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La verità dietro gli adolescenti autolesionisti

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Małgorzata Rybak - pubblicato il 17/09/19

Gli adolescenti che effettuano il cutting o si infliggono altri tipi di ferite stanno chiedendo disperatamente aiuto

L’autolesionismo tra gli adolescenti non è una moda o un tentativo di attirare l’attenzione. Quando diffondiamo punti di vista del genere, proviamo a molti adolescenti che hanno ragione a sentirsi soli di fronte ai loro problemi. L’autolesionismo ha cause complesse, è difficile da fermare ed è un segno di un’immediata necessità di aiuto.

Ribellione adolescenziale

Quando un bambino entra in età adolescenziale, è facile per i genitori soccombere di fronte all’illusione di essere meno necessari. Dopo tutto, i bambini a quell’età sono in grado di riscaldare i cibi dal frigo, o magari perfino cucinare piatti succulenti; possono rimanere a casa da soli, o andare al supermercato. Spesso questo sentimento è accompagnato dall’aspettativa che, visto che stanno crescendo, debbano essere già grandi – pensare e agire come persone pienamente mature.

Il periodo dell’adolescenza può essere pieno di ansia e di esperienze estremamente difficili. Quella che viene considerata superficialmente “ribellione adolescenziale” riflette un conflitto interiore che provano mentre cercano risposte alle domande relative alla loro identità, al significato della vita e alle leggi che la governano. Diventano incredibilmente attenti a individuare le incoerenze tra ciò che i genitori dicono e quello che fanno, e molti sensibili al modo in cui la società dipinge gli adolescenti.

L’autolesionismo è un’espressione esterna della grande tensione e dello stress di quest’epoca per gli adolescenti. È un tentativo disperato di affrontare il dolore mentale. Il dolore fisico aiuta momentaneamente a sviare l’attenzione dall’angoscia emotiva. Il cutting (tagliarsi) o altre forme di autolesionismo sono cercati come modo per alleviare lo stress e dare l’illusione di una sorta di controllo su una situazione per la quale non vedono via d’uscita, come l’alcool o le droghe per chi ne è dipendente.

“Prova” di suicidio

L’autolesionismo fisico è a volte una “prova” di suicidio. Manifesta un’estrema mancanza di autoaccettazione, o la sensazione che i problemi che qualcuno sperimenta siano insopportabili. Può essere anche un tentativo di affrontare la rabbia che non trovano altro modo di esprimere, a cui non riescono a dare un nome o che non sanno usare in modo costruttivo. Mutilandosi, gli adolescenti rivolgono la propria rabbia verso se stessi.

Leggere i forum di Internet in cui gli adolescenti si sfogano mette una grande tristezza. Cosa scrivono nel cyberspazio i bambini che si fanno del male? “Ne ho abbastanza della mia vita. I continui litigi con i miei genitori, l’umiliazione da parte di mia sorella che perdipiù mi picchia e altri problemi. Non c’è nessuno in cui possa confidare completamente”. “Mi sto tagliando; voglio uccidermi perché tutti mi hanno voltato le spalle, non ho amici, nessuno. Mi insultano, sono stufo”.

Bisogno immediato di aiuto

A luglio, una pagina web polacca chiamata “Angeli di Porcellana” (“Porcelanowe Aniołki”) co-ideata dalla studentessa di scuola superiore Amelia Gruszczyńska e da altri adolescenti che hanno vissuto crisi serie, ha promosso un’indagine in cui interpellava sulle necessità di chi effettua autolesionismo. Alcune risposte sono ricorrenti, come “Ho bisogno di qualcuno che mi abbracci” e “Ho bisogno di qualcuno che mi stia vicino, che mi dica che ha bisogno di me”.

Queste voci sono toccanti, e al contempo un indizio importante e utile. Gli adolescenti vogliono che stiamo con loro. Vogliono una vicinanza priva di giudizi, la presenza tenera di un adulto saggio che li guidi in un mondo pieno di domande e di dolore. Hanno bisogno di qualcuno che non innalzi un muro di critiche, ma li accetti come sono.

Solitudine

Gli adolescenti soffrono di solitudine sia nelle cosiddette “famiglie disfunzionali” che in quelle “ordinarie”, dove a volte è difficile per i genitori sapere come stare vicini ai figli, o in cui gli adolescenti hanno difficoltà a relazionarsi con gli altri o a esprimere il proprio dolore. L’autolesionismo è un segno della necessità di parlare di sentimenti e ostacoli. È un grido silenzioso che invoca aiuto, la sofferenza coperta da un velo di vergogna, e a volte anche una maschera consistente nel rispondere male o nella ribellione totale. È un modo maldestro per esprimere le necessità più profonde del proprio essere: “Guardami. Notami. Aiutami. Non abbandonarmi”.

Non possiamo ignorare questi ragazzi. Dobbiamo aiutarli. Se vostro figlio è coinvolto nel cutting o in altre forme di automutilazione, informatevi e cercate consulenza professionale.

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