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Alla fin fine, cos’è il peccato?

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Aleteia - pubblicato il 10/09/19

Il peccato è il rifiuto di instaurare con Dio e con gli altri un rapporto d'amore

Il concetto di peccato è piuttosto semplice: fondamentalmente, il peccato è un atto di egoismo esagerato. È preferire se stessi, anteporsi a Dio e agli altri, cedendo alle passioni disordinate, che ci mettono al centro della nostra esistenza, negando la nostra natura, che si completa solo quando si apre a Dio e al prossimo.

Il peccato è il rifiuto di instaurare con Dio e con gli altri un rapporto d’amore. È un “chiudersi alle creature” e “respingere il Creatore”. In generale, il peccatore desidera solo i piaceri offerti dalle creature, e non vuole necessariamente rifiutare il Creatore.

Lasciandosi sedurre dalle soddisfazioni fugaci offerte dalle creature, però, il peccatore sta implicitamente agendo contro l’amore del Creatore, perché sente che il piacere terreno non lo riempie, e nonostante ciò non vi resiste.

Per questo, il peccato ferisce il peccatore stesso, allontanandolo dalla pienezza offerta da Dio. E per questo motivo, il peccato offende Dio. Non perché Dio in quanto tale si veda intaccato, ma perché noi stessi, peccando, ci sminuiamo di fronte alla grandezza che Dio ci offre.

Per Gesù, il peccato nasce all’interno dell’uomo (cfr. Mt 15, 10-20). Per questo serve la trasformazione interiore, del cuore. Per Gesù, il peccato è una schiavitù: l’uomo si abbandona al potere del maligno, valorizzando falsamente le cose di questo mondo, lasciandosi trascinare dall’immediato, dalle soddisfazioni sensibili, che non soddisfano la sete d’amore e di pienezza.

Che tipi di peccato esistono?

1. Il peccato originale è l’eredità che tutti riceviamo dai nostri primi progenitori, Adamo ed Eva. Essi hanno diffidato dell’amore di Dio Padre e hanno ceduto alla tentazione di lasciarlo fuori dalle loro scelte personali. Come figli di un’umanità che ha perso l’innocenza, tutti noi nasciamo con la natura caduta di peccatori e abbiamo bisogno della grazia di Dio, mediante il sacramento del Battesimo, per purificare la nostra anima.

2. Il peccato attuale o personale è quello che commettiamo come individui, in modo volontario e consapevole. Può essere commesso in quattro modi: con il pensiero, con le parole, con le azioni o con le omissioni. Può essere contro Dio, contro il prossimo o contro noi stessi. Il peccato personale può essere mortale o veniale:

2.1. Il peccato veniale o lieve è quello che commettiamo senza piena consapevolezza o senza pieno consenso, o con piena coscienza e consenso, ma in materia lieve.

2.2. Il peccato mortale o grave è quello che coinvolge tre fattori simultaneamente: piena coscienza, pieno consenso e materia grave.

In cosa consistono la materia grave e la materia lieve?

La “materia” è il “fatto” peccaminoso in sé. È grave quando lede seriamente uno qualsiasi dei 10 comandamenti. Qualche esempio: negare l’esistenza di Dio, offendere Dio, offendere i genitori, uccidere o ferire gravemente una persona, mettersi in grave rischio di morte senza una giusta ragione, commettere atti impuri, rubare oggetti di valore, calunniare, commettere gravi omissioni nel compimento del proprio dovere, causare scandalo al prossimo.

La materia lieve è quella che non lede seriamente alcuno dei 10 comandamenti, anche se consiste in un atto contrario a qualcuno di loro. Ad esempio, rubare è peccato, ma la gravità di quel peccato ha diversi gradi. Rubare dieci centesimi in genere non pregiudica gravemente la vittima del furto, ma il furto di una quantità la cui perdita pregiudica la vittima in modo considerevole diventa materia grave.

Quali sono gli effetti del peccato?

Il peccato mortale uccide la vita di grazia nell’anima, spezzando il rapporto vitale con Dio; separa Dio dall’anima; fa sì che perdiamo tutti i meriti delle cose buone che facciamo; impedisce che l’anima partecipi all’eternità con Dio.

Come si perdona il peccato mortale?

Con una buona Confessione o con un atto di contrizione perfetto, unito al proposito di confessarsi più rapidamente possibile.

Quanto al peccato veniale, indebolisce l’amore nei confronti di Dio, raffredda il rapporto con Lui, priva l’anima di molte grazie che riceverebbe da Dio se non peccasse, favorisce il peccato grave.

Come eliminare il peccato veniale? Con il pentimento e le buone azioni, come preghiere, Messe, Comunione e opere di misericordia.

Dove si collocano i peccati capitali?

I peccati capitali richiedono un’attenzione speciale perché sono causa di altri peccati. Possono essere veniali o mortali, in base alle condizioni spiegate in precedenza, ma portano sempre a nuovi peccati, ne sono il capo, e da questo deriva il termine “capitali”. Sono sette:

– Superbia: stima esagerata di se stessi e disprezzo degli altri.
– Avarizia: desiderio smisurato di denaro e di possesso.
– Lussuria: appetito e uso disordinato del piacere sessuale.
– Ira: impulso disordinato reagendo con rabbia nei confronti di qualcuno o qualcosa.
– Pigrizia: mancanza di volontà nel compimento del dovere e nell’uso del tempo libero.
– Invidia: tristezza per il bene altrui, considerato come male personale.
– Gola: ricerca eccessiva del piacere mediante il cibo e le bevande.

Esiste un peccato che non può essere perdonato?

Sì, il peccato contro lo Spirito Santo (cfr. Mt 12, 30-32). In cosa consiste? Nell’atteggiamento costante di sfidare la grazia divina, nel chiudersi a Dio, rifiutando il Suo messaggio. Questo atteggiamento rende impossibile il pentimento. E visto che Dio rispetta la nostra libertà e il nostro libero arbitrio, si lascia obbligare da noi a non perdonarci, perché il suo perdono dipende dalla nostra accettazione volontaria.

Il peccato contro lo Spirito Santo si può manifestare, ad esempio, nella perdita della speranza nella salvezza, nella presunzione di salvarsi senza merito, nella lotta contro la verità conosciuta, nell’ostinazione a rimanere nel peccato, nell’impertinenza finale al momento della morte.

Qualsiasi altro peccato può quindi essere perdonato a patto di desiderare sinceramente il perdono?

Sì, chiaro! Dio desidera talmente la nostra piena realizzazione con Lui che non ha esitato a morire sulla croce per redimerci. Dio ci aspetta sempre a braccia aperte, come un Padre che dimentica tutte le nostre ingratitudini, come mostra splendidamente nella parabola del figliol prodigo (cfr. Lc 15, 11ss).

Basta volere davvero il suo abbraccio di Padre!

(Estratto dal libro “Jesus Cristo”, di padre Antonio Rivero)

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