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Conoscete le nuove prove scientifiche sull’aldilà?

AFTERLIFE
Benjamin Haas | Shutterstock
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Una questione inevitabile è un’ottima opportunità per condividere la fede

“Mi sento come se facendomi qualcosa, morendo suicida e andando in paradiso Beth direbbe: ‘Wow, sei qui’. E io: ‘Ovvio che sono qui. Mi hai lasciato solo. Sono qui’. Sono obbligato a farlo?”

Immagina anche che Beth potrebbe arrabbiarsi con lui per il fatto di essersi suicidato. Nella migliore delle ipotesi, credere a un aldilà benevolo costringe la gente a prendere la morte sul serio.

“La morte è una cosa strana”, scrive Backman in Ove. “Le persone vivono tutta la vita come se non esistesse, e tuttavia è spesso una delle grandi motivazioni per vivere. Alcuni di noi, nel corso del tempo, ne diventano così consapevoli che vivono in modo più severo, più ostinato, con più furia. Alcuni hanno bisogno della sua presenza costante per esserne consapevoli”.

Questa necessità di affrontare la morte ha generato nuovi meccanismi per affrontarla in tutto il mondo.

In Corea del Sud, più di 25.000 persone hanno preso parte a servizi di “funerali viventi” in cui la gente viene messa nelle bare e si raccolgono dei messaggi sulla loro vita da parte delle persone care, riferisce la Reuters

“Quando si diventa consapevoli della morte e la si sperimenta, si adotta un nuovo approccio nei confronti della vita”, ha affermato un partecipante.

La Spokane Public Radio ha riferito i nuovi modi in cui gli Americani affrontano la morte, incluso realizzare le proprie bare eco-friendly e frequentare “Caffè della Morte” e “Cene della Morte” per discutere dell’argomento.

“Come hanno assunto il controllo di molte altre cose nel corso della loro vita”, ha affermato la professionista di hospice Nicole Pelly, i Baby Boomers stanno “prendendo il controllo della fine del processo della loro vita e vogliono parlarne”.

La comprensione della morte da parte della cultura ha però un difetto fatale: è priva di giudizio.

Gli atteggiamenti moderni nei confronti della morte puntano ma senza comprenderle appieno alle “Quattro Cose Ultime” che i cattolici imparano ad affrontare: vedono la morte e la temono; si aspettano il Paradiso ma lo fraintendono; immaginano un Inferno – solo per terribili peccatori – e rifiutano completamente il giudizio.

I cattolici credono che “ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre”.

Questo giudizio finale “sull’amore” ha guidato il modo in cui hanno vissuto intere generazioni di persone. Le nuove comprensioni della morte fanno lo stesso. Le “morti per disperazione” – quando la gente risponde allo stress emotivo ponendo fine alla propria vita o direttamente attraverso il sucidio o con un suicidio lento a base di alcool o droghe – sono più che raddoppiate nel XXI secolo.

Può sembrare uno sviluppo innocuo o perfino positivo che la gente abbia fatto pace con la morte, ma non è così. La morte è una distruzione radicale della nostra identità corpo-anima che ci spinge in una situazione in cui l’impegno o il rifiuto nei confronti di Dio viene sigillato per l’eternità.

E allora parlate della morte. La gente è pronta ad ascoltare, e i cattolici sanno al riguardo cose che possono cambiare la vita… per sempre.

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