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Notizie dal mondo: lunedì 31 dicembre 2018

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VanderWolf Images I Shutterstock

Paul De Maeyer - pubblicato il 01/01/19

Elezioni in Bangladesh: vittoria «a valanga» della premier Sheikh Hasina

Nelle elezioni parlamentari che si sono svolte domenica 30 dicembre in Bangladesh, la prima ministra uscente Sheikh Hasina ha ottenuto una vittoria definita «a valanga» dalla BBC. La coalizione di governo guidata dalla premier settantunenne e presidente della Bangladesh Awami League (Lega Popolare Bengalese), ha ottenuto secondo i dati diffusi lunedì 31 dicembre dalla Commissione elettorale ben 288 dei 300 seggi in palio nel parlamento di Dacca. Mentre Sheikh Hasina, che è la figlia maggiore del «Padre della Nazione» Sheikh Mujibur Rahman, potrà iniziare quindi il suo terzo mandato consecutivo (il quarto in totale), l’opposizione ha chiesto alla commissione elettorale di «invalidare immediatamente questo risultato farsesco», così ha dichiarato il leader dell’opposizione Kamal Hossain.

Accusata dall’opposizione di gestire il Paese in modo sempre più autoritario, a spiegare il successo elettorale è secondo la Deutsche Welle il buon andamento dell’economia del Bangladesh. L’anno scorso, così ricorda l’emittente tedesca, il Prodotto Interno Lordo (PIL) del Bangladesh ha fatto registrare una crescita del 7,3%, cioè un tasso più elevato di quello dell’India o del Pakistan. Papa Francesco ha visitato dal 30 novembre al 2 dicembre 2017 il Paese asiatico, che ha accolto oltre 700.000 Rohingya fuggiti dal vicino Myanmar.  

Unione Europea: Romania assumerà il 1° gennaio la presidenza di turno

Martedì 1° gennaio 2019 la Romania assumerà per la prima volta la presidenza di turno dell’Unione Europea. L’evento storico arriva in un momento delicato nei rapporti tra Bruxelles e Bucarest. Come ricorda El País, il Paese è finito «sotto la lente di Bruxelles», preoccupata per le riforme avviate dal governo della premier Viorica Dăncilă, le quali rischiano di minare l’indipendenza della giustizia, per la lotta contro la corruzione e lo squilibrio dei conti pubblici romeni. Un segnale d’allarme sono state le dimissioni da parte del ministro responsabile per gli Affari europei, Victor Negrescu, offerte il 10 novembre scorso, una mossa che ha spinto il presidente romeno Klaus Iohannis a dichiarare che il Paese non era pronto per assumere la presidenza, parole poi rimangiate solo dieci giorni fa.

A rendere il clima tra Bruxelles e Bucarest ancora più difficile è stato il presidente della Commissione Europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, che in un’intervista con la Welt am Sonntag non ha nascosto un certo scetticismo. «La Romania è tecnicamente ben preparata per il semestre di presidenza del Consiglio dell’UE», ha detto Juncker, che poi ha aggiunto: «Ritengo, tuttavia, che il governo a Bucarest non abbia ancora compreso appieno cosa significhi assumere la presidenza degli Stati membri dell’UE. Per negoziati prudenti, è necessaria anche la disponibilità ad ascoltare gli altri e la ferma volontà di mettere da parte i propri desideri. Ho qualche dubbio in proposito». L’esordio della Romania arriva infatti in un momento molto cruciale per la stessa UE. Nei prossimi sei mesi affronterà ad esempio la fase finale della Brexit, inoltre la revisione del sistema di asilo per i migranti e poi a fine maggio le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo.

Crimea: la Russia ha concluso una barriera di protezione

Non mancano i muri in questo mondo. Molto noto e discusso è ad esempio il muro e/o la barriera di protezione che separa Israele dai Territori Palestinesi, inoltre c’è il muro che il presidente americano Donald Trump intende costruire lungo il confine con il Messico per frenare o impedire l’immigrazione clandestina. Adesso anche la Russia di Vladimir Putin ha una nuova barriera. Infatti, i servizi di sicurezza interni FSB hanno annunciato il 27 dicembre di aver concluso i lavori di costruzione di una barriera che nella Crimea separa fisicamente il territorio che Mosca ha annesso dall’Ucraina. A riferirlo è l’agenzia stampa russa Ria Novosti, la quale cita un comunicato dell’FSB, così rivela la BBC (28 dicembre).

L’obiettivo della recinzione, lunga oltre 60 chilometri e munita di filo spinato militare a spirale e sensori, è prevenire «tentativi di infiltrazione da parte di sabotatori» e bloccare il movimento di contrabbandieri e trafficanti di armi, droghe e alcool. In seguito all’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014, anche l’Ucraina ha costruito delle barriere di sicurezza in alcune regioni lungo il confine con la Russia, così ricorda sempre la BBC, ad esempio nelle regioni di Chernihiv e Kharkiv, al nord della capitale Kiev, e in quella di Kherson, vicina alla Crimea. Venerdì 28 dicembre il presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno chiesto invano a Mosca la liberazione «immediata e incondizionata» di 24 marinai ucraini, accusati di aver attraversato nel novembre scorso illegalmente la frontiera nello Stretto di Kerch.

Israele: nel 2018 è aumentata l’emigrazione verso lo Stato ebraico

Nel corso del 2018 quasi 30.000 ebrei hanno compiuto la cosiddetta «aliyah», vale a dire la «salita» verso Gerusalemme, emigrando verso lo Stato di Israele. Lo rivelano i dati rilasciati domenica 30 dicembre dall’organismo che se ne occupa, cioè l’Agenzia Ebraica per Israele. Lo riferiscono i media locali, tra cui i quotidiani Haaretz e Times of Israel. I 29.600 ebrei che secondo le proiezioni hanno scelto di compiere l’aliyah rappresentano un aumento del 4,6% circa rispetto al 2017, quando erano 28.220.

Il gruppo più grande, cioè più di un terzo, è costituito dagli immigrati provenienti dalla Russia. Nel 2018 sono stati infatti più di 10.500, ovvero un aumento del 45% circa rispetto al 2017. In calo invece è il numero di immigrati dall’Ucraina: 6.500, ossia il 9% in meno rispetto all’anno precedente. Mentre è rimasto pressoché uguale il numero degli ebrei che hanno lasciato gli  USA e il Canada (circa 3.550), i 2.660 provenienti dalla Francia costituiscono un calo del 25% rispetto all’anno scorso. In calo è anche il numero di ebrei provenienti dal Brasile e dal Regno Unito: del 4%. In aumento invece sono gli ebrei immigrati in Israele provenienti dall’Argentina: +17%, anche se il loro numero è ridotto: 330. Come ricorda la Deutsche Welle, la «Legge del ritorno», promulgata dalla Knesset nel 1950, consente ad ogni ogni persona di discendenza ebraica di trasferirsi in Israele, a condizione che non ci siano degli impedimenti, ad esempio di natura giudiziale.

Archeologia biblica: le scoperte più affascinanti del 2018

In un articolo del 25 dicembre, il sito LiveScience ha elencato le dieci scoperte più affascinanti realizzate nel campo dell’archeologia biblica nel corso del 2018. L’autrice,  Stephanie Pappas, inizia il breve elenco con l’immagine di Gesù intravista dalla storica dell’arte Emma Maayan-Fanar, dell’Università di Haifa, nelle rovine di una chiesa dell’antica città di Shivta, nel deserto del Negev. La rappresentazione del Battesimo di Gesù risale a circa 1.500 anni fa e viene ritenuta l’immagine più antica del viso di Gesù mai scoperta in Israele. Secondo Haaretz, già un anno fa era stata scoperta a Shivta una scena con la Trasfigurazione di Gesù, ma i tratti del viso non sono stati conservati. L’inverno scorso degli archeologi hanno trovato invece la più antica iscrizione con il nome completo in lingua ebraica di Gerusalemme, ovvero «Yerushalayim» (e quindi non le versioni più brevi «Yerushalem» o anzi «Shalem»). Il testo, antico di circa duemila anni, era iscritto in una colonna scoperta nei pressi dell’International Convention Center di Gerusalemme (noto anche con il nome di Binyanei Ha’uma) e reca la semplice frase «Anania figlio di Dodalos di Gerusalemme». In tutta la Bibbia il nome di Gerusalemme appare ben 660 volte, ma solo 5 volte in modo completo.

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archeologiaisraeleunione europea
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