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Papa al Patriarca Neofit: nelle lacerazioni della Chiesa si trovi la gioia del perdono

CROCE BIZANTINA
Shutterstock - Nikiforaw77
CROCE BIZANTINA

Croce con tre bracci in cui il superiore è il titolo crucis, mentre quello inferiore è in genere posizionato in modo obliquo rispetto a quello verticale e allude al “suppedaneum”, legno che sosteneva i piedi di Gesù Cristo risorto. È diventata il simbolo della Chiesa ortodossa russa.

Si dice anche che nel braccio obliquo la parte in alto indichi il cielo, a cui si rivolgeva il buon ladrone crocifisso insieme a Gesù, mentre quella in basso indica l'inferno, il luogo a cui era destinato l'altro ladrone, quello che non si è pentito.
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Presso il Palazzo del Sinodo, sede del patriarcato della Chiesa ortodossa bulgara, l’incontro tra Papa Francesco e Sua Santità Neofit, Patriarca di tutta la Bulgaria. Nel suo discorso, il Pontefice ricorda l’ecumenismo del sangue, del povero e della missione, invitando a seguire il cammino indicato dai Santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa

“Cristo è risorto”. Francesco pronuncia il saluto pasquale in lingua slava; un saluto che è gioia, la stessa che prova nell’incontro con il Patriarca Neofit, nella sede del Sinodo. Prima del suo discorso, il Pontefice e il Metropolita di Sofia si vedono privatamente con i membri del Santo Sinodo e con la delegazione vaticana.

Le lacerazioni dolorose

Le prime parole di Francesco non nascondono però le ferite che la Chiesa vive e che solo il balsamo del perdono, alimentato dal riconoscere le proprie mancanze, potrà lenire.

Le ferite che lungo la storia si sono aperte tra noi cristiani sono lacerazioni dolorose inferte al Corpo di Cristo che è la Chiesa. Ancora oggi ne tocchiamo con mano le conseguenze. Ma forse, se mettiamo insieme la mano in queste ferite e confessiamo che Gesù è risorto, e lo proclamiamo nostro Signore e nostro Dio, se nel riconoscere le nostre mancanze ci immergiamo nelle sue ferite d’amore, possiamo ritrovare la gioia del perdono e pregustare il giorno in cui, con l’aiuto di Dio, potremo celebrare allo stesso altare il mistero pasquale.

Ecumenismo del sangue

Eppure in questo cammino si incontrano “i testimoni della Pasqua”, coloro che non hanno rinunciato a vivere profondamente la fede pur in tempo di persecuzione, lasciandosi invadere dal profumo di Dio; dal profumo delle rose che in Bulgaria sono il simbolo del Paese. Testimoni di diverse confessioni che guardano anche a quanti oggi soffrono ancora nel nome di Cristo e che hanno seminato in un terreno fertile con radici profonde nel monachesimo.

Quanti cristiani in questo Paese hanno patito sofferenze per il nome di Gesù, in particolare durante la persecuzione del secolo scorso! L’ecumenismo del sangue! Essi hanno diffuso un profumo soave nella “Terra delle rose”. Sono passati attraverso le spine della prova per spandere la fragranza del Vangelo…Credo che questi testimoni della Pasqua, fratelli e sorelle di diverse confessioni uniti in Cielo dalla carità divina, ora guardino a noi come a semi piantati in terra per dare frutto. E mentre tanti altri fratelli e sorelle nel mondo continuano a soffrire a causa della fede, chiedono a noi di non rimanere chiusi, ma di aprirci, perché solo così i semi portano frutto.

Ecumenismo del povero

Francesco dice di provare “la nostalgia del fratello”, la “salutare nostalgia per l’unità tra i figli dello stesso Padre” che Giovanni XXIII sentì nel suo decennio trascorso a Sofia come Delegato Apostolico. Nel cuore del Papa anche l’incontro nel 2002 di Giovanni Paolo II e il Patriarca Maxim che segnò la prima visita di un Pontefice in Bulgaria. Francesco non manca di ricordare i tanti contatti tra il Vaticano e le delegazioni bulgare.

Sono fiducioso che, con l’aiuto di Dio e nei tempi che la Provvidenza disporrà, tali contatti potranno incidere positivamente su tanti altri aspetti del nostro dialogo. Intanto siamo chiamati a camminare e fare insieme per dare testimonianza al Signore, in particolare servendo i fratelli più poveri e dimenticati, nei quali Egli è presente. L’ecumenismo del povero.  

Ecumenismo della missione

Fedeli al primo annuncio, simboli di comunione, bizantini audaci perché tradussero la Bibbia in lingua salva sono Cirillo e Metodio, “i santi che ci hanno legati sin dal primo millennio – dice Papa Francesco – e la cui memoria viva nelle nostre Chiese rimane come fonte di ispirazione”. Una luce anche oggi dinanzi alla trasmissione della fede alle nuove generazioni “secondo linguaggi e forme che permettano ai giovani di sperimentare la gioia di un Dio che li ama e li chiama”. Modi diversi per non lasciarli tentare dalle “sirene ingannevoli della società dei consumi”.

Missione e comunione: due parole sempre declinate nella vita dei due Santi e che possono illuminare il nostro cammino per crescere in fraternità. L’ecumenismo della missione. Il loro coraggioso apostolato rimane per tutti un modello di evangelizzazione.

Chiamati ad essere artefici di comunione

Francesco ricorda anche che Cirillo e Metodio possono ancora dirci molto sul futuro dell’Europa perché loro sono stati promotori di unità e – come disse San Giovanni Paolo II – “di una pace profonda, nel rispetto delle differenze che non sono assolutamente ostacolo all’unità”. Il Papa, ringraziando il Patriarca Neofit, sottolinea come la Bulgaria sia stata da sempre terra di incontro, dove hanno trovato accoglienza varie confessioni e dove incontra “rispetto la Chiesa Cattolica, sia nella tradizione latina che in quella bizantino-slava”.

Anche noi, eredi della fede dei Santi, siamo chiamati ad essere artefici di comunione, strumenti di pace nel nome di Gesù… Anche nei nostri rapporti, i Santi Cirillo e Metodio ci ricordano che “una certa diversità di usi e consuetudini non si oppone minimamente all’unità della Chiesa” e che tra Oriente e Occidente “varie formule teologiche non di rado si completano, piuttosto che opporsi”. 

Bulgaria, Paese ponte

Nel terminare il suo discorso, il Papa sottolinea come la Bulgaria sia un Paese ponte ricordando le varie tradizioni come quella russa, quella greca e slava che si incontrano nelle sue radici. Poi assicura le sue preghiere, “la porta che dischiude ogni via di bene”, “per i fedeli di questo amato popolo, per l’alta vocazione di questo Paese, per il nostro cammino in un ecumenismo del sangue, del povero e della missione”.

Patriarca Neofit: insieme nella denuncia della persecuzione cristiana

Nel suo discorso, il Patriarca Neofit ha ricordato l’attenzione della Chiesa cattolica verso la Bulgaria, “un’atteggiamento speciale” e “un’espressione di rispetto” nei confronti della Chiesa ortodossa bulgara. Un rispetto – ha evidenziato – che “è reciproco”. Due le sottolineature del Metropolita di Sofia: l’unità nella difesa delle radici cristiane dell’Europa e nel denunciare il pericolo della persecuzione dei cristiani. “Noi – ha affermato Neofit – abbiamo sempre pregato per l’unità del mondo in Cristo, perché uniti, i cristiani saranno più forti”. Poi ripercorrendo la storia della Chiesa, segnata anche da “tristi controversie e scismi”, il Patriarca ha ricordato che forse rileggendo quanto accaduto si potranno trovare “delle risposte alle domande che ci occupano ancora oggi”.

Il dono del Papa al Patriarca Neofit

Francesco ha donato al Patriarca il “Codex Pauli”, edito in occasione del bimillenario della nascita di san Paolo. Si tratta di un tomo unico di 424 pagine, arricchito da una selezione di fregi, cornici, miniature e illustrazioni, provenienti da manoscritti di datazione diversa dell’Abbazia di San Paolo fuori le Mura, in particolare dalla Bibbia Carolingia, custodita da più di mille anni dai monaci benedettini. La copertina è corredata da otto formelle bronzee ispirate alla Porta Bizantina della Basilica di San Paolo fuori le Mura, con scene tratte nel fronte-copertina dai misteri della vita di Cristo e nel retro-copertina dalla vita della Chiesa nascente.

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