento per minoranze religiose in Cina

“Ciao ragazzi. Ora vi insegno come allungare le vostre ciglia. La prima cosa è mettere le ciglia nel piegaciglia. Poi lo mettete giù e usate il vostro telefono, proprio quello che state usando ora, e cercate di capire cosa sta succedendo in Cina nei campi di concentramento dei musulmani.”

Il video denuncia di Feroza Aziz è stato visto oltre 1,4 milioni di volte e ha ricevuto 500 mila like. La scusa del tutorial è stata usata proprio per confondere il mondo degli adulti quanto più tempo possibile ed evitare il ban (che però, nonostante la piattaforma lo abbia negato, pare sia arrivato lo stesso). A quanto sembra, a Pechino, sono stati abbastanza spiazzati dal questa manovra “da ragazzini” che proprio non avevano calcolato e soprattutto sospettato potesse avere una tale portata in termini di diffusione, tanto da affrettarsi a dichiarare che quelli sono “campi di lavoro volontario” e, ovviamente, tentare il ban: questi giovani e le loro app!

Il dossier China Cables, una manciata di documenti ottenuti dal Consorzio Internazionale di Giornalismo Investigativo, è una vera e propria lista di linee guida, best practices approvate e sottoscritte dai vertici della sicurezza cinese, da utilizzare come manuale operativo nei campi dove centinaia di Musulmani Uighurs e altre minoranze sono tutt’oggi detenute. Il manuale è un concentrato di istruzioni pratiche su come prevenire fughe, definire i tempi di detenzione che partono da un minimo di un anno, sulle pratiche di indottrinamento e infine su come mantenere la segretezza circa l’esistenza dei campi stessi. Ancora più shoccante è la rivelazione di come il sistema sia in grado di controllare e segnalare i potenziali detenuti attraverso una vasta rete di recupero dati personali fatta di ricerche manuali, riconoscimenti facciali da telecamere e monitoraggio di popolari app per cellulare.

Quindi no, non sono sempre e solo tutte stupidaggini, ma comunque, è comodo che continuiate a vederla così, perché questo rende il nostro mondo un universo a parte, protetto, forse l’unico nell’arco di una vita intera dove si è liberi di crescere per tentativi strani, a volte sbagliati, è vero, ma anche lontani dalle logiche dell’essere adulti, che sennò, come si fa a portare il futuro? Tik Tok “la app più inutile che sia stata inventata”, cit. mamma, è un esempio di questo universo off limit agli over diciotto, dove capita che tra milioni di video di challenge a volte davvero insensate o pericolose, una ragazzina decida di mandare un messaggio impegnato ai suoi coetanei (e non solo).

Non è passato inosservato. Forse al mondo degli adulti, almeno fin quando non ha fatto troppo rumore.

Tags:
minoranzasocial media
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