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Come vivere in pace di fronte al futuro che mi angoscia?

BIRD
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C’è una fonte che pacifica la mia paura

A volte non chiedo a Dio nel modo corretto. Non so cosa mi conviene. Chiedo il successo in tutto ciò che faccio. Chiedo tante cose che mi attirano e che desidero. Non so se mi convengono. Chiedo il potere.

E l’unica cosa che vuole sapere Gesù è se sono capace o meno di bere il suo calice, di passare per il suo Battesimo. Ogni giorno bevo dal suo calice, il suo Sangue nell’Eucaristia.

Ma non ne considero l’importanza, e spesso dimentico la profondità del gesto. Dimentico il dolore della croce e le esigenze della sofferenza. L’amarezza di quel Sangue che mi chiede di essere generoso.

Guardo la croce, guardo il calice, e mi sento molto debole di fronte a quella sfida così grande. Se mi soffermo e ci penso mi rispondo “Non voglio bere il calice”. Voglio i primi posti.

Mi fanno paura il dolore, la croce, l’umiliazione. Mi spaventa soffrire. Che senso ha? Il cuore è fatto per amare ed essere amato. Per godere la vita ed essere felici. E io non voglio soffrire.

In questi giorni di dolore per la Chiesa per la questione degli abusi penso al calice che devo bere. All’amarezza dell’umiliazione.

Penso al dolore di tante vittime innocenti che hanno sofferto tanto. La croce di quella sofferenza su cui non contavano, e che non volevano, mi commuove.

Quel dolore custodito nel petto come una ferita profonda è quello che mi lacera oggi. Mi fa male il dolore di tanti innocenti.

Guardando oggi il calice del disprezzo, del rifiuto, dell’umiliazione, penso a loro, prego per loro. È difficile accettare la sofferenza – propria e altrui.

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