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“Non vado in chiesa perché non mi piacciono le persone”

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Jovens de Maria - pubblicato il 11/07/18

Dobbiamo scorgere un segnale d'allarme in qualsiasi motivo che ci porta ad allontanarci da Dio

È vero che andare in chiesa può non essere a volte l’esperienza più gradevole di tutte. Molte cose possono non piacerci, dalla musica o da un certo stile di celebrazione per chi sta avendo un primo contatto a una certa sfiducia, alla conoscenza delle imperfezioni e a certi disaccordi sperimentati da chi è già un po’ più impegnato. Ma quali di queste ragioni sarebbero sufficienti per smettere di andare in chiesa?

In primo luogo, se qualsiasi ragione ci porta ad allontanarci da Dio dobbiamo cercare di capire se non stiamo forse cadendo in qualche forma di tentazione. In ultima istanza, cosa cerchiamo in chiesa se non Dio? E le difficoltà che possiamo sperimentare non saranno mai un ostacolo insormontabile per una persona che cerca davvero una vita cristiana autentica. Giobbe è un esempio sempre ricordato del fatto che le difficoltà non ci allontanano necessariamente dal Signore. E difficilmente le esperienze negative che viviamo nella Chiesa assomigliano a quelle della vita di Giobbe.

Dall’altro lato, non si può negare che a volte le situazioni siano così complicate che può essere difficile sopportare o impegnarsi al punto di cambiare. Capitemi bene. Con la Grazia di Dio tutto è possibile, tutti gli ostacoli e le difficoltà possono essere superati, ma sarebbe molto facile dire che bisogna sempre sopportare quello che non va, confidando nella soluzione del problema. A mio avviso, la risposta è più complicata.

Torniamo a una questione fondamentalmente morale. Facciamo un altro esempio per cercare di chiarire la cosa. Conosciamo tutti il comandamento “Non uccidere”. E non dobbiamo uccidere, a meno che non ci si trovi, ad esempio, in una situazione di legittima difesa. In questo caso, esiste un dovere nei confronti della propria vita che sembra precedere il comandamento. Ciò illustra semplicemente il fatto che la vita cristiana non è una semplice applicazione di regole fredde a tutti gli individui, considerati ugualmente capaci di rispondere a queste regole. Al contrario, parlando da un punto di vista morale, la vita cristiana diventa proprio lo sforzo di ogni persona, coadiuvato dalla grazia divina, di avvicinarsi sempre più al modello di uomo pieno che è Gesù.

Ma non allontaniamoci dal nostro tema. Torniamo al problema di andare o meno in chiesa per via delle persone che ci danno fastidio per qualunque ragione. Una persona può reagire a questo dicendo che si sente chiamata a prendere su di sé quella croce, a risolvere il problema, a sforzarsi di superare quella situazione. Ottimo! Ma questo non significa che tutti debbano reagire in questo modo. Un’altra persona può dire: “Per me, in questo momento della mia vita, è impossibile, per questo e quest’altro motivo, superare questa situazione”. Se è un discernimento vero e non una fuga dai problemi, anche questa è volontà di Dio. E agendo in base a questo, la persona può cercare un luogo che la aiuti a crescere nella sua vita cristiana e magari in seguito a tornare con forze rinnovate per affrontare la situazione. La vita cristiana richiede un discernimento costante. E spesso cadiamo in regole fredde che decidono la vita per noi.

Pensiamo infine a Gesù. Egli è venuto al mondo perché ci ama, ma meritiamo questo amore? E se il suo atteggiamento fosse stato quello di non venire nel mondo perché non gli piacevano le persone che lo abitavano? È strano pensarlo, ma la chiamata ad amare anche e soprattutto i nemici è lì, ed è stata rivolta da Gesù. Per questo, facciamo sempre l’esercizio di guardare gli altri con amore, per quanto possa sembrare difficile in un primo tempo. E quello sguardo passa anche per il fatto di amare colui che non risponde come vorrei che facesse.

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