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Passa Maria tra le strade del quartiere e sparge bellezza intorno a sé!

sculpture Virgin Mary
By filippo giuliani/Shutterstock
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Le parole della preghiera che pronunciamo tutti insieme sono come un incenso che si diffonde tutt’attorno, entra nelle case, sfiora lievemente e con delicatezza tutte le famiglie, le persone sole, chi attende la processione e chi ne è infastidito. Tutti abbiamo bisogno di una Mamma!

Erano tanti anni che non partecipavo ad una processione per le vie dei quartieri. Non tanto per snobismo mio, quanto perché nella mia laicissima città queste processioni si fanno sempre più rade, in numero e in partecipazione.
Questa, invece, era proprio “con tutti i crismi”, come si suol dire. Un bel carro addobbato di tanti fiori freschi, sormontato da un baldacchino ornato di rose, a protezione di una grande statua della Vergine Maria, in cui onore si teneva la processione. Davanti al carro, la banda musicale dell’associazione dei donatori di sangue.

Dietro, i chierichetti, con le loro brave vesti e i ceri accesi, tutti orgogliosi del loro ruolo. E poi, dietro ai sacerdoti, tanta gente: persone normalissime, di tutte le età. Dai bambini più piccoli, una delle quali ha accompagnato buona parte del percorso facendo “la ruota” (che io, da piccola, non sono mai riuscita a fare neanche una volta), ed un altro invece si metteva a saltare come un grillo ogni volta che attaccava a suonare la banda; fino agli anziani, fra cui una signora che vedo sempre nel quartiere e che cammina molto a fatica, ma che, aggrappata al braccio di una giovane, ha impavidamente fatto la sua parte. C’erano delle persone disabili: una ragazza in sedia a rotelle, un uomo con la sindrome di Down; c’era anche qualche cagnolino, che ogni tanto si faceva sentire, seppur non in modo troppo invadente.
La processione si snodava, pregando e cantando, illuminata dalla luce dei flambeaux (io, il mio, l’ho spento subito, perché da piccola mi andava sempre a fuoco dopo cinque secondi).

Virgin Mary procession
By Francesca Sciarra/Shutterstock

Ogni tanto, qualche balcone addobbato dava un senso di benvenuto e di attesa; addirittura, in due case avevano acceso le luminarie di Natale, il che, a fine maggio, era davvero piuttosto bizzarro. Più spesso, le persone si affacciavano dalle finestre e dai balconi, sentendoci passare; ed era affascinante incrociarne gli sguardi nel crepuscolo. Delle coppie anziane, che evidentemente attendevano la processione e stavano già sul balcone da un po’; qualcuno che si avvicinava incuriosito alla propria finestra; qualcuno la cui sagoma si indovinava in una stanza buia e dietro le tende, quasi che volesse vederci senza essere visto.

Passo dopo passo, si attraversava il quartiere. Incrociavamo dei passanti, che, quasi sempre, si fermavano. Qualcuno si faceva il segno di croce; la maggior parte fotografava o riprendeva col telefonino. Cosa riprendevano? Lo spettacolo della banda e del carro fiorito? I personaggi bizzarri che partecipavano ad un rito come questo? Oppure, come spero, forse anche quello era un modo, moderno e inconsapevole, di esprimere la nostalgia di Dio, nel cercare di fissare nei propri ricordi, ancorché “virtuali”, qualcosa che si è percepito come “bello”?
Non è aggressivo questo modo di testimoniare il Vangelo, non è invadente; ma giunge così la Parola di Dio negli anfratti della vita quotidiana delle persone, anche di chi non andrebbe mai ad ascoltarla in una chiesa.

Più in là, incrociamo una figura che sfreccia veloce: è un rider africano in bicicletta, con il suo enorme zainone cubico per le consegne di cibo a domicilio. Con una certa dote di equilibrismo, il giovane si fa il segno di croce mentre continua a pedalare.
Da un negozio di kebab esce il gestore, che a sua volta sfodera il cellulare per immortalarci. Poco oltre, una ragazza truccata si sporge da un negozio di “massaggi tailandesi”, e le virgolette sono d’obbligo. Anche lei incrocia lo sguardo della dolce Mamma che sfila nelle vie del quartiere, e io spero, e credo, che anche per lei la Mamma abbia una carezza di compassione e misericordia.

Shutterstock-marinafrost
WOMAN-EYE

Ancora qualche passo, e davanti alla processione si para una donna anziana e senza denti, con un cestino colmo di petali di rosa – avrà comprato le rose al mercato per poi sfogliarle petalo dopo petalo? O avrà saccheggiato il giardino di casa?
In ogni caso, sparge i petali a manciate davanti alla statua della Vergine, esclamando: “Viva Maria”!
E se in quel tratto i nostri piedi devono calpestare i petali profumati, poco più avanti qualcosa ci fa alzare improvvisamente lo sguardo: da un balcone, qualcuno ha gettato dei coriandoli dorati, neanche avessimo vinto la Champions League. I frati sorridono, e in realtà fra tutti i fedeli si sparge uno sguardo complice e contento.

La processione continua, e passa accanto ai negozi del quartiere. C’è il fornaio, che al mattino sforna un fragrante e buon pane; il macellaio halal, il supermercato; c’è anche il negozio di cannabis, e lì accanto un gruppetto di giovani che beve birra.
Non importa. La tota pulchra, la bellissima, sparge bellezza intorno a sé. Le parole della preghiera che pronunciamo tutti insieme sono come un incenso che si diffonde tutt’attorno, entra nelle case, sfiora lievemente e con delicatezza tutte le famiglie, le persone sole, chi attende la processione e chi ne è infastidito. Come il manto di Maria, anche la sua carezza si posa leggera sulle case, la scuola, il mercato, i locali. Perché Maria è Colei in cui l’Infinito si è fatto piccolo, si è fatto uomo; grazie a Lei, niente del nostro quotidiano è estraneo a Dio.
E tutti, tutti abbiamo bisogno di una Mamma.
Ora pro nobis.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA CHIARA BERTOGLIO

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