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Chi sono i 7 vescovi martiri del comunismo beatificati dal Papa in Romania?

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Sono stati assassinati in odio alla fede cristiana sotto una dittatura che ha cercato di disperdere il gregge ecclesiale uccidendo i suoi pastori

Durante la sua visita pastorale in Romania, Papa Francesco ha beatificato domenica 2 giugno sette vescovi martiri della dittatura comunista che ha controllato il Paese tra il 1950 e il 1970.

Tutti i vescovi appartenevano alla Chiesa greco-cattolica della Romania, che è in piena comunione con Roma, e sono stati assassinati per odio alla fede cristiana in vari luoghi del Paese.

La dittatura comunista in Romania

Come in altri Paesi dell’Est europeo, la Romania è stata occupata dalle truppe sovietiche durante la II Guerra Mondiale, passando da una dittatura fascista alleata del nazismo tedesco a una dittatura comunista controllata dall’Unione Sovietica. Il regime comunista del Paese è caduto nel 1989,
quando è stato abbattuto il dittatore Ceaușescu.

I 7 vescovi martiri

La data-chiave che ha scatenato il lungo martirio dei sette vescovi è il 28 ottobre 1948. Quel giorno vennero eseguiti gli ordini di arresto orchestrati dalla dittatura comunista per cercare di sferrare un colpo mortale alla Chiesa mediante la soppressione simultanea delle autorità ecclesiastiche nel Paese.

Chi erano i 7 vescovi?

Monsignor Valeriu Traian Frenţiu

Vescovo di Oradea e in seguito Amministratore Apostolico dell’arcidiocesi di Alba Iulia e Fagaras. Il 28 ottobre 1948 fu arrestato dal regime comunista, venendo inviato prima al campo di concentramento di Dragoslavele e poi al monastero di Caldarusani, trasformato in presidio, e dal 1950 al centro penitenziario di Sighetul Marmatiei, dove non riuscì a resistere oltre alle condizioni precarie. Morì l’11 giugno 1952, e il suo corpo venne sepolto senza alcun funerale in una fossa comune.

Monsignor Vasile Aftenie

Vescovo di Ulpiana. Venne arrestato dal regime il 28 ottobre 1948 e fu portato prima a Dragoslavele e poi nel campo di concentramento allestito nell’antico monastero di Caldarusani, dove venne torturato e mutilato. Trasferito alla prigione di Vacaresti, vi morì il 10 maggio 1950.

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