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10 suggerimenti di Papa Francesco per la partecipazione dei cristiani in politica

POPE AUDIENCE

Antoine Mekary | ALETEIA

Ary Waldir Ramos Díaz - pubblicato il 11/04/19

5. Non essere insignificanti

Nelle società secolarizzate, il voto cattolico è sempre più frammentato e con meno influenza. “Il problema non è essere pochi, ma insignificanti, per diventare un sale che non ha più il sapore del Vangelo, o una luce che non illumina più” (cfr. Mt 5,13-15).

Queste parole del Papa sono riecheggiate davanti alla piccola comunità di cattolici del Marocco, che pur essendo una minoranza (25.000 fedeli) nel Paese musulmano di 35 milioni di abitanti sono apprezzati dalle autorità civili e religiose per il loro importante contributo sociale e culturale.

6. Non essere reclute di partito

Si tratta di intavolare un dialogo per fedeltà alla propria fede, ovvero mossi dall’amore. “Essere cattolico nella politica non significa essere una recluta di qualche gruppo, organizzazione o partito, bensì vivere dentro un’amicizia, dentro una comunità” (udienza alla Pontificia Commissione per l’America Latina, 4 marzo 2019).

7. No ai partiti politici cattolici

In questo senso, Francesco considera che i partiti politici cattolici non sono la via, anzi, a suo avviso rappresentano una forma di “noiosa melodia monocorde, apparentemente corretta ma omogenizzante e neutralizzante – gratuita – tranquilla” (udienza alla Pontificia Commissione per l’America Latina, 4 marzo 2019).

8. Sì ai cattolici in politica

La presenza dei cattolici in politica è necessaria, ma questo non implica un “maquillage” con volti nuovi nelle campagne elettorali, ma metodi originali per fare politica con uno stile critico e costruttivo (udienza alla Pontificia Commissione per l’America Latina, 4 marzo 2019).

Serve una politica che si trasformi in pratica del dialogo in nome della fraternità umana che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali, lungi dall’ingiustizia di un’economia che uccide, dal sistema di guadagno insaziabile e dalle ideologie che seminano odio, violenza e divisione.

9. Donne e minoranze in politica

Francesco vuole più donne in politica, giovani impegnati coinvolti nella cosa pubblica, e che si apra spazio ai poveri e alle minoranze (indigeni, migranti…)

Non è neanche una moda o un capriccio che il Papa chieda di rispettare e ascoltare, ad esempio, gli indigeni che hanno una voce autorizzata ma messa a tacere dalle società tecnologiche e industriali: come ha ricordato convocando il Sinodo Panamazzonico dell’ottobre 2019, aiutano a proteggere circa l’80% della biodiversità del pianeta.

In un panorama di democrazie fragili, il Pontefice vuole alternative, e in questo senso ha sostenuto i movimenti popolari che esprimono la vitalità, la storia e le lotte più autentiche delle comunità escluse ed emarginate.

10. Peccatori sì, corrotti no

La corruzione, come in qualsiasi sistema mafioso, si alimenta del silenzio degli innocenti, ed è probabilmente quello che provoca la maggiore ingiustizia. Per questo, la corruzione cerca di lasciare le comunità alla periferia del processo decisionale.

La corruzione non si combatte con il silenzio, come indica Papa Francesco. “Dobbiamo parlarne, denunciarle i mali, comprenderla per poter mostrare la volontà di far valere la misericordia sulla meschinità, la bellezza sul nulla”.

Bisogna quindi lottare (non tra noi, ma contro questa perversione) per essere al centro delle decisioni, insieme alle nostre comunità, perché il male non vincerà se gli onesti ne grideranno gli orrori.

Non bisogna lasciare che siano gli altri a decidere, ma coinvolgersi con la speranza e l’entusiasmo necessari perché ci sia pienezza a livello sociale. Da ciò deriva la visione inclusiva del Papa: lavoro, tetto e terra, come diritti sacri a cui ogni forma di politica dovrebbe aspirare.

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cattolicicattolici in politicacristianipapa francesco

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