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Notizie dal mondo: lunedì 10 dicembre 2018

BREXIT
Shutterstock-Alexandros Michailidis
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  1. Francia: discorso alla Nazione del presidente Emmanuel Macron

Il presidente francese Emmanuel Macron si è rivolto in diretta televisiva alle ore 20 di lunedì 10 dicembre alla Nazione, intervenendo per la prima volta dalla sua conferenza stampa in occasione del G20 a Buenos Aires sulla crisi dei «giubbotti gialli». Mentre ha condannato le violenze e parlato di un «comportamento inaccettabile», il presidente ha dichiarato di non dimenticare «la collera dei francesi», definendola «giusta in molti aspetti», e ha annunciato una serie di misure per riportare la calma, tra cui un aumento dello SMIC (o salario minimo) di 100 euro al mese a partire dal 2019 e l’annullamento dell’aumento del «contributo sociale generalizzato» (CSG) per i pensionati che prendono meno di 2.000 euro al mese. «Lo sforzo richiesto era troppo importante», ha ammesso il presidente, che ha constatato «uno stato di emergenza sociale ed economica».

Il discorso di Macron arriva dopo il quarto sabato successivo di massicce proteste contro il carovita e contro la politica fiscale dell’Eliseo e del governo del premier Édouard Philippe. Si calcola che tra sabato 17 novembre e sabato 8 dicembre almeno 720.000 cittadini francesi siano scesi nelle piazze. Anche se è ancora troppo presto per calcolare per intero il costo delle – a volte violente – proteste per l’economia francese, non ci sono dubbi che sarà pesante, suggerisce la BBC.

  1. Regno Unito: la premier May rinvia il voto in Parlamento sulla Brexit

La prima ministra conservatrice Theresa May ha annunciato lunedì 10 dicembre a sorpresa che il cruciale voto in Parlamento sulla Brexit, in programma per martedì 11 dicembre, viene rinviato. In un discorso davanti alla Camera dei Comuni, la premier britannica ha ammesso che avrebbe perso infatti «con un margine significativo» il voto sull’accordo negoziato con l’UE. Mentre la May vuole tornare a Bruxelles per ricevere «garanzie» per quanto riguarda l’Irlanda del Nord e il regime speciale voluto dall’UE, il leader di Labour, Jeremy Corbyn, ha dichiarato che la May ha «perso il controllo degli eventi». Per Pete Wishart, deputato per il Scottish National Party (SNP), la decisione del rinvio costituisce un «monumentale atto di vigliaccheria politica».

Da parte sua, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (ECJ), con sede a Lussemburgo, ha seguito il parere formulato la settimana scorsa dall’avvocato generale, lo spagnolo Manuel Campos Sánchez-Bordona, e stabilito lunedì 10 dicembre che il Regno Unito può revocare «unilateralmente» la notificazione di voler uscire dall’UE, e questo indipendentemente dal parere degli altri Paesi membri dell’UE.

  1. La nuova Guerra Fredda è tecnologica

«La nuova Guerra Fredda è tecnologica», scrive El País, che riflette sull’impatto dell’arresto della direttrice finanziaria o CFO dell’azienda cinese Huawei, Meng Wenzhou, avvenuta il 1° dicembre scorso a Vancouver, in Canada, su richiesta degli Stati Uniti. Secondo il quotidiano madrileno, la vicenda mostra la crescente tensione tra Washington e Pechino «per guidare il futuro dello sviluppo economico e strategico». La posta in gioco è la sicurezza nazionale e la dominazione mondiale, così spiega il quotidiano, il quale ricorda che la Cina è stata nel 2017 il Paese del mondo che ha registrato più brevetti (il 43,6% del totale), più del doppio degli USA.

Nel frattempo continua a crescere il disavanzo commerciale statunitense nei confronti della Cina. A novembre, così afferma il South China Morning Post, che cita i dati pubblicati sabato dalla General Administration of Customs in Cina, il surplus commerciale del gigante asiatico con gli Stati Uniti è salito ad un nuovo massimo di 35,5 miliardi di dollari. Nel novembre 2018 le esportazioni cinesi verso gli USA sono infatti cresciute del 9,7% su base annua a 46,2 miliardi di dollari, mentre le importazioni sono scese del 25% a 10,6 miliardi di dollari.

  1. Global Compact: in Belgio il partito nazionalista fiammingo N-VA lascia il governo

In Belgio l’appoggio del primo ministro Charles Michel al Global Compact, ossia il patto ONU sulla migrazione, ha provocato una crisi di governo. A cinque mesi dalle prossime elezioni, la più grande formazione della coalizione di governo, il partito nazionalista fiammingo N-VA (la sigla sta per Nuova Alleanza Fiamminga), ha deciso di ritirare il proprio sostegno all’esecutivo guidato dal politico liberale francofono. Secondo la formazione fiamminga, il patto promosso dall’ONU è incompatibile con le politiche governative.

Il Belgio non è l’unico Paese dove l’appoggio all’iniziativa è contestato. Vari Paesi hanno deciso di non partecipare ai negoziati, come nel caso degli USA, o si sono ritirati (fra cui Australia, Austria e Cile) o chiedono più consultazioni interne, come nel caso dell’Italia. L’approvazione formale del Global Compact for Migration (GCM), noto anche come Patto Globale per una Migrazione Sicura, Ordinata e Regolare, è avvenuta formalmente lunedì 10 dicembre a Marrakech, in Marocco. Il testo, che del resto non è vincolante, elenca 23 obiettivi «per una migliore gestione della migrazione a livello locale, nazionale, regionale e globale».

  1. Russia: E’ morta all’età di 91 anni l’attivista per i diritti umani Ljudmila Alekseeva

All’età di 91 anni è deceduta sabato 8 dicembre a Mosca, in Russia, l’attivista dei diritti umani  Ljudmila Alekseeva. Nata in Crimea nel 1927, la donna apparteneva alla prima generazione di dissidenti sovietici emersi negli anni ‘60 ed è nota soprattutto come co-fondatrice del Gruppo di Helsinki a Mosca, così ricorda la Deutsche Welle, che definisce la Alekseeva la «grande dama» dei diritti umani ed «icona della società civile» in Russia. Costretta all’esilio negli USA nel 1977, la Alekseeva ritornò in patria nel 1993, dove rilanciò il «Moscow Helsinki Group», sciolto dalle autorità sovietiche nel 1982. Quando il presidente russo Vladimir Putin la visitò l’anno scorso in occasione del suo 90° compleanno, l’anziana donna non ha resistito e ha chiesto la grazia per un ex-senatore in carcere da 12 anni, Igor Izmestev.

La scomparsa della Alekseeva è avvenuta solo due giorni prima del 70° anniversario dell’approvazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani da parte delle Nazioni Unite, il 10 dicembre del 1948 a Parigi. Anche se si tratta di un evento «grande, bello, importante» e il testo (non vincolante) costituisce «una pietra miliare nella storia dell’umanità», «c’è poco da festeggiare», sostiene Heribert Prantl in un commento pubblicato sulla Süddeutsche Zeitung (9 dicembre). Infatti, «il mondo non è diventato più luminoso e sicuro negli ultimi anni, ma più buio e insicuro», scrive l’autore, che denuncia le politiche restrittive in vari Paesi del globo e ricorda che oggi «ci sono più rifugiati nel mondo che mai dalla Seconda Guerra Mondiale».

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