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I mezzi di conversione utilizzati dai primi missionari francescani

FRANCISCANS
franciscanos.cl
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Scopriamo con Padre Enzo Fortunato dove si sono recati e…cosa hanno combinato

Anno 1217. Iniziano le prime missioni francescane nel mondo. Francesco d’Assisi forma un gruppo di otto frati che si erano raccolti intorno a lui. E decide di invarli nella direzione dei quattro punti cardinali, per annunciare il Vangelo a tutto il mondo.

Padre Enzo Fortunato nel suo ultimo libro, “Francesco e il Sultano” (edizioni San Paolo), racconta queste missioni e i modi utilizzati dai frati per convertire gli “stranieri”. Tra alti e bassi, nella prima fase, per poi spopolare in ogni continente.

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Roberto Pacilio
Padre Enzo Fortunato, autore di "Francesco e il Sultano"

Tentativi maldestri e disperati

I frati utilizzeranno diverse strategie per penetrare in un mondo che non conoscevano. Inizialmente, la nascente fraternità francescana si spinse al di là delle Alpi, come annota Giordano da Giano – fonte storica di primaria importanza – in Francia, Spagna, Germania e Ungheria. Tentativi a volte maldestri e disperati, senza una coscienza precisa e una adeguata preparazione della cultura, delle consuetudini dei luoghi e della lingua.

Aggrediti in Germania

In Francia fu chiesto loro se fossero albigesi ed essi risposero di “sì” non capendo che cosa significasse quel termine. Un altro episodio li vide protagonisti in Germania dove venne inviato «frate Giovanni da Penna con circa sessanta frati o forse più. Questi, penetrando nelle regioni della Germania e non conoscendo la lingua, richiesti se volessero alloggio, vitto o altre cose del genere, risposero “ja” e così furono da alcuni benignamente ricevuti».

Ma la scarsa conoscenza di quella cultura e di quella gente, da lì in avanti, crearono più di un grattacapo e persino aggressioni per i frati.

Basilica di San Francesco ad Assisi
“La prova del Fuoco. San Francesco e il Sultano”: la prima missione francescana nel mondo

Il ritorno con fra Cesario

Sempre nel Capitolo del 1217 si decise di inviare dei frati in Terrasanta; è in questi luoghi che, grazie alla mediazione di frate Elia, Cesario da Spira – figura di primo piano nel francescanesimo delle origini – si aggregò ai frati (Giordano 9, FF 2331). Sappiamo infatti che in quel Capitolo, «moltiplicatosi il numero dei frati, furono eletti i ministri e inviati assieme a un manipolo di fratelli in quasi tutte le province in cui si professava la fede cattolica» (Anonimo Perugino 44, FF 1538).

E ancora Giordano a farci sapere che nel 1221 i frati ripartirono per la Germania, mostrando però di aver appreso la lezione della storia: visto che, anche a causa dell’ignoranza della lingua tedesca, in un primo tempo, non erano state risparmiate loro le bastonate, non ripetettero l’errore una seconda volta e posero a capo della missione un frate tedesco – Cesario da Spira – il quale radunò intorno a sé venticinque persone capaci. Si trattava di dodici chierici e tredici laici.

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