Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
domenica 11 Aprile |
Domenica dell'Ottava di Pasqua
home iconStile di vita
line break icon

Ex Testimoni di Geova raccontano la realtà dietro la bella facciata della setta

JEHOVA WITNESS

Landahlauts-(CC BY-NC-SA 2.0)

Luis Santamaría del Río - pubblicato il 26/03/19

Gli effetti dell’espulsione

Secondo quanto ha spiegato Enrique Carmona, nel 1981 si diceva che l’espulso era “come se fosse morto”, cosa che non è altro che “un ricatto puro e semplice nei confronti della famiglia degli espulsi”. Nel 1987 si parlava della vigilanza reciproca tra i membri della congregazione, con il dovere di “avvertire gli anziani di qualsiasi indiscrezione notata”. Si tratta di “un rapporto di spie”.

A poco a poco la Torre di Guardia – la corporazione imprenditoriale che regge il movimento – “indottrina le basi, i Testimoni di Geova, all’isolamento di chiunque venga espulso”. Per questo, “prima crea un ambiente di odio e rifiuto dell’individuo definendolo apostata o sleale, introducendo nel gruppo idee negative nei confronti degli individui attraverso aggettivi spregiativi”.

Tutto questo continua anche oggi. Una rivista della setta del 2017 continua a ordinare la “disconnessione assoluta dalle famiglie. Effettivamente, hanno ordinato la morte sociale a genitori, madri, fratelli… che abbandonano la congregazione”. Si legge su La Atalaya: “Anche se ci fa male, dobbiamo evitare il contatto superfluo con un familiare espulso, per telefono, messaggi di testo, lettere, posta elettronica o attraverso le reti sociali”.

Uscendo non sanno vivere

Alla tavola rotonda è intervenuto anche Israel Flórez, presidente della AEVT, che ha spiegato chi sono le vittime della setta: “C’è una grande diversità di persone: alcune per motivi religiosi e dottrinali, essendosi sentite ingannate; altre per essersi sentite truffate… In definitiva, l’aspetto comune è essere stati vittime di una mancanza di libertà. La cupola dei Testimoni di Geova coarta e minaccia”.

La realtà che vivono coloro che abbandonano il movimento è che “ci hanno insegnato a vendere una religione, quella della cupola della Torre di Guardia, ma non ad avere abilità sociali… Ci siamo relazionati solo con un gruppo chiuso. E allora, uscendo dal gruppo, non sappiamo vivere. Una volta fuori da quella gabbia, ci ritroviamo a dover cominciare da zero. È durissimo”.

Flórez ha condiviso la sua esperienza personale: già adulto, ha raccontato agli anziani (responsabili locali) della sua congregazione di essere stato abusato da un Testimone di Geova oggi anziano. “Mi hanno detto che ne avrebbero tenuto conto, ma una settimana dopo mi hanno detto di confidare in Geova e di non fare nulla. Non mi hanno negato la possibilità di denunciarlo alle autorità, ma mi hanno ricordato che se avessi fatto il nome dei Testimoni di Geova alla Polizia o ai tribunali avrebbe pregiudicato Geova”.

“Noi che siamo usciti siamo vittime, ma sono vittime anche quelli che stanno dentro”, ha affermato il presidente della AEVT. “Ci sono membri della nostra associazione che restano all’interno dell’organizzazione perché se uscissero perderebbero ogni contatto con la famiglia e gli amici”.

Le tante vittime di un’organizzazione oscura

Flórez ha anche ricordato che dietro ai Testimoni di Geova c’è “un’impresa editoriale che sta ottenendo molto denaro, con una gran quantità di edifici a suo nome e consistenti affari immobiliari. In Spagna si raccolgono annualmente 10 milioni di euro, di cui solo 3 vengono impiegati per sostenere i lavoratori nella sede nazionale di Ajalvir (Madrid). Il resto del denaro va alla centrale dell’organizzazione negli Stati Uniti”.

Per questo, ha sottolineato, alla AEVT “vogliamo trovare le vittime e iniziare ad aiutarle. Ci sono molti casi in cui si verificano disturbi psichiatrici, malattie fisiche, ecc., e vogliamo mettere a disposizione dei professionisti per aiutare le vittime”.

La storia di Isabel e della sua famiglia

Un altro membro dell’associazione, Isabel Matamoros, ha riferito di essere stata captata a 19 anni, provenendo da una situazione familiare difficile. Nell’adolescenza era diventata ribelle e voleva un mondo migliore. In quel momento l’hanno contattata i Testimoni di Geova, con la loro gentilezza e il loro affetto.

“Ti mettono in testa l’idea che questo mondo finirà ma che c’è una possibilità meravigliosa di vivere in paradiso… tutto quello che volevo”, ha affermato. Due anni dopo ha deciso di battezzarsi e di partecipare alla vita della setta: varie riunioni settimanali, uscire a predicare, ecc..

“Tutto questo richiede molto tempo, e occupa uno spazio sempre più grande nella propria vita”. A 25 anni si è sposata con un Testimone di Geova, e poco tempo dopo è rimasta incinta. “La mia vita è trascorsa, sono rimasta lì dentro 30 anni e non mi sono mai fermata a pensare, criticare o dubitare, cosa che viene totalmente sconsigliata”.

Sua figlia, però, è cresciuta ed è arrivata all’adolescenza, e sono iniziati i problemi diretti. “Mia figlia si è innamorata di un ragazzo mondano, ovvero non Testimone di Geova, cosa che non è permessa. Gli anziani della congregazione hanno parlato con mia figlia, che all’epoca aveva 18 anni e non si era ancora battezzata. Hanno deciso di intromettersi nella sua vita per correggere la sua ‘condotta sbagliata’. Visto che il mio atteggiamento in quella riunione non è stato gradito agli anziani perché non mi sono opposta a sufficienza, mi hanno tacciato di essere una cattiva madre. Si è detto pubblicamente che mia figlia era una cattiva compagnia e nessuno poteva avvicinarsi a lei, come se fosse un’appestata”.

Da allora, la figlia e il fidanzato hanno iniziato a cercare informazioni e a seminare dubbi in Isabel, e dopo due anni sono riusciti a farla “svegliare”, perché lei stessa ha iniziato a scoprire delle informazioni su Internet: esperienze terribili di ex membri, casi di maltrattamenti e abusi… “Tutto questo mi ha colpito e atterrato. Ho pensato che non volevo più stare lì, e ho deciso di andarmene. Era un passo decisivo, e mia figlia ed io ci siamo alleate per convincere mio marito, che è uscito con noi. Il fatto di essere usciti tutti e tre insieme significa che ci siamo risparmiati molta sofferenza, un grande costo psicologico. È un passo traumatico ma l’abbiamo fatto insieme. In genere, però, si esce individualmente, ed è durissimo”.

  • 1
  • 2
Tags:
sette religiosetestimoni di geova
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni