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Niente cibo, solo birra: digiunare come un monaco del XVII secolo

birra dei monaci
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Quella che sembra la sfida di una confraternita in realtà fa aumentare la concentrazione

La Quaresima inizierà questa settimana, avviando un periodo di penitenza e riflessione spirituale durante il quale i cattolici di tutto il mondo si immergeranno in 40 giorni di astinenza e digiuno. Nella nostra epoca, alcuni dei lussi più comuni a cui rinunciare includono i social media, i dolci, i dispositivi elettronici e la caffeina. I più severi potrebbero decidere di mantenere l’astinenza dalla carne del venerdì per tutto il periodo. I monaci del XVII secolo, però, avevano un approccio molto più intransigente: una dieta liquida.

Nel Seicento, i monaci di San Francesco da Paola dal sud d’Italia si reinsediarono a Neudeck ob der Au, in Baviera. L’ordine, piuttosto rigoroso, richiedeva che i fratelli si astenessero da tutti i cibi solidi per tutti i 40 giorni della Quaresima, il che ovviamente faceva interrogare su come si potesse mantenere una nutrizione adeguata per tutto quel periodo. Rivolgendosi a quello che conoscevano, conclusero che la birra, o il “pane liquido”, come lo chiamavano, potesse sostenerli.

I monaci producevano una birra speciale, insolitamente forte, che offriva alti livelli di carboidrati e nutrienti per sconfiggere la malnutrizione. Questa birra divenne alla fine il prodotto originale della birreria Paulaner, fondata nel 1634, con il nome “Salvator”, prendendo il nome da “Sankt Vater”, che secondo la CNA potrebbe essere tradotta come “birra del Santo Padre”.

Vine Pair spiega che i monaci, orgogliosi del loro lavoro, iniziarono a preoccuparsi del fatto che la birra fosse troppo buona per essere considerata un sacrificio quaresimale. Sperando in un’indicazione definitiva, cercarono la guida di Roma e inviarono un barile del loro prodotto migliore al Papa, che avrebbe stabilito se la birra era appropriata al digiuno.

Durante il lungo viaggio dalla Baviera a Roma, la birra si guastò. Quando il Papa la assaggiò, la trovò così sgradevole che ritenne che consumarla fosse “un sacrificio in sé”. Diede quindi il via libera ai monaci, che si godettero la loro Quaresima liquida con la coscienza pulita.

Oggi la Paulaner serve 70 Paesi ed è una delle principali birrerie alla Oktoberfest di Monaco. La “Salvator” è distribuita e apprezzata in tutto il mondo, ma molti non conoscono le sue origini “penitenziali”.

Nel 2011 J. Wilson, un cristiano che lavorava in un giornale di contea dell’Iowa (Stati Uniti), ha sentito questa storia e ha voluto ricreare il digiuno dei monaci. Si è quindi affiliato a una birreria locale che ha creato una birra simile alla “Salvator”, che ha consumato come unico alimento per tutti i 46 giorni della Quaresima e della Settimana Santa.

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