Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

L’Islanda ha eliminato la sindrome di Down… con l’aborto

DOWN
Shutterstock-Denis Kuvaev
Condividi

Il Paese viene lodato per l'assistenza sanitaria finanziata dallo Stato, ma chi sceglie di dare alla luce un bambino Down è ritenuto egoista perché usa risorse destinate a persone “sane”

Un politico cinico – e ce ne sono a bizzeffe – direbbe che il modo migliore per porre fine alla povertà è eliminare i poveri. La maggioranza lo fa in modo astratto, ma l’idea si è diffusa – almeno in Islanda, sul tema dei bambini con la sindrome di Down nel ventre materno.

Secondo quanto scrive l’attrice statunitense Patricia Heaton in un articolo pubblicato dalla rivista America, “l’Islanda non sta eliminando la sindrome di Down, sta solo uccidendo tutti quelli che ne sono affetti”.

Insicurezza

La Heaton, protagonista della sit-com The Middle, della rete televisiva statunitense ABC, ma più nota per il suo ruolo di Debra Barone in Tutti amano Raymond, per cui ha vinto un premio SAG e due Emmy, riferisce di essere rimasta sorpresa quando ha letto un tweet della CBS News che diceva: “L’Islanda è sul punto di eliminare virtualmente la sindrome di Down attraverso l’aborto”.

Il tweet è vero, ma è una terribile verità. “Sì”, scrive la Heaton, “quasi il 100% dei bambini non nati a cui viene diagnosticata la sindrome di Down in Islanda viene orribilmente abortito. Alcune delle persone intervistate nell’articolo, però, non sembravano del tutto sicure che fosse corretto”.

L’ospedale che realizza tutti gli aborti in Islanda ha una sala speciale per la procedura, e riconosce l’assassinio dando alla madre del bambino abortito un cartoncino per “pregare” che indica il sesso e il peso del bambino, insieme alle sue impronte.

“La nascita di qualsiasi bambino porterà grandi cambiamenti nella vita dei genitori, e questo è tanto più vero quando si tratta di un bambino con una disabilità. Che questo cambiamento venga visto come positivo o negativo dipende spesso da come vengono comunicate le notizie”, scrive la Heaton.

“Molti genitori si sono lamentati del fatto che i medici tendano a dipingere un quadro estremamente grave quando assistono mamme e papà che hanno scoperto di aspettare un figlio o una figlia con la sindrome di Down”.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni