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Debora, l’unico giudice donna menzionata nella Bibbia

DEBORAH

Domaine Public

Philippe-Emmanuel Krautter - pubblicato il 23/01/19

È raro vedere nella Bibbia personaggi femminili profeti o liberatori di Israele. Debora è una rarità, l'unico giudice donna in 40 anni

Il nome “Debora” in ebraico significa “ape”, quell’animale perspicace che costruisce abitazioni per proteggere e rifornire fratelli e sorelle.

Questa metafora si può applicare senza dubbio a quella donna coraggiosa e tenace per 40 anni ha fatto parte dei Giudici di Israele in un’epoca delicata e tesa di fronte all’oppressione che subiva il popolo da parte dei Cananei nel XII secolo a.C..

Debora è menzionata nel libro biblico dei Giudici ed è descritta in questo modo: “In quel tempo era giudice d’Israele una profetessa, Debora, moglie di Lappidot. Essa sedeva sotto la palma di Debora, tra Rama e Betel, sulle montagne di Efraim, e gli Israeliti venivano a lei per le vertenze giudiziarie” (Giudici 4, 4-5).

All’epoca i giudici erano uomini che percorrevano il Paese e venivano consultati per risolvere le controversie e vegliare sul mantenimento dei costumi di Israele. Debora era quindi un’eccezione, e i suoi meriti non furono pochi…

La profezia di Debora

Debora appare nella Bibbia come dotata del dono della profezia. Un giorno fece chiamare Barak, generale degli israeliti, e gli rivelò la volontà di Dio: “Va’, marcia sul monte Tabor e prendi con te diecimila figli di Nèftali e figli di Zàbulon. Io attirerò verso di te al torrente Kison Sisara, capo dell’esercito di Iabin, con i suoi carri e la sua numerosa gente, e lo metterò nelle tue mani”.

Barak rispose all’ordine della profetessa e riunì un gran numero di uomini di sei tribù, non tutte, cosa che poi fu rimproverata alle tribù assenti. Barak chiese a Debora di marciare al suo fianco, consapevole che era stata ispirata da Dio, al che lei rispose: “Verrò con te; però non sarà tua la gloria sulla via per cui cammini; ma il Signore metterà Sisara nelle mani di una donna”.

La battaglia

Sotto la guida di Barak accompagnato da Debora ebbe luogo una grande battaglia delle forze riunite di Israele contro il nemico cananeo guidato da Sisara, con i suoi 900 carri di ferro e tutto il popolo dietro. La lotta fu accanita, un’autentica scena bellica. L’esercito di Sisara era superiore, e la vittoria fu facilmente sua.

Un diluvio provvidenziale ammorbidì però la terra sotto le ruote dei carri nemici, che affondarono nel fango, e l’esercito di Sisara iniziò la fuga. Nessun soldato cananeo si salvò, e vennero passati tutti a fil di spada.

Il capo cananeo riuscì a fuggire e trovò rifugio nella tenda di Giaele, moglie di Eber, un alleato. Giaele violò tutte le norme di ospitalità quando, mentre Sisara dormiva nella tenda, prese un picchetto e glielo conficcò nella tempia. Come aveva predetto Debora, la vittoria arrivava per mano di una donna…

Il cantico della vittoria

Dopo la vittoria, Debora intonò insieme a Barak uno dei cantici più antichi e più noti per la sua bellezza e la sua poesia.

Eccone un estratto: “Dal cielo le stelle diedero battaglia, dalle loro orbite combatterono contro Sisara. Il torrente Kison li travolse; torrente impetuoso fu il torrente Kison… Anima mia, calpesta con forza!” (Giudici 5, 20-21). Il cantico sottolinea il trionfo di Israele in Galilea.

Dopo le sofferenze subite da Israele per la sua indebita condotta, lo spirito di Dio era di nuovo con il suo popolo, sostenendolo nella sua conquista bellica contro questo nemico che simboleggiava il politeismo. Questo episodio, iniziativa di una donna, segnò la pace del popolo di Israele per 40 anni. Per molto tempo ha avuto grande spicco nella letteratura biblica, soprattutto nei Salmi, e continua ad essere una valida lezione sul valore e sul ministero di una donna di nome Debora negli antichi tempi biblici.

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