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Błaszczykowski, il capitano della Polonia ci mette la faccia: «io non mi vergogno di Gesù»

Unione Cristiani Cattolici Razionali - pubblicato il 19/06/18

Il Mondiale di calcio è iniziato, lasciando a casa la nostra Nazionale. Oggi la selezione polacca sfida il Senegal e a guidare la Polonia è il difensore Jakub Błaszczykowski. Nome impronunciabile, poco conosciuto da noi (nonostante una parentesi nella Fiorentina), ma famoso in Germania e considerato eroe nazionale in patria.

Il suo personaggio va oltre all’ambito sportivo. Originario di Częstochowa, il più importante luogo mariano per i polacchi, all’età di 11 anni ha assistito all’uccisione della madre da parte del padre, e lei gli morì tra le braccia. Assieme al fratello Dawid è cresciuto con la nonna, Felicja Brzeczeck, una devota cattolica che trasmise a loro la fede, accompagnandoli a Messa ed instillando in loro l’abitudine della preghiera e della lettura del Vangelo, cosa che il calciatore rivela di fare ancora oggi.

E’ grazie alla fede che è emerso dal dolore per quanto accadutogli. La vicenda è divenuta nota nel 2012 quando, poco prima dell’inizio del campionato europeo, Jakub si assentò per ragioni personali. Scoprì infatti che il padre -che non vedeva dal giorno dell’omicidio- stava per morire e volle incontrarlo, per perdonarlo. «Quello che mi è successo da bambino ha dato una svolta di 180 gradi alla mia vita»ha confessato«Non capirò mai cosa è successo o perché è successo, ma quel ricordo mi accompagnerà per il resto dei miei giorni. Darei tutto per vedere mia madre viva».

Błaszczykowski è oggi molto coinvolto nelle opere caritatevoli della Chiesa cattolica ed è un testimonial della Caritas polacca. Organizza feste tra sacerdoti ed atleti d’élite per raccogliere fondi da destinare ai bisognosi ed ogni anno dona magliette sportive ed altri oggetti firmati alle organizzazioni cattoliche, che a loro volta li mettono all’asta. Il capitano polacco ha anche partecipato ad iniziative di evangelizzazione come il National Reading Day. E’ sposato e padre di una figlia.

Nel 2011 ha partecipato alla campagna “Non mi vergogno di Gesù”, organizzata dal mondo cattolico polacco in risposta all’azione di alcuni studenti che hanno chiesto di togliere i crocifissi dalle scuole superiori. In un video «Capisco che la fede è una questione individuale per qualcuno, ma per me è una cosa molto importante. Con grande fede vissuta quotidianamente e con la grande convinzione che Cristo aiuta la nostra vita di tutti i giorni, vorrei incoraggiare le persone a non dimenticare ciò che è più importante per noi, cioè la fede e la preghiera».

All’iniziativa ha partecipato anche il suo collega e amico polacco, Robert Lewandowski (che si dice in dirittura d’arrivo alla Juventus). Abbiamo già parlato di lui in un precedente articolo«No, non mi vergogno di Gesù o della mia fede», ha dichiarato l’attuale attaccante del Bayer Monaco. «So che Dio è con me. Quando si parla di fede, sappiamo che nella vita moderna e nel mondo tutto sta andando molto velocemente, spesso dimentichiamo i nostri valori e ciò che è veramente più importante per noi. Per quanto mi riguarda, questa fede mi aiuta sul campo, ma anche al di fuori di esso, aiutandomi ad essere un brav’uomo e fare meno errori possibili».

QUI L’ORIGINALE

Tags:
calciofede e sportmondiali di calcio
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