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«40 anni di malattia e 40 secondi per guarire! Perché a me?» Parla l’ultima miracolata di Lourdes

Bernadette Moriaux

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Miguel Cuartero Samperi - pubblicato il 10/02/19

Ero «Irrimediabilmente handicappata condannata a non poter più camminare da sola». L’11 luglio del 2008 la vita di Bernadette Moriau, suora francescana, viene stravolta da un evento prodigioso. Dopo 10 anni di accurate indagini la sua guarigione miracolosa è stata ufficialmente riconosciuta come il 70° miracolo di Lourdes

Nel 150° anno delle apparizioni di Lourdes (la Vergine apparve per diciotto volte a partire dall’11 luglio del 1858 alla pastorella Bernadette Soubirous), suor Bernadette Moriau decise di recarsi in uno dei più importanti santuari mariani del mondo portando su di se quella pesantissima croce che la accompagnava da ben quarant’anni. Viveva infatti un vero e proprio calvario: una terribile sindrome nervosa degenerativa (sindrome della cauda equina) la costringeva a convivere paralizzata su una sedia a rotelle con dolori atroci alleviati solo da dosi quotidiane di morfina e da un elettro stimolatore che – a comando – inviava piccole scariche elettriche sulle gambe.

Nata nel 1939 nel nord della Francia, Bernadette entra nel convento delle Suore Francescane Oblate del Sacro Cuore ai soli 19 anni, la malattia si manifesta con forza già ai 27 anni. Nonostante quattro difficili operazioni alla colonna vertebrale, incapace di camminare a causa di un piede ormai deforme, Bernadette resta invalida e costretta a portare un busto rigido, un tutore e a sedere su una sedia a rotelle. La religiosa accettò questa sua croce, capendo di essere «irrimediabilmente handicappata (…) condannata a non poter più camminare da sola» ma convinta che in quel dolore avrebbe incontrato il Signore: «Avevo accettato la mia malattia, vi avevo trovato una via, il senso della mia vita. Era una via dolorosa, ma mi metteva in comunione con Gesù».

L’idea di viaggiare a Lourdes come pellegrina partì dal suo medico curante, un uomo di fede che da molti anni accompagnava i fedeli della diocesi di Beauvais a Lourdes. Il dott. Fumery incontrava ogni mese la sua paziente per rinnovare la prescrizione della morfina. «E’ da un bel pezzo che non credo più che possa esserci un miracolo per me». Aveva risposto la religiosa. Ma incoraggiata dalla superiora («Vacci finché ci puoi andare») e abbandonandosi alla Provvidenza suor Bernadette decise di partire verso quel luogo dove, centocinquanta anni prima, la Vergine Maria apparve alla sua omonima e patrona, la piccola Bernadette Soubirous.

Quel pomeriggio a Lourdes fu molto intenso. Era il 4 luglio del 2008. Dopo aver vissuto il Sacramento della Riconciliazione, l’Unzione dei Malati, dopo l’immersione nelle piscine e il “passaggio” per la Grotta delle apparizioni, Bernadette sentì fortemente la presenza di Dio mentre il suo vescovo, mons. Jean-Paul James, impartiva sui malati la speciale benedizione col Santissimo Sacramento. «Quel momento è rimasto nella mia memoria per sempre. Il Signore mi ha parlato e mi ha detto: “Vedo la tua sofferenza e quella dei tuoi fratelli e sorelle malati. Dammi tutto”». Bernadette tornò da Lourdes stanca e con molti dolori al punto di dover aumentare le dosi delle medicine ma con una grande pace interiore: «Le mie ossa urlano, la mia anima canta».

Tre giorni dopo, l’11 luglio del 2008 alle 17,45, tornata in camera dopo il suo turno di adorazione eucaristica del pomeriggio, ecco avvenire il grande miracolo: improvvisamente il dolore scomparve; Bernadette si tolse gli apparecchi e vide il suo piede tornare ad avere una forma normale, si alzò in piedi, camminò e pianse dalla gioia. «La storia che vi sto raccontando non è magia, né mito». Tutto è successo in modo semplice ed immediato: «niente di spettacolare»:

«Precisamente alle 17:45 sento in me un grande rilassamento e in tutto il corpo. Un calore parte dal cuore e si spande dappertutto. Mi invade. Non so cosa mi stia succedendo. Continuo a pregare. […] È stata una sensazione di calore che partiva dal cuore e che invadeva tutto il corpo. Poi un senso di profondo benessere, di pace completa…»

Dopo aver sentito quella «sensazione di calore» e di benessere, Bernadette sentì una voce interiore le comandava: «togli gli apparecchi». Pensando alle parole di Gesù che disse al paralitico «Prendi il tuo lettuccio e cammina» suor Bernadette obbedì: «Non sapendo cosa mi capitava, non mi sono posta domande. Non sapevo cosa accadeva. Ho tolto tutto. E lì sorpresa. Potevo muovermi, non avevo più male. Il mio piede che era storto si è raddrizzato. E sono crollata. Ho pianto per diversi giorni». «Smetto di prendere la morfina. Di colpo… cosa che non si può fare normalmente […]. Abbandono anche il telecomando del neuro stimolatore, impiantato sotto la pelle, che mi permetteva di inviare regolarmente delle piccole scariche elettriche alle zone dolorose delle gambe… Tutto è tornato normale».

Dopo la guarigione inizia per suor Bernadette una nuova vita, ma anche una odissea lunga e dolorosa che durerà 10 anni. l’iter per il riconoscimento del miracolo non è cosa semplice, comporta l’apertura di un dossier e una seria ed esigente indagine pluridisciplinare necessaria per il Bureau des Constatations Médicales di Lourdes. Ciò che ha sorpreso Bernadette è l’estrema cautela con la quale la Chiesa affronta le indagini sui presunti miracoli. Non è solo la scienza ad indagare con prudenza questi fenomeni, ma è la Chiesa stessa a diffidare quando si presentano casi eclatanti di guarigioni straordinarie.

Solo dieci anni dopo, l’11 febbraio del 2018, la Chiesa – in seguito ad una lunga indagine e numerose perizie mediche e psichiatriche – ha riconosciuto ufficialmente il miracolo. Si tratta del 70° prodigio avvenuto a Lourdes, una guarigione «improvvisa, istantanea, completa, duratura e inspiegabile allo stato attuale delle conoscenze scientifiche». Ancora oggi suor Bernadette si chiede «Perché a me?» una domanda che ogni malato, prima o poi, rivolge a Dio, e che questa volta diventa una preghiera quotidiana sulle labbra di una donna guarita, toccata dalla grazia della misericordia divina.

Ora la sua storia viene da lei raccontata in un libro pubblicato in Francia (Lattes 2018) e tradotto in italiano (San Paolo 2019): “La mia vita è un miracolo. L’ultima guarigione di Lourdes”. Nel libro suor Bernadette ripercorre le tappe fondamentali della sua guarigione. Una guarigione che è anche una conversione come spiega lei stessa: «Ecco la mia nuova vita. Accettare di essere donata a tutti, di essere disponibile a raccontare le meraviglie di Dio. Non appartenersi più».

Il libro, scritto col giornalista Jean-Marie Guénois, è stato pensato per il grande pubblico, anche non credente. In Francia ha avuto un impatto sociale enorme, se ne è parlato in molte trasmissioni radiofoniche e televisive, spesso con l’intervento diretto di suor Bernadette tramite interviste o inviti a talk show. La storia di Bernadette ha suscitato dibattiti e clamore, e ha risvegliato l’interesse di molte persone dubbiose o lontane dalla Chiesa perché si tratta del racconto di un fatto incontrovertibile, che interroga seriamente sull’esistenza di Dio e sul suo agire nella vita degli uomini.

A chi le chiede il perché di questo libro, Bernadette dice di scrivere «non per la mia gloria, ma per la gloria di Dio e perché me lo ha chiesto la Chiesa». «La grazia che ho ricevuto non l’ho ricevuta per me ma per la mia congregazione e per la Chiesa tutta. Per questo non mi è lecito tenerla per me, devo parlare per testimoniare le meraviglie e i benefici di Dio». Il libro è un vero e proprio mezzo per l’evangelizzazione, per veicolare la Buona Notizia in un paese secolarizzato come la Francia: «Ho ricevuto così tanto con la mia guarigione che mi sento in dovere di gridarlo, di andare sulle piazze a proclamare questa buona notizia: “Dio vi ama e voi non lo sapete!”».

A chi, nonostante la sua eclatante guarigione, continua a nutrire dubbi sul miracolo, Bernadette risponde con le parole della veggente di Lourdes che diceva a chi la contraddiceva: «Maria non mi ha incaricato di convincervi ma soltanto di dirvelo».

A chi le chiede come mai Dio ha voluto guarire lei e non altre persone più giovani, bambini o madri di famiglia, ammette di non saper rispondere: «è un mistero che mi sfugge». Lei che non aveva mai chiesto la guarigione, ma pregato per la guarigione di altri malati, convinta di essere destinata a finire i suoi giorni storpia, indossando un busto e un tutore seduta su una sedia a rotelle. Perché a me, una «religiosa handicappata, che a quel tempo avevo già sessantanove anni?». Perché a me, «Quando ci sono dei casi molto più drammatici»? Perché Dio non ha guarito quella giovane madre di famiglia, quel malato mentale o quel bambino con la leucemia? «Trovo quasi ingiusto guarire!». Alla fine Bernadette ha imparato ad accettare la logica di Dio senza giudicare e mettere a processo l’agire divino, senza pensare ad una guarigione “ingiusta” ne tanto meno a una guarigione “meritata”, due interpretazioni che nulla hanno di cristiano e che mal si accordano con la visione cristiana di un Dio misericordioso. Dopo un tempo di incomprensione, di “risentimento negativo” verso Dio, di “rifiuto” della guarigione, Bernadette sarà capace di accettare con semplicità la volontà di Dio e di dire senza reticenze, come Maria «Eccomi, sia fatta la tua volontà».

Molto più di settanta miracoli

Il un libro pubblicato nel 2015 (A Lourdes, Dieu touche terre, Bayard 2015) François Bernard Michel, Presidente dell’Accademia Nazionale di Medicina e del Comité Medical di Lourdes, parla della sua esperienza nello studio dei casi di guarigione avvenuti a Lourdes. L’estrema cautela nel riconoscere i miracoli – afferma Michel – ha più volte procurato alla Chiesa, da parte dei fedeli, l’accusa di eccessivo rigore nei confronti dell’azione divina, come se si volessero far passare «al setaccio delle scienze gli effetti della bontà di Dio». Infatti sono molte le persone che si sono sentite guarite ma che non si sono viste riconoscere il miracolo da parte del Comitato Medico. Michel riconosce che al di la dei 69 miracoli (fino ad allora) riconosciuti, ci sono molti altri casi di guarigione che non sono entrati nell’elenco ufficiale. Questo perché sono ancora sotto esame o perché mancano elementi che permettano al Comitato di pronunciarsi con sicurezza e in coscienza. Inoltre sono molti i casi in cui la persona guarita ha preferito non segnalare il fatto evitando di affrontare il lungo e faticoso iter di riconoscimento (e l’eventuale rifiuto del riconoscimento del miracolo). A tutto ciò si aggiungono le conversioni miracolose, eventi che non toccano l’aspetto fisico ma quello prettamente spirituale e dunque al di fuori del campo di azione del Comitato Medico. È dunque chiaro che i miracoli avvenuti a Lourdes sono molti di più dei settanta casi ufficialmente riconosciuti.

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