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Come sostenere i familiari di un malato terminale?

© PHOTOGRAPHEE.EU / SHUTTERSTOCK
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Devono essere forti per accompagnare il malato e al contempo affrontare la propria angoscia

Ascoltare l’altro

Ascoltando attentamente una persona che sta perdendo qualcuno che le è caro si scopre cosa prova: amarezza, ribellione, tristezza, pentimento, paura. Lasciate che si esprima, che possa piangere.

In questo modo potrete incoraggiare, tranquillizzare o confortare la persona. Dimostrate di essere presenti e disponibili. Ditele che è una prova difficile da superare ma voi siete al suo fianco.

Mostrare empatia in quel momento è essere disposti a condividere con l’altro tutta la sua sofferenza.

Più l’altra persona percepisce questa empatia, più si aprirà e parlerà di ciò che la colpisce davvero. Questo atteggiamento non è sempre facile, bisogna saperlo, perché consolare qualcuno colpito dall’idea della morte imminente di una persona cara riporta all’idea della nostra morte, e questo ci spaventa.

Shutterstock-Photographee.eu

Che dire?

Una volta adottato un atteggiamento attento, di apertura nei confronti dell’altro, una volta ascoltato, bisogna sapere cosa dire. Un’assistente dei malati sottoposti a cure palliative dell’associazione di Orléans (Francia) JALMALV [dalle iniziali delle parole in francese che significano Fino Alla Morte Accompagnare La Vita] ha offerto alcuni consigli per saper alleviare le persone che soffrono per la morte imminente di una persona cara.

COUPLE HOSPITAL
Jacob Lund - Shutterstock

Esortare i parenti a parlare sinceramente con il malato, perché spesso si cade in un circolo vizioso: la famiglia non ha il coraggio di parlare con il malato per proteggerlo, e allo stesso modo il malato non ha il coraggio di parlare con la famiglia per proteggerla. È quindi utile esortare le persone care a parlare, approfondire e condividere con naturalezza.

Anselm Grün, monaco benedettino dell’abbazia di Münsterschwarzach, in Germania, ha scritto nel suo ultimo libro Tu peux avoir confiance [Puoi avere fiducia]: “Chi accompagna li esorta a rimanere accanto al moribondo, a parlargli o a tenergli la mano; assicura loro che accoglieranno come un dono il fatto di aver aiutato il malato e approfondito il loro rapporto con lui. Spesso si presenta un’opportunità inaspettata per potersi riconciliare, dirsi parole d’amore e di affetto che non c’era stato il coraggio di pronunciare durante la vita”.

Shutterstock

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