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Così Gesù è entrato nella vita di Maria Valtorta

© MARIA-VALTORTA.ORG
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Ecco cosa accadde il 23 aprile 1943 alla mistica di origini casertane

Una mistica dei nostri giorni che ha intercettato e trascritto messaggi che gli sono stati comunicati da Gesù Cristo. La descrive in Il Cielo in una stanza. Vita di Maria Valtorta” (edizioni Fede e Cultura), don Ernesto Zucchini, facendo una minuziosa analisi di quello che è accaduto a questa donna originaria del casertano e vissuta tra il 1897 e il 1961.   

Nella vita di Maria, la svolta arrivò il 23 aprile 1943, venerdì santo, alle ore 11.45 circa: la mistica ebbe la prima vera e dettagliata locuzione interiore.

Prima di questo episodio i medici le avevano diagnosticato due o tre anni di vita, perché le molte malattie, specialmente quella del cuore, avrebbero dovuto avere la meglio sul suo corpo. Non fu così. Spesso in fin di vita, si riprese sempre, e fece un lavoro che neppure una persona in piena salute e gioventù poteva arrivare a fare. Bisogna aggiungere che la situazione psicologica e spirituale di Maria Valtorta era davvero eccellente: fisicamente malata, certo, ma intellettualmente e psicologicamente vivacissima.

© Public Domain

La chiamata di quella “voce”

Dunque in quel giorno e in quell’ora ciò che era sporadicamente accaduto nella vita di Maria Valtorta diventò quotidiano prima e pluriquotidiano poi. Si può dire che iniziò, per Maria Valtorta, il tempo della paramistica. Iniziarono le locuzioni interiori, che diventarono veri e propri dettati; seguirono poi le straordinarie visioni.

Alle 11.45 del 23 aprile 1943 Maria improvvisamente chiamò ad alta voce Marta, che l’assisteva, poiché lei era impedita a letto, e le chiese di correre da padre Romualdo Migliorini, suo direttore spirituale, per farlo venire subito, perché era successa una cosa bellissima.

Il consiglio di Padre Romualdo

Padre Romualdo ascoltò quanto Maria aveva sentito e scritto e le diede il suggerimento che cambiò la sua vita: «Ebbe consiglio dal Padre di scrivere tutto ciò che le veniva comunicato; e insieme al consiglio, ebbe anche la richiesta precisa di sottoporglielo». E così lei fece.

Quel primo “dettato” segnò l’inizio di un’opera monumentale. scrisse quasi ogni giorno fino al 1947, ad intermittenze negli anni successivi fino al 1951.

I quaderni diventarono 122 (oltre ai 7 dell’Autobiografia) e le pagine manoscritte oltre tredicimila.

Scriveva di getto e non correggeva

Sempre seduta nel letto, scriveva con penna stilografica sul quaderno poggiato alle ginocchia e messo su un cartolare fatto con le sue mani. Non preparava schemi, non sapeva neppure cosa avrebbe scritto giorno per giorno, non rileggeva per correggere. Non aveva bisogno di concentrarsi né di consultare libri, tranne la Bibbia e il Catechismo di Pio X.

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