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Come una cappella dell’Adorazione ha toccato innumerevoli vite

ST BENEDICTS ABBEY,ADORATION
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Se l’Eucaristia è davvero quello che i cattolici dicono che sia – nient’altro che il Corpo, il Sangue, l’anima e la divinità di Cristo realmente presente tra noi –, allora pregare davanti al Santissimo Sacramento dovrebbe essere un’esperienza avvincente che cambia la vita e definisce l’anima.

E lo è davvero.

Ho inserito un messaggio su Facebook per ricevere storie da persone la cui vita è stata cambiata dal Santissimo Sacramento e ho ricevuto risposte sorprendenti. Ho anche scoperto che non devo andare molto lontano per scoprirne i benefici. La cappella dell’Adorazione perpetua della mia chiesa di St. Benedict ad Atchison, Kansas, ne offre abbastanza.

All’inizio ho notato il fenomeno negli incontri presso il Serra Club locale: Cristo chiama spesso dal tabernacolo. Suor Agnes Williams, una suora mariana della diocesi di Lincoln, ha affermato di recente che la cappella dell’Adorazione di San Benedetto “ha cambiato la mia vita”.

Quando frequentava il Benedictine College, nel cui campus è situata la cappella, non cercava la fede, ma l’ha trovata nell’Adorazione.

“È iniziato a poco a poco. Mi fermavo in cappella per un minuto o due prima di andare a lezione o mentre tornavo in stanza. Presto quelle brevi visite sono diventate di 10 e poi 15 minuti, finché alla fine pregavo per un’ora intera. La pace e la quiete insieme a Cristo esposto in uno splendido tabernacolo erano ciò che mi faceva tornare”.

Dice che si fermava in cappella prima di uscire con gli amici e verificava che non aveva voglia di andar via – pur essendo “molto estroversa”.

“È stato in una di quelle brevi visite che ho sentito il Signore dire: ‘Il tuo cuore è stato fatto per appartenere solo a me. Vieni e vedi’”, ha ricordato.

Suor Mary Elizabeth Albers, della Società di Nostra Signora della Santissima Trinità (SOLT), ha scoperto la cappella visitandola con i suoi genitori. “In seguito ho giocato a basket al Benedictine College, e tra sport, studi, scrivere per il giornale universitario e guidare un gruppo di studio biblico a volte mi sentivo oppressa e un po’ vuota”, ha confessato. “Nella cappella dell’Adorazione al campus, però, in silenzio alla presenza di Cristo, ho ritrovato la pace”.

Altri studenti locali sperimentano lo stesso fenomeno: “Al liceo ho messo in discussione la mia fede, ma non ho mai messo in discussione il mio bisogno di recarmi alla cappella dell’Adorazione”, ha detto mio figlio, che ha trascorso un anno un seminario, poi un semestre alla St. Benedict’s Abbey e ora frequenta il Benedictine. “La cappella dell’Adorazione era un posto importante per me al liceo. Ciò non vuol dire che ci andassi regolarmente, ma la grazia di Dio è all’opera, perché quel luogo mi sembrava sicuro indipendentemente da ciò che accadeva”.

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