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Il piccolo e brutto segreto del pattinaggio artistico comincia a venire a galla

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Joseph Sohm | Shutterstock

Gina Dalfonzo - pubblicato il 06/12/18

Almeno due campionesse si sono ritirate dalle Olimpiadi

La stagione olimpica non dovrebbe iniziare così.

Le Olimpiadi riguardano speranze e sogni da realizzare, e duro lavoro che finalmente ripaga. Sono un momento entusiasmante per celebrare nuovi eroi. Lo sappiamo tutti – televisione e riviste ce lo ricordano ogni quattro anni (ogni due per chi segue sia i giochi invernali che quelli estivi).

Stavolta, però, la stagione olimpica è iniziata in modo molto diverso.

A settembre Gracie Gold, due volte campionessa statunitense di pattinaggio artistico, ha iniziato a disertare le competizioni, citando vagamente la necessità di ricorrere a un “aiuto professionale”. Già una delle pattinatrici più promettenti sulla scena mondiale, la Gold ha arrancato nella stagione 2016-17, come se tutta la gioia che provava nel praticare il suo sport l’avesse abbandonata.

In questa stagione la Gold ha finalmente fatto un annuncio: ha un disordine alimentare, accompagnato da depressione e ansia. Alla fine ha deciso di ritirarsi del tutto dal percorso olimpico per cui aveva lavorato tanto per concentrarsi sulla sua salute.

E non è stata certo la prima. Appena qualche giorno prima, un’altra delle star del pattinaggio, Yulia Lipnitskaya, aveva annunciato il suo ritiro. Se ricordate bene i vari momenti olimpici, potreste avere impressa nella mente la ragazzina in abito rosso che ha incantato il mondo quattro anni fa pattinando sulle note della colonna sonora di Schindler’s List.

Quello che forse non sapete è che in seguito la Lipnitskaya ha risentito dei riflettori accesi su di lei nella sua Russia natale, e – cosa peggiore – ha sofferto per una dieta iper-restrittiva che l’ha portata all’anoressia. Per il bene della sua salute, ha dovuto rinunciare a una carriera brillante ad appena 19 anni.

La Gold e la Lipnitskaya sono due delle pattinatrici di più alto profilo ad aver mai confessato di avere dei problemi di alimentazione. Il 2017 sembra aver promosso un’insolita onestà su questioni piuttosto importanti, e sembra che non si possa ormai tornare indietro.

I disordini alimentari sono stati il brutto segreto del pattinaggio per fin troppo tempo. Come i ballerini, i pattinatori si sforzano per avere un fisico che permetta loro di saltare, girare e – per le coppie – essere sollevati il più facilmente possibile. Fin troppi di loro hanno cercato di raggiungere quell’obiettivo facendo la fame – spesso essendo del tutto consapevoli della situazione e con l’incoraggiamento degli allenatori.

La medaglia di bronzo statunitense del 2004 Jenny Kirk, una delle prime pattinatrici ad affrontare apertamente il problema, ha scritto dell’umiliazione di essere pesata pubblicamente e di altre pratiche dannose che fanno sì che molti pattinatori diventino ossessionati dal peso. Nel 2014, l’allenatrice russa Eteri Tutberidze era orgogliosa di informare la stampa del fatto che Yulia Lipnitskaya, allora la sua atleta più promettente, a volte andava avanti solo sulla base di “nutrienti in polvere”. A 15 anni. Con ore di allenamento ogni giorno.

Dall’altro lato, un allenatore saggio può aiutare a riscattare un pattinatore o una pattinatrice prima che vada troppo avanti su una strada pericolosa. La medaglia d’argento del 2006 Tanith Belbin a un certo punto era così debole per i disordini alimentari che il suo partner di danza, Ben Agosto, faticava a sollevarla. Per via della sua mancanza di forza e della scarsa capacità di mantenere le posizioni, era come alzare “un sacco di patate”. È stato solo quando la nuova allenatrice Natalia Linichuk ha detto alla Belbin che doveva prendere cinque chili che i due partner sono riusciti a migliorare le proprie prestazioni.

Man mano che emergono altre brutte storie, il mondo del pattinaggio deve scendere a patti con il fatto che gli atleti non sono macchine ma esseri umani. Spesso, soprattutto in uno sport come il pattinaggio, sono molto giovani e vulnerabili, e dipendono fortemente dalle figure autorevoli. I social media aumentano poi la loro vulnerabilità permettendo alla gente di insultare direttamente l’aspetto, il peso e le esibizioni degli atleti via Twitter.

Combinate questa vulnerabilità con la voglia dell’atleta di ottenere il meglio e otterrete una situazione matura per abuso e sfruttamento. Un adolescente con un grande sogno olimpico farà tutta una serie di sacrifici per raggiungerlo. Allenatori e genitori, spesso anch’essi affamati di gloria, possono trarre vantaggio da questa disponibilità e richiedere sempre di più, a scapito della salute.

Come ha affermato Jenny Kirk, “dopo anni in cui il loro destino è nelle mani dei giudici e sono sotto pressione per apparire e agire in un certo modo per ottenere i risultati migliori, l’autostima di un pattinatore diventa fondamentalmente inesistente. Ci sono ogni giorno persone che pesano quello di cui un pattinatore ha bisogno per riuscire a pattinare per raggiungere i risultati migliori nel suo sporto, e visto che nel pattinaggio l’aspetto è tanto importante il peso è spesso una questione primaria”.

Ironicamente, sembra che queste persone non pensino mai che un atleta poco in forma non avrà l’energia per offrire una buona prestazione. Almeno fino a quando l’atleta non crolla.

È difficile per noi che amiamo questo sport esigente affrontarne il lato oscuro, ma con due carriere stellari ormai tramontate è il momento di parlarne. Più ascoltiamo, più parliamo quando ne abbiamo l’opportunità, più insistiamo sul fatto che non è accettabile far morire di fame un bambino per amore della gloria, più possiamo fare per far sì che i responsabili lo siano davvero e incoraggiare più allenatori ad aiutare i loro atleti a rimanere in salute.

Ci aspettiamo molto dai nostri pattinatori – che siano un esempio di potere e grazia, che rappresentino il nostro Paese, ci rendano orgogliosi e ci offrano momenti splendidi da ricordare. Fanno del loro meglio per riuscirci, sottoponendosi a dolore e stress che la maggior parte di noi non riesce neanche a immaginare. Forse hanno il diritto di aspettarsi qualcosa in cambio da noi: che ricordiamo che anche se sembra abbiano capacità straordinarie, in fondo sono solo umani.

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