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Padre Samir: Migranti e islam, cosa deve fare l’Europa

MUSLIM,PRAYER,PROSTRATE

Shutterstock

Asia News - pubblicato il 04/08/18

Al presente, il Paese si sta riprendendo con molta lentezza. I problemi sono lungi dall’essere risolti e il numero di migranti è di diversi milioni: nessuno sa se potranno mai tornare nel loro Paese.

Di nuovo, il fanatismo religioso – questa volta tra sette musulmane – ha completamente distrutto il Paese. E il problema fondamentale dell’islam riappare automaticamente, perché l’Islam è un progetto, sia politico che religioso.

7. Cosa fare per i cristiani in Medio Oriente, perché stiano bene e non emigrino?

I cristiani non sono la causa del loro problema. Lo è piuttosto una visione dall’islam, che stabilisce una discriminazione religiosa tra musulmani e gli altri. Per questo si tratta di agire presso i musulmani. Si tratta di cambiare il modo di pensare, dalla sfera religiosa a quella politica.

È un problema culturale, legato al concetto stesso di religione. Anche il cristianesimo ha conosciuto questa identificazione tra religione e politica, e ha dovuto lentamente liberarsene.

Questo è più difficile per i nostri fratelli musulmani, perché l’unità di religione e politica è completa sin dall’inizio. L’Europa potrebbe aiutare culturalmente il mondo musulmano, impostando condizioni chiare per l’utilizzo degli aiuti europei. Sarebbe un contributo molto apprezzato anche da tanti musulmani.

Un problema simile si può trovare nello Stato di Israele, dove Stato e religione si mescolano, fino a creare ingiustizie riguardo a chi non è ebreo (in particolare i musulmani). Questa posizione israeliana rafforza la posizione dei musulmani estremisti.

Queste dimensioni del problema non vengono prese sul serio dall’Europa.

8. L’integrazione dei musulmani nella società europea può avere successo?

Direi di sì e ciò avviene attraverso l’educazione e la pratica. Anzitutto nella scuola. Qui, il futuro si sta preparando trattando ragazzi e ragazze con lo stesso rispetto, europei di origine e migranti, cristiani e non cristiani, allo stesso modo, e così via.

Poi, nella vita quotidiana, trattare tutti allo stesso modo, con più comprensione per qualcuno che è appena arrivato, con tutti i requisiti del Paese: non solo nelle cose visibili, ma anche nella vita privata, nei comportamento tra uomini e donne, tra ragazzi e ragazze, tra musulmani e non musulmani, nell’educazione scolastica come nella vita sociale e nelle leggi.

In breve, si tratta di educare la mentalità degli immigrati, per il meglio. Ma anche nella speranza che lo insegnino anche a coloro che sono rimasti nei loro Paesi d’origine, oppure coloro che un giorno ci torneranno.

L’aiuto materiale per i migranti – il pane, il tetto – non è sufficiente. È molto, ma non è abbastanza! L’emigrato deve anche ottenere un aiuto culturale, ricevendo anche la testimonianza di una dimensione spirituale, l’ideale europeo e cristiano, la fratellanza universale. Dare all’altro, chiunque esso sia, il meglio che abbiamo, in particolare la vera, assoluta e universale fratellanza, come ci ha insegnato il Vangelo!

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA “ASIANEWS”

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Tags:
dialogo islamo cristianoislam
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