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Isidore, il travestito del film “Lourdes”, testimonia il suo amore per la Vergine

isidore
Isidore
Isidore davanti a una statua della Vergine.
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Uomo di giorno e donna di notte, Isidore si è prostituito per sopravvivere, per più di cinquant’anni, senza cessare di aggrapparsi alla sua fede cattolica per tentare di uscire da quel “circolo infernale”. Oggi niente per lui conta più della frequentazione assidua dei sacramenti e dei pellegrinaggi a Lourdes.

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Fin dai primi minuti del film, lo si vede truccarsi da donna davanti allo specchio e poi aspettare il cliente al bois de Boulogne. Immagini che potrebbero mettere a disagio lo spettatore, venuto per entrare nel mistero del celebre luogo in cui il soprannaturale ha eletto domicilio. Paradossalmente, sono tra le più forti del documentario, tanto la pietà di Isidore è sconvolgente. La sua via crucis comincia nell’adolescenza, quando lascia il Portogallo per sfuggire a un padre violento e va verso la Francia. La strada come unico orizzonte, gli incontri sbagliati… ed eccolo preso nei sordidi lacci della prostituzione. Sola scintilla nella notte: la sua fede, eredità di una madre molto credente. Non era stato chierichetto? «Servivo la messa a piedi nudi, fu il prete che mi diede i sandali». Rue du Bac divenne la sua unica evasione.

Poi, negli anni ’80, visse un’esperienza spirituale molto forte nella sua camera, a Pigalle: esperienza che preferisce tenere segreta «perché troppo intima».

Quell’incontro con Cristo mi ha sconvolto. Quarant’anni dopo, ne sono ancora tutto scosso. A partire da quel momento, ho cercato di riappropriarmi della mia identità maschile mentre sempre più giocavo la parte della donna. È Gesù che mi ha incitato a dire basta.

Uscire dalla prostituzione divenne la sua mania, «ma è spaventosamente duro», spiega.

L’incontro con un “sant’uomo”

Qualche anno dopo, ha incontrato l’associazione Magdalena, fondata da un frate di San Giovanni, il padre Jean-Philippe Chauveau: talvolta questi andava bere un caffè e a pregare nel bus itinerante che passa al setaccio il Bois de Boulogne. «Gli ho proposto di unirsi al nostro pellegrinaggio annuale nella città mariana», si ricorda il “padre”, nomignolo affettuoso che gli danno “le figlie”. «Pellegrinaggio che ho iniziato su domanda di queste ultime», aggiunge. Per Isidore, che tanto ama la Vergine, è il colpo di grazia. «In Portogallo Nostra Signora di Fatima è una celebrità», dice con entusiasmo. Il periplo gli piace enormemente.

Ho comprato una gabbia con una colomba e l’ho deposta nella grotta. Ho chiesto a Maria il suo aiuto. A Lourdes cose così non si notano: ne succedono di fatti soprannaturali!

Eppure, la vita dei grandi feriti dalla vita non cambia da un giorno all’indomani. «Le prostitute non tirano una linea sulla vita di prima», confida il frate – che Isidore qualifica di “sant’uomo”.

Con il nostro entusiasmo di cristiani, vorremmo bruciare le tappe. No. Bisogna essere tanto pazienti, con loro, quanto Dio lo è con noi. Accoglierle come sono oggi.

Nel film si vede il religioso chiedere che il suo protetto possa servire la messa.

«Testimoniare meraviglie»

«Partecipare a questo documentario su Lourdes era il mio modo per testimoniare le meraviglie che vi si producono», prosegue Isidore.

Il ragazzino e suo padre la cui storia viene narrata da quando si trovano a Lille, quell’uomo che si esprime solo mostrando lettere dell’alfabeto: è sconvolgente, no? Toccare la gente, questo era il mio scopo.

E l’ha toccata al cuore: da allora, gli si avvicinano incessantemente nella basilica di Montmartre, dove si reca ogni giorno. «Dei parrocchiani si congratulano per il mio coraggio – afferma Isidore –: io ho agito con molta naturalezza». Oggi ha 66 anni e passa la maggior parte del suo tempo al Sacré-Cœur, dov’è adoratore del Santissimo Sacramento:

Mi rifugio nel Signore, scruto le Sacre Scritture per ascoltare quel che vuole dirmi. Gli domando, a Lui come a Maria, di aiutarmi a diventare migliore. La mia vita è nelle loro mani.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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