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Amiamo il capo degli angeli: l'arcangelo Michele

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don Marcello Stanzione - pubblicato il 26/09/18

Arcistratega, capo supremo delle milizie celesti, principe degli angeli, campione del Bene e simbolo delle lotta contro il Male nella quale si gioca tutta la nostra esistenza, guida delle anime nell’aldilà, entità dotata di poteri taumaturgici, patrono delle acque, abitatore dei luoghi alti e delle caverne: tutto questo è l’arcangelo Michele, il cui nome significa Chi come Dio?Fin dall’inizio dei tempi l’arcangelo Michele accompagna la storia dell’umanità: lo troviamo a guardia delle porte del paradiso quando Adamo ed Eva ne furono cacciati, sarà lui ad accompagnarci nel grande viaggio nel mondo ultraterreno e a suonare la tromba nel giorno del giudizio. Michele, quindi, è inizio e fine. Fra tutti gli angeli è il più amato, il più presente nella storia dell’uomo, al quale in più occasioni è apparso operando prodigi: il gran numero di santuari, chiese, grotte, torri, ospedali, caserme, cimiteri e cappelle a lui intitolati, inferiore soltanto a quello dei luoghi di culto dedicati alla Vergine Maria, attesta la venerazione che l’umanità da sempre gli porta. E questo sebbene l’arcangelo, non essendo mai vissuto sulla terra, non abbia territorialità ne’ collocazione storica.

I suoi devoti sono stati e sono legione: persone che si riconoscono nelle sue battaglie, impegnate nella difesa dei diritti umani, della giustizia, della natura, dell’arte, della bellezza, della verità – del Bene quindi, in ogni suo aspetto ed accezione.

Michele, allora, come campione e simbolo dell’evoluzione dell’umanità, della sua crescita armoniosa. Di lui abbiamo oggi un crescente bisogno e una inestinguibile nostalgia, poiché Michele è essenzialmente il “Volto” di Dio, colui attraverso il quale Dio – concepito come energia in dinamico divenire – si manifesta.

“Un’apparizione di Michele equivale a un’apparizione della Shekinah (che in ebraico significa ‘presenza di Dio’)”, scrive Henry Corbin, grande esperto di storia delle religioni, nel suo libro Il paradosso del monoteismo.

E continua: “Come rivela il nome (Mi-cha-el, Qui ut Deus?), egli è il doppione, l’immagine (eikon) di Dio, è un essere che appartiene a un ordine eccezionale, infinitamente superiore agli altri angeli e ai santi. Si manifesta al mondo tramite le teofanie, quale un bagliore, un riflesso del Volto divino, come ricorda una glossa medievale (anonima): “Ovunque tu scorga cosa meravigliosa e grande, hai a che fare con san Michele”. Dalla Sacra Scrittura emerge chiaramente la figura di San Michele Arcangelo come vindice della gloria di Dio contro gli angeli ribelli; è oggi Protettore della Chiesa come lo era stato dell’Israele dell’antica alleanza. La sua missione continua nella Chiesa di Cristo per la vittoria su Satana e il male.

Il culto di San Michele Arcangelo, nacque in Oriente ed è un’eredità della sinagoga e si sostituì spesso a culti pagani. In Occidente il culto micaelitico si diffuse maggiormente nei centri che subivano l’influenza Bizantina.

Lo storico Sozomeno, del V secolo, afferma che l’imperatore Costantino, in seguito ad una visione da lui avuta dell’Arcangelo, eresse il celebre santuario dedicato a San Michele presso il promontorio Hestie sul Bosforo. Tale culto a San Michele si sviluppò a tal punto che già nel VI secolo a Costantinopoli e dintorni si contavano una decina di chiese a lui dedicate.

In Egitto i primi cristiani consacrarono il fiume Nilo a San Michele e ancora oggi il 12 di ogni mese i Copti dell’Etiopia celebrano un particolare rito in suo onore.

Anche i Longobardi si fecero promotori di tale devozione angelica, specialmente dopo la vittoria conseguita verso il 662 sulle truppe dell’imperatore Costantino II presso Siponto il giorno 8 maggio.

Lungo la via Salaria a circa sei miglia a nord di Roma, nel quinto secolo venne elevata una basilica in onore di S. Michele, la cui festa era il 29 settembre, data della “Dedicatio sancti angeli“. In questa data con la riforma Liturgica dopo il concilio ecumenico Vaticano II si pensò di far confluire in una sola le altre feste di San Gabriele (24 marzo) e San Raffaele (24 ottobre).

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