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Un modo per leggere l’Inno alla Carità che cambia la vita

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Pensavo sempre di avere un po’ paura di Dio, ma è qualcos’altro che devo temere…

Conoscete sicuramente quel passo della Lettera ai Corinzi che quasi chiunque sa a memoria, non fosse altro per tutte le volte che l’ha sentito recitare nei matrimoni:

“La carità è paziente, è benigna la carità;
non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia,
non manca di rispetto, non cerca il suo interesse,
non si adira, non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.
Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine”.

Sono parole che conosciamo così bene (1 Corinzi 13, 4-8) da sapere già cosa significano. “Siate più caritatevoli!”, “Siate gentili, siate umili, smettete di serbare rancore!”

I cristiani dovrebbero amarsi a vicenda, e qui abbiamo un rapido accenno alla situazione che si verifica quando si vuole bene a qualcuno.

È un’interpretazione corretta, ma penso che se vogliamo applicare subito questo passo a noi stessi rischiamo di essere precipitosi.

Dovremmo amare, ma perché dovremmo essere come Cristo, come Dio che è Amore.

Ho riletto il passo più volte, non come una lista della spesa dei modi in cui non sto vivendo il mio dovere di amare, ma come descrizione della personalità di Dio. È una piccola modifica, ma ha cambiato totalmente il mio modo di pregare.

Dio è paziente, è benigno.
Non invidia, non si vanta, non è orgoglioso.
Non manca di rispetto, non cerca il suo interesse.
Non si adira, non tiene conto del male ricevuto.
Dio non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.
Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
Dio non avrà mai fine.

Non cambia tutto?

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