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4 casi di sacerdoti ingiustamente incarcerati per abusi sessuali che non hanno commesso

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Perché le rivelazioni di innocenza non trovano spazio nei titoli come le accuse calunniose?

Caso 3: Colombia, 2015

Il sacerdote colombiano José Isaac Ramírez è stato rilasciato nell’ottobre 2015 dopo tre anni di prigione, a cui era stato ingiustamente condannato per via della falsa accusa di abuso sessuale nei confronti di un 14enne. Dopo la revisione delle presunte prove, il giudice ha concluso che queste non confermavano la colpa del presbitero.

Caracol - Twitter

Padre Ramírez era stato incarcerato nel 2012, dopo che un giudice aveva accettato la sua richiesta di reclusione come “misura di sicurezza”. Le accuse erano di “atti sessuali abusivi contro il minore 14enne e sfruttamento sessuale del minore”.

L’avvocato del sacerdote, Elmer Montaña, ha affermato: “Fin dal primo momento, abbiamo presentato all’ufficio del Pubblico Ministero una serie di testimonianze che mostravano come il bambino fosse stato manipolato e indotto a rilasciare quelle dichiarazioni contro il sacerdote”. Durante il processo “sono state commesse serie irregolarità”, ha aggiunto l’avvocato, soprattutto nella denuncia presentata dal padre del minore. “Il padre era a conoscenza dei presunti atti che ha denunciato. Egli stesso ha raccontato nella sua dichiarazione che gli è stata fatta firmare una denuncia. Oltre a questo, la difesa ha provato che il ragazzino ha mentito per nascondere una situazione in cui era stata coinvolta la Chiesa”.

All’epoca della sua reclusione, padre Ramírez era parroco della chiesa di Maria Immacolata nella diocesi di Soacha, a Bogotà. In carcere ha dato la benedizione a vari reclusi e ha assistito in confessione varie autorità del presidio.

Caso 4: Messico, 2015

Il sacerdote Guillermo Gil era parroco della chiesa di Santa Rosa da Lima, nell’arcidiocesi messicana di San Luis Potosí, quando è stato incarcerato il 27 giugno 2014 per presunti abusi nei confronti di un minore. L’anno dopo è stato assolto per mancanza di prove.

“Non c’erano prove. Le persone che lo hanno accusato non si sono presentate neanche al processo canonico. L’unica cosa che si aspettava era la decisione del giudice in ambito civile per chiudere anche il processo canonico”, ha spiegato Marco Luna, avvocato dell’arcidiocesi, aggiungendo al riguardo dei denuncianti: “Un anno fa sono stati chiamati in tribunale sia per formalizzare il processo che per ricevere l’aiuto che avevano chiesto, ma la famiglia ha cambiato domicilio e non è stato possibile localizzarla. In modo extra-ufficiale abbiamo saputo che ha presentato una lettera al tribunale circa quindici giorni fa (all’epoca dell’intervista, nel 2015), dicendo che non voleva saperne più nulla”.

Rilasciato, padre Gil è stato accolto dai familiari e, con l’autorizzazione del vescovo, ha trascorso del tempo con la madre e le sorelle, traumatizzate per la sua ingiusta detenzione.

Marco Luna ha osservato che “sia nel caso del sacerdote Guillermo Gil che in quello del sacerdote José de Jesús Cruz, fin dall’inizio non c’erano certezze, non c’erano prove a sostegno delle accuse. Nonostante questo, sono stati arrestati e sono rimasti in quella situazione quasi un anno”.

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