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Cos’è l’abuso spirituale? Si verifica nella Chiesa cattolica?

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Luis Santamaría del Río - pubblicato il 25/08/18

Un fenomeno che va al di là della pederastia

Nella sua recente Lettera al Popolo di Dio (20/08/18), Papa Francesco ha messo ancora una volta al centro dell’attenzione della Chiesa “la sofferenza vissuta da molti minori a causa di abusi sessuali, di potere e di coscienza commessi da un numero notevole di chierici e persone consacrate”.

Accanto a questi abusi, ricorda, c’è la cultura del silenzio, dell’indifferenza o perfino della complicità.

Al di là degli abusi sessuali

Il Pontefice non ha limitato la sua riflessione alla dimensione sessuale, e non si è riferito neanche solo ai minorenni.

Il problema ha dimensioni più ampie, e per questo sottolinea in più di un’occasione che si verificano anche abusi “di potere e di coscienza”. Perché insiste su questo?

La realtà ci mostra casi in cui si può cadere in atteggiamenti settari all’interno della Chiesa, con pratiche comuni nel mondo delle sette ma che si possono riprodurre anche in diocesi, parrocchie, seminari, comunità consacrate, associazioni di fedeli…

Già nel 1986, il documento della Santa Sede sulla sfida pastorale delle sette segnalava che alcune mentalità o atteggiamenti di setta, come l’intolleranza o il proselitismo attivo, si possono riscontrare anche in gruppi cristiani o all’interno di alcune Chiese o comunità ecclesiali.

Tecnicamente non possiamo parlare dell’esistenza di sette all’interno della Chiesa cattolica. Si possono invece verificare, e di fatto si verificano, comportamenti settari che possono danneggiare le persone che fanno parte di questi gruppi.

È anche vero che la Chiesa dispone di strumenti normativi per correggere e prevenire queste deviazioni.

Una nuova definizione: abuso spirituale

Negli ultimi tempi si usa una definizione per riferirsi alle pratiche dannose che si possono verificare all’interno di una comunità religiosa, che abbia o meno nella sua prassi generale dinamiche distruttive o manipolative. Si può quindi riscontrare sia nelle religioni che nelle sette. Si tratta dell’“abuso spirituale”.

Come spiega l’International Cultic Studies Association (ICSA), una delle principali entità dedicate al fenomeno settario, alcuni applicano questa definizione a “qualsiasi tipo di abuso psicologico, fisico o sessuale che abbia luogo in un contesto religioso”, mentre altri puntano in modo specifico a “manipolazioni che danneggiano il rapporto di una persona con Dio o con il proprio essere interiore”.

Cosa include l’abuso spirituale? La ICSA indica alcuni dei suoi effetti: “autostima danneggiata, dipendenza indotta, minore capacità di avere fiducia e reazioni emotive come ira, ansia e depressione”.

Gli esperti aggiungono che “in alcuni casi si può vedere anche scossa la propria fede in Dio”.

L’etichetta “spirituale” è determinata dal contesto religioso in cui si verificano queste pratiche dannose per la persona, visto che nella maggior parte dei casi potrebbero definirsi anche “abuso psicologico” o “abuso emotivo”.

Un abuso di autorità

Stiamo quindi parlando di manipolazione e restrizione della libertà personale in questioni che hanno a che vedere con il rapporto della persona con Dio, le sue convinzioni (siano esse religiose o semplicemente filosofiche), la sua autodeterminazione vitale e la capacità di pensare da sé.

“Anche se è spesso associato ai gruppi settari, l’abuso spirituale può verificarsi anche in denominazioni religiose stabilite, quando i pastori o altri abusano della propria autorità o quando gli individui violano i limiti etici nel proselitismo o in altri tipi di situazioni di influenza”, spiega la ICSA.

La chiave è nell’esercizio dell’autorità in modo immorale, cercando di sottomettere gli altri anziché cercarne il bene, come si suppone che debba accadere nelle comunità religiose.

Questo abuso di potere può arrivare a provocare nelle vittime episodi di ansia, depressioni croniche e traumi.

La ICSA ricorda che il potere corrompe, e per questo l’autorità comporta un rischio di abuso, il cui livello dipende dalla maturità di chi detiene il potere.

In questo modo, “genitori, professori, terapeuti, pastori, sposi e altri possono correre il rischio di abusare di coloro su cui esercitano diversi livelli di potere”.

Risorse per le vittime e le persone coinvolte

Oltre alle associazioni di vittime e ad altre piattaforme di professionisti che possono aiutare le vittime dell’abuso spirituale, le stesse confessioni religiose hanno ideato meccanismi per accompagnare e recuperare quanti hanno subìto questi danni.

Una ricerca su Internet può dare un’idea delle varie risorse che si possono trovare, ad esempio, negli Stati Uniti, per chiedere aiuto basandosi su una proposta confessionalmente cristiana.

Anche la Chiesa cattolica, a livello istituzionale, ha preso sul serio il tema della pederastia, anche se ci sono state grandi carenze, come dimostra l’ultima lettera di Papa Francesco.

Ad ogni modo, non sembra che si presti la stessa attenzione alle famiglie che chiedono aiuto nelle situazioni in cui non sono coinvolti minorenni e non ci sono necessariamente abusi sessuali.

Bisogna fare qualcosa

Cosa devono sperare dei genitori che si rivolgono a un vescovo, ad esempio, per denunciare un presunto comportamento settario o di abuso psicologico nei confronti di uno dei loro figli da parte di un’istituzione riconosciuta dall’autorità ecclesiastica?

L’esperienza ci dice che in molti casi non ricevono altro che ascolto e parole di incoraggiamento.

Come per quanto riguarda gli abusi sessuali di minori, la Chiesa deve prendere sul serio il problema di quelli che il Papa definisce abusi “di potere e di coscienza” nei contesti cattolici, più difficili da dimostrare di qualsiasi tipo di maltrattamento fisico o abuso sessuale.

Ad ogni modo, esistono e devono essere affrontati, perché provocano un danno a volte irrecuperabile nelle vittime.

Un esempio del fatto che ciò è possibile lo dà la Conferenza Episcopale Francese, che nel 2013 ha riorganizzato il proprio dipartimento dedicato al fenomeno settario – chiamato “Pastorale, nuove credenze e derive settarie” – destinando uno dei suoi uffici proprio agli abusi all’interno della Chiesa, visto che “le patologie di ‘credere’ possono coinvolgere anche le comunità cattoliche”.

Per questo, si è proposto di “seguire queste derive” e preparare un materiale “che si deve consegnare alle ‘vittime’ per ricordare loro i propri diritti e indicare quali sono le procedure che possono utilizzare dal punto di vista sia canonico che civile”, oltre a stabilire che “le vittime delle derive settarie nella Chiesa devono essere ascoltate da un rappresentante della Chiesa, ovvero un vescovo designato per questa missione”. Un esempio che tutti gli episcopati nazionali dovrebbero seguire.

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