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La carica dei centenari

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Rawpixel.com - Shutterstock
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Le sfide poste dall’aumento dell’aspettativa della vita

Domenica 22 luglio scorso è deceduta all’età di 117 anni la persona più longeva al mondo. Si trattava di una donna giapponese, Chiyo Miyako, residente a Yokohama, il capoluogo della prefettura di Kanagawa, sull’isola di Honshū, a sud della capitale Tokyo.

Nata il 2 maggio del lontano 1901, Chiyo Miyako veniva chiamata dai suoi familiari la “dea” ed era diventata nell’aprile scorso la persona più anziana del pianeta dopo il decesso di un’altra donna giapponese, Nabi Tajima, la quale era stata fino alla sua morte l’ultima persona vivente nata ancora nel XIX secolo [1].

A portare ora il titolo di persona più longeva del pianeta è sempre un’altra donna giapponese. Si chiama Kane Tanaka, ha 115 anni e vive in una casa per anziani a Fukuoka, sull’isola di Kyūshū. La Tanaka è nata il 2 gennaio 1903. Anche l’uomo più anziano del mondo è del resto giapponese. Secondo il ministero della Salute, l’uomo si chiama Masazo Nonaka e vive a Ashoro, sull’isola settentrionale di Hokkaido. Ha 113 anni appena compiuti.

Il Giappone: terra di anziani

Anche se la sua popolazione è in calo — nel corso del 2017 è diminuita infatti per il settimo anno consecutivo –, il Giappone è oggi il Paese con il più alto numero di over 65enni al mondo, così ricorda l’ANSA. Inoltre, nel Paese del Sol Levante gli ultra 75enni sono 17,4 milioni su un totale di 127,7 milioni di abitanti. La sola isola di Okinawa, conosciuta anche come la “terra degli immortali”, conta centinaia di centenari.

Tra le spiegazioni per questa straordinaria longevità spiccano due elementi. Per primo la dieta. Invece di carne rossa — anche se il manzo di Kobe viene ritenuto il migliore al mondo –, i giapponesi prediligono il pesce, ricco di acidi grassi omega 3, fondamentali per la salute cardiovascolare, e inoltre cibi come il tofu (noto anche come il “formaggio di soia), poi le alghe e anche i polpi, che riducono il rischio di sviluppare tumori e l’arteriosclerosi, così sottolinea USAToday.

Un altro elemento di spiegazione, continua la stessa fonte, è il fatto che il sistema sanitario giapponese è uno dei più accessibili al mondo. Il governo paga o rimborsa il 70% di tutte le spese mediche, una percentuale che può salire al 90% per i cittadini con reddito basso.

E l’Europa?

Anche alcuni Paesi del continente europeo vantano un alto numero di centenari. Secondo lo studio Centenarians in Europe, lanciato l’anno scorso e basato sui dati dei censimenti, nel corso del 2011 c’erano in 32 Paesi europei 89.156 cittadini che avevano 100 o più anni.

Il rapporto o ratio di ultracentenari era il più alto in Francia, Italia e Grecia, mentre in Bulgaria, Romania e Croazia era il più basso. La grande maggioranza di loro erano poi donne. La proporzione di uomini tra gli ultracentenari era infatti solo il 16,5% del totale, dunque meno di un quinto, anche se con grandi variazioni: dal 13% circa in Paesi come Germania, Lettonia e Belgio, al 37% in Ungheria.

In Italia, la terra per eccellenza degli ultracentenari è il Cilento, noto del resto non solo per il suo mare limpidissimo ma anche per essere la “patria” o la “culla” della cosiddetta “dieta mediterranea”. Situato nella regione Campania, a sud di Salerno e di Battipaglia, il Cilento conta più di trecento ultracentenari, una densità che supera persino quella della “studiatissima” isola di Okinawa, così scrive La Stampa. Ad Acciaroli l’età media è di 85 anni per gli uomini e di 92 per le donne, continua il quotidiano torinese.

Uno studio pilota condotto da scienziati italiani e californiani ha evidenziato che gli ultracentenari del Cilento hanno bassi livelli ematici di adrenomedullina, un ormone ad azione ipotensiva, che garantisce “una buona perfusione sanguigna degli organi e dei muscoli”, così ha spiegato il professor Salvatore Di Somma, dell’Università “La Sapienza” a Roma.

Aspettativa di vita

L’incremento del numero di ultracentenari in Europa è frutto dell’aumento dell’aspettativa di vita. Dai dati dell’agenzia europea per la statistica, Eurostat, emerge che dal 2000 al 2015 l’aspettativa di vita alla nascita è aumentata di 2,9 anni nei 28 Paesi membri dell’Unione Europea, da 77,7 a 80,6 anni, con un incremento di 2,4 anni per le donne e di 3,4 per gli uomini.

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