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Quando i monaci del XII secolo videro la Luna dividersi in due

PHASE OF THE MOON

阿爾特斯 | CC BY-SA 3.0

J.P. Mauro - pubblicato il 10/09/18

Sono state avanzate molte teorie al riguardo, ma forse non avremo mai la certezza

Alla fine del XII secolo, presso la Christ Church di Canterbury c’era un cronico di nome Gervaso. Al di là delle questioni collegate al suo ufficio, si sa relativamente poco della vita di questo monaco, che viene spesso confuso con uno dei tanti altri Gervaso della stessa epoca. È nelle cronache di Gervaso di Canterbury, però, che possiamo trovare uno dei passi più curiosi negli annali della città famosa per la sua cattedrale.

I registri affermano che cinque monaci riferirono a Gervaso di aver visto una cosa strana poco dopo il tramonto del 18 giugno 1178:

Videro “il corno superiore [della luna] diviso in due”. Oltre a questo, aggiunge Gervaso, “dal punto centrale della divisione si sprigionava una luce fiammeggiante, che riversava a una distanza considerevole fuoco, carboni ardenti e scintille. Nel frattempo, il corpo della Luna sottostante si contorse, come se fosse in preda all’ansia, e per dirla con le parole di chi me lo ha riferito e lo ha visto con i propri occhi la Luna pulsò come un serpente ferito. In seguito riassunse il suo stato normale. Questo fenomeno si ripeté una dozzina di volte o più, con le fiamme che assumevano varie forme e si torcevano per poi tornare normali. Dopo queste trasformazioni, la Luna da corno a corno, ovvero lungo tutta la sua lunghezza, assunse un aspetto nerastro”.

Non è chiaro se i monaci credevano che si trattasse di una visione mistica o se attribuivano un significato più profondo a ciò che avevano visto. Nei registri di Canterbury non ci sono ulteriori menzioni a questi eventi. La storia, ad ogni modo, ha lasciato perplessi astronomi e scienziati, che hanno avanzato molte teorie su ciò che potrebbe aver provocato questa visione unica e apparentemente isolata.




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Nel 1976, il geologo Jack B. Hartung ha affermato che la descrizione assomigliava molto a quello che si era visto durante la formazione del cratere noto come Giordano Bruno, relativamente nuovo considerando l’età della Luna.

Possiamo dire che Giordano Bruno è nuovo in base al vivido sistema di raggi – linee formate dai detriti a causa dell’impatto di un meteorite – visibile ancora oggi.

MOON
NASA - Public Domain

Visto che la Luna viene spesso colpita da micrometeoriti, che alzano polvere e coprono queste linee, possiamo dire che il cratere Giordano Bruno si è formato in qualche momento della storia umana e non è impossibile che ciò sia avvenuto nel 1178.

In questa teoria ci sono ad ogni modo delle lacune. La creazione di un cratere grande come Giordano Bruno solleverebbe abbastanza detriti da creare una tempesta di meteore lunga una settimana visibile in tutto il mondo, ma non esistono resoconti di questo tipo in nessuna delle culture astronomiche più importanti dell’epoca – europea, cinese, araba, giapponese, coreana…

Nel 2001 Paul Withers, dello University of Arizona Lunar and Planetary Laboratory, ha proposto una nuova teoria:

“Penso che si siano trovati nel posto giusto al momento giusto per guardare il cielo e vedere una meteora che si trovava direttamente davanti alla Luna e veniva verso di loro”, ha affermato Withers. Questa idea è stata fortemente suggerita da altri in un lavoro scientifico del 1977.

“Ed era una meteora piuttosto spettacolare, che si infiammava nell’atmosfera terrestre – sibilando, gorgogliando e schizzando. Stando nell’angolo tra uno o due chilometri sulla superficie terrestre si sarebbe ottenuta la geometria perfetta”, ha affermato. “Ciò spiegherebbe perché è registrato che solo cinque persone l’hanno visto”.

È ovviamente impossibile provare questa teoria o qualsiasi altra relativa a ciò che hanno visto i cinque monaci di Canterbury. È ugualmente probabile che i monaci abbiano avuto una visione mistica e che un meteorite abbia catturato la loro attenzione nella giusta angolazione e al momento giusto.

È forse importante il fatto che se i monaci usavano corni e serpenti per descrivere la scena, non l’hanno mai equiparata a un passo della Bibbia e non hanno mai affermato che fosse qualcosa di più di quello che hanno visto. Dall’altro lato, è anche possibile che Gervaso di Canterbury abbia solo registrato i fatti relativi a ciò che i monaci avevano visto, piuttosto che le loro speculazioni su ciò che avrebbe potuto essere.

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