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Sacerdote veneto lancia la “tassa sulla sposa”: più l’abito è corto, più si paga

© Louise ALLAVOINE/CIRIC
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Una provocazione che ha fatto indignare qualcuno, ma che ci ricorda che il matrimonio in Chiesa non è una passerella...

Si vedono talvolta spose uscire dalla Chiesa con vestiti che ci si aspetterebbe in ben altri contesti, qualcuno dirà “è la moda”, a volte è invece una questione di rispetto e di buon senso (oltre che di buon gusto). E’ quello che deve aver pensato don Cristiano Bobbo, parroco di Oriago e Ca’ Sabbioni, in provincia di Venezia, che sulle pagine del settimanale parrocchiale «Una voce nella Riviera», ha suggerito di tassare i vestiti da sposa più appariscenti e succinti. Un’idea nata dall’esasperazione del parroco costretto ad officiare sempre più matrimoni in cui la sposa dimentica «la semplicità e il buon gusto» per lasciarsi andare alle «deformazioni della moda, che oggi sembra imporre modelli che amano sguazzare nel fango dei sentimenti e delle esperienze possibilmente deviate o debordanti» (Corriere del Veneto, 4 settembre).

 

Il buongusto e la virtù della temperanza

Per il sacerdote «sarebbe importante che le spose facessero comprendere anche attraverso la semplicità e il buongusto del loro vestito la delicatezza, la poesia e la freschezza del momento che stanno vivendo» (Ansa).

Questo perché, prosegue don Cristiano, «C’è uno stile di dignità e riserbo che dev’essere riconquistato; c’è un rispetto dell’altro che è alla base di una vita sociale seria e serena».

Don Bobbo vuole risvegliare il buon senso prima ancora del sensus fidei, lo fa con leggerezza e con ironia, e non tutti hanno colto l’occasione per farsi un sano esame di coscienza. La suggestione del parroco di Oriago ha infatti già raccolto repliche discordanti, e i fedeli si sono divisi tra chi si accoda alla polemica sollevata, e i tanti indignati per la presunta ingerenza del prete nella sfera personale, tuttavia – aggiungiamo – per chi non vuole intromissioni nella sua cerimonia c’è pur sempre il matrimonio in Comune…

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