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C’è ossigeno su Marte. E ora?

Screenshot of video simulation of Mars
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Alcuni ricercatori hanno trovato che le “salamoie” marziane potrebbero contenere molto ossigeno in soluzione, abbastanza per permettere la vita di organismi semplici come microbi o più complessi come spugne

Umberto Guidoni

La notizia è che c’è ossigeno su Marte. Detta così sembra la scoperta dell’acqua calda! Basta un’occhiata alle foto del pianeta per vedere che è rosso, rosso ruggine, a riprova di un fenomeno di ossidazione che ha interessato la sua superficie. In realtà, stiamo parlando di “ossigeno molecolare” che è meno reattivo di quello atomico e molto più importante per la vita.

Dietro questa affermazione ci sono anni di lavoro e di analisi dei dati raccolti dalle sonde sul terreno marziano e in orbita intorno al pianeta. In effetti, grazie alle osservazioni in orbita delle sonde Viking, Mars Reconnaissance Orbiter e dalle esplorazioni sulla superficie dei robot Curiosity, Spirit e Opportunity, sappiamo da tempo che Marte aveva acqua che scorreva liberamente sulla sua superficie e alcuni scienziati pensano addirittura che ci fossero veri e propri oceani sul Pianeta Rosso.

Quest’acqua superficiale è scomparsa miliardi di anni fa, quando Marte ha perduto gran parte della sua atmosfera e si è trasformato nel mondo freddo e arido che conosciamo oggi. Ma sono in molti a credere che alcune aree umide siano sopravvissute fino a oggi, in falde acquifere a grande profondità o in acque salmastre che possono trovarsi appena sotto la superficie, come il lago recentemente scoperto grazie a un radar italiano.

La novità è che alcuni ricercatori hanno trovato che le “salamoie” marziane potrebbero contenere molto ossigeno in soluzione, abbastanza per permettere la vita di organismi semplici come microbi o più complessi come spugne.  Bisogna aggiungere che si tratta di modelli che sono in grado di calcolare la quantità dell’ossigeno disciolto in funzione delle condizioni ambientali; condizioni che variano molto sia nel tempo che da un luogo all’altro, perché dipendono dalla temperatura e, in misura minore, dalla pressione. Quindi variazioni stagionali ma anche legate alla latitudine marziana.

Ci sono alcune prove sperimentali a sostegno di questi nuovi risultati ricavati dai modelli. Ad esempio, il rover Curiosity ha avvistato ossidi di manganese durante la sua esplorazione del cratere Gale e sappiamo che questi minerali richiedono molto ossigeno disciolto per formarsi. Sulla Terra, gli ossidi di manganese si sono formati solo dopo che l’ossigeno molecolare (O2) è diventato stabile nell’atmosfera, circa 2,5 miliardi di anni fa.

Sempre dai modelli, si deduce che le temperature fredde favoriscono una maggiore percentuale di ossigeno nelle acque salate. Quindi, le zone vicino ai poli marziani potrebbero essere abbastanza ricche di ossigeno per supportare la vita di organismi multicellulari. I ricercatori hanno previsto che potrebbero esistere delle “oasi aerobiche” sopra 67 gradi di latitudine nord e sotto 72 gradi di latitudine sud.

Secondo questi risultati, dovremmo cercare tracce di vita in ambienti estremamente freddi piuttosto che in quelli relativamente più temperati, come sarebbe naturale, se ci basiamo sulla vita come lo conosciamo qui sulla Terra.

Si tratta di una deduzione interessante, che merita certamente ulteriori approfondimenti. Le prossime missioni robotiche e, in futuro più lontano, quelle con astronauti potrebbero scegliere di atterrare nelle regioni polari per cercare le tracce di vita marziana.

QUI L’ORIGINALE

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